Ricerche ed estrazioni petrolifere a mare, favole e realtà.


Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) con piccolo

In questi ultimi giorni si sono scatenate furiose polemiche sul rilascio di alcuni permessi di ricerca di gas naturale e petrolio nel Mar Jonio (F.R43-44-45.GM) su un’area marina di 2.200 kmq alla società statunitense Global Med LLC e di due concessioni estrattive in Romagna in favore di altrettante società energetiche da parte del Ministero per lo sviluppo economico.

Da un lato il Coordinamento nazionale No Triv e i Verdi accusano il Governo Conte (M5s – Lega) di aver compiuto un vergognoso voltafaccia rispetto alle promesse elettorali del M5S di stop a ricerche ed estrazioni di gas naturale e petrolio in mare, dall’altro il vice-premier Luigi Di Maio (M5S) afferma che i provvedimenti sono stati emanati per “colpa del P.D.

manifesto elettorale M5S (2018)

Al di là delle polemiche politiche e della fuga dalle responsabilità, tipica di chi governa il povero Bel Paese, ci sono i fatti, la realtà.

Sul Bollettino ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse (anno LXII, n. 12 del 31 dicembre 2018) sono pubblicati i vari decreti direttoriali del 7 dicembre 2018 che autorizzano, rispettivamente, ricerche ed estrazioni, compreso l’utilizzo della contestatissima tecnica dell’airgun, dai pesanti effetti sulla fauna marina.

airgun, modalità di ricerca (da “A deaf Whale is a dead Whale”, Oceana)

Il Governo Conte è in carica dall’1 giugno 2018, ciò significa che ha avuto sei mesi di tempo per dar corpo alle promesse elettorali dell’adozione quantomeno di un provvedimento temporaneo (decreto ministeriale) di moratoria per nuovi permessi di ricerca o rinnovi automatici di concessioni estrattive in attesa di un provvedimento di rango legislativo (decreto-legge o legge).

Il resto sono favole.

Attualmente (dati Ministero dello Sviluppo economico, 2016) vi sono 69 concessioni estrattive a mare, 44 concessioni delle quali entro le 12 miglia marine dalla costa (il 63,8% del totale): 25 di queste producono esclusivamente gas, 1 solo olio, 4 producono olio e gas e 14 sono al momento non produttive. In totale producono 4,5 miliardi di metri cubi di gas e 750 mila tonnellate di olio greggio. Le rimanenti concessioni sono esterne al limite delle 12 miglia.

Complessivamente nei mari italiani, nelle 69 concessioni di coltivazione mineraria esistenti, sono presenti 131 piattaforme di produzione. Alle piattaforme sono collegati 726 pozzi di cui circa la metà sono al momento eroganti (cartografia).

Tartaruga marina (Caretta caretta)

Due istanze per permessi di ricerca nel Mar di Sardegna vennero bocciate al termine dei relativi procedimenti di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) nel 2017 grazie a una fortissima mobilitazione ecologista, popolare e delle amministrazioni pubbliche rivierasche.

Attualmente in fase istruttoria ci sono altre decine di istanze di ricerca di gas naturale e petrolio: saranno tutte autorizzate per “colpa del P.D.”?

Seguendo questa linea politica, il buon Presidente Lincoln non avrebbe mai abolito la schiavitù…

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

da Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2019

Trivelle, il governo poteva bloccarle con un decreto legge: “Recupereremo con una norma nel dl Semplificazioni”.

I tre permessi di ricerca di gas e petrolio nel mar Ionio concessi alla società americana Global Med ha provocato lo scontro tra Coordinamento nazionale No Triv e l’esecutivo. Che poteva intervenire con una legge o un decreto legge, ma non con un atto amministrativo. Sfumata l’ipotesi di un emendamento nella legge di Bilancio (poi ritirato) fonti del governo parlano di un decreto non approvato per un problema di comunicazione tra gli uffici. Di Maio invece annuncia “una norma che dichiara l’Air gun una pratica illegale”. (Luisiana Gaita)

Un decreto legge che non è stato approvato. Questo c’è dietro la questione dei tre permessi di ricerca di gas e petrolio nel mar Ionio concessi alla società americana Global Med. Una vicenda che ha provocato lo scontro tra Coordinamento nazionale No Triv e l’esecutivo e che rischia di segnare una divisione insanabile tra gli ambientalisti e il Movimento 5 Stelle che pure li ha appoggiati in diverse battaglie. Oggi, invece, lo scontro è duro, fatto di accuse, recriminazioni che partono da quanto pubblicato sul Buig (bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse) del 31 dicembre scorso. E per “salvare” la situazione l’esecutivo annuncia una norma nel decreto legge ‘Semplificazioni’. Ma cosa è accaduto? Dietro quei permessi di ricerca, ma anche due concessioni di coltivazione (una nuova e una proroga) in provincia di Ravenna, c’è l’immobilismo del governo oppure, come spiegato da diversi esponenti dell’Esecutivo, si tratta di un atto dovuto? Cosa si sarebbe potuto fare per bloccare l’iter?

Oloturia (Holothuria poli)

LA SITUAZIONE ATTUALE – Sul Buig sono stati pubblicati anche i decreti di conferimento della concessione di coltivazione ‘Bagnacavallo’ e di proroga della concessione di coltivazione ‘San Potito’, entrambi in Emilia-Romagna, in provincia di Ravenna. La nuova concessione denominata ‘Bagnacavallo’ è stata rilasciata alla società Aleanna Italia (per la durata di 20 anni) e prevede realizzazione e messa in produzione di cinque pozzi (due esistenti e tre nuovi). La concessione di coltivazione ‘San Potito’, invece, scaduta da anni, è stata prorogata per 15 anni in favore della società Padana Energia Spa. A questo punto è necessario distinguere tra ciò che si poteva fare prima del rilascio dei titoli e ciò che si può fare ora. In generale i titoli già rilasciati si possono revocare solo per motivi espressamente previsti dalla legge. Un esempio è quando ci sono gravi ragioni di carattere ambientale ma, tanto per rendere l’idea, questa circostanza nel nostro Paese non si è mai verificata. Un altro caso concreto è quello che vede il concessionario venire meno ai suoi obblighi. Esiste un solo precedente che riguarda il Lazio, avvenuto in seguito a uno sversamento nei pressi di Roma. Si tratta comunque di titoli che non possono essere revocati, neppure con decreto legge, senza una ragione tanto grave da legittimare questo provvedimento, pena la possibilità per il concessionario (che nel frattempo ha maturato un diritto) di richiedere un risarcimento. E questa è la situazione attuale.

LE POSSIBILI STRADE – Cosa si poteva fare prima? I procedimenti sono rimasti pendenti fino al 7 dicembre scorso. Con legge è sempre possibile sospendere i procedimenti in corso. Questo fino a quando non siamo conclusi, altrimenti si tratterebbe di una revoca ex lege che, incidendo sul legittimo affidamento di chi ha già un permesso o una concessione, potrebbe essere illegittima. Sia per i tre permessi che per le due concessioni sarebbe dunque stato possibile intervenire con una legge o un decreto legge, ma non con un atto amministrativo. Nel caso specifico di ‘San Potito’ una norma avrebbe potuto prevedere la cancellazione delle proroghe automatiche. L’esempio più vicino nel tempo è quello del 2010, quando un decreto firmato dall’allora ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo sancì che la distanza minima tra la costa e le attività petrolifere doveva essere di 5 miglia marine (12 miglia nel caso delle aree protette). Il Decreto Prestigiacomo non solo bloccò molte richieste di concessione, ma anche alcune autorizzazioni già ottenute dai petrolieri. Questo accadde prima del ‘Decreto sviluppo’ del 2012 che, pur portando la distanza minima a 12 miglia marine in tutte le aree indistintamente, sbloccò tutte le concessioni già in atto al momento dell’approvazione del testo della Prestigiacomo. Un testo approvato sull’onda di quello che accadde dopo il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum. Un massiccio sversamento di petrolio, iniziato nell’aprile del 2010, nelle acque del Golfo del Messico. Secondo il Coordinamento Nazionale No Triv, però, si sarebbe potuto intervenire anche in assenza di una legge.

Tartaruga liuto (Dermochelys coriacea)

IL CASO DI OMBRINA MARE – “Persino con un atto analogo a quello che ha bloccato Ombrina Mare”, ha spiegato il costituzionalista Enzo Di Salvatore, cofondatore del Coordinamento nazionale dei No Triv. Nel caso di Ombrina Mare, la piattaforma petrolifera che avrebbe dovuto sorgere, a poca distanza dalle spiagge della Costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti, il procedimento era concluso, ma il ministero non aveva ancora rilasciato la concessione. Fu una decisione politica quella di non procedere con il rilascio, presa quando non era ancora maturato il legittimo affidamento. Si può fare, dunque. Ma è legittimo? Solo se vi sono i presupposti previsti dalla legge, altrimenti può accadere che la multinazionale trascini in giudizio lo Stato davanti al Tar, facendo valere un vizio di legge. “Ma non facendo valere il fatto che sia maturato nel richiedente un legittimo affidamento che non c’è ancora”, sottolinea Di Salvatore. Oppure si può arrivare a un arbitrato internazionale per chiedere un risarcimento, come è accaduto con Ombrina Mare. Nel 2017, infatti, la società petrolifera Rockhopper ha chiesto 13 milioni di dollari di danni davanti all’International Centre for Settlement of Investment Disputes, per l’arbitrato internazionale.

IL DECRETO ANNUNCIATO – Di fatto, per quanto riguarda i permessi e le concessioni presi in esame, nulla è stato fatto. Sfumata l’ipotesi di un emendamento nella legge di Bilancio (poi ritirato) fonti del governo parlano di un decreto non approvato per un problema di comunicazione tra gli uffici. Il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Davide Crippa, ha annunciato che sarà inserita una norma nel decreto legge ‘Semplificazioni’, che bloccherà i 40 permessi pendenti. E lo stesso vicepremier Luigi Di Maio ha parlato di una norma alla quale si lavora da 8 mesi (“ci siamo quasi”). Un decreto legge potrebbe sospendere (quindi una moratoria) o interrompere i procedimenti in corso, magari prevedendo una tutela per determinate aree o vietare l’utilizzo di determinate tecniche. “Presto – ha annunciato Di Maio – porteremo in parlamento una norma che dichiara l’Air gun una pratica illegale e che renda sconveniente trivellare in mare e a terra”.

LE AREE MARINE EBSA – Nel frattempo, però, c’è da risolvere la questione della zona, che ricade nell’area interessata dai permessi rilasciati, che la Convenzione per la Biodiversità considera di primaria importanza, tanto da inserirla tra le cosiddette ‘Ebsa‘, aree marine di importanza ecologica e biologica. Sono due le aree marine contigue sotto Santa Maria di Leuca in Puglia, che rientrano nell’Ebsa denominata ‘South Adriatic Ionian Straight’ perché contiene habitat importanti e diverse specie protette o di importanza commerciale come il nasello o i gamberoni Aristeus antennatus e Aristaeomorpha foliacea. Qui vivono tonni, pesce spada, la stenella, la foca monaca, la tartaruga marina Caretta caretta. A preoccupare sono gli effetti sonori degli Air gun e le eventuali trivellazioni, deleteri per le attività riproduttive. E le eventuali, successive, trivellazioni potrebbero esserlo ancor di più. Preoccupazioni che erano già state manifestate nel 2017 quando la società petrolifera Global Med LLC ottenne l’ok dal ministero dell’Ambiente per la ricerca di petrolio a largo di Santa Maria di Leuca, meta turistica tra i fiori all’occhiello della regione. Un’autorizzazione valida da 13 miglia dalla costa, poco più in là rispetto al limite di legge fissato in 12 miglia.

Balena (da National Geographic)

(immagini da Oceana, foto National Geographic A.N.S.A., S.D., archivio GrIG)

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  1. Claudio
    gennaio 9, 2019 alle 4:43 am

    Ma non l’avete ancora capito? Qualunque cosa facciano o non facciano i cinquestelle per i media (quasi tutti) cartaigienica é SBAGLIATA. mi chiedo se anche voi ascoltate o leggete la spazzatura che propinano tutti i giorni. Mi auguro che una parte consistente degli italiani sia incommesurabilmente più intelligente dei giornalai abilitati a sparar notizie false e titoloni mondezza, ad esempio caizzi-corriere, di cui naturalmente non parla nessuno tantomeno la7, e sappiamo il perché.

    • gennaio 9, 2019 alle 6:37 am

      Claudio, ogni tanto bisogna guardare ai fatti e i fatti dicono questo. Basta leggersi il Bollettino ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse, che non è un House organ del P.D.
      Buona giornata.

      Stefano Deliperi

      • Claudio
        gennaio 9, 2019 alle 6:50 am

        Caro Stefano, guardo alle cose concluse e non a quelle in itinere. Quando l’iter sará concluso e con le nuove concessioni l’air gun sarà operativo (sempre se i giornaloni e giornalai ce ne informeranno) vi darò ragione. Fino ad allora offro ai 5S il beneficio del DUBBIO con la speranza che NON mi deluderanno. C’è da tenere presente che i 5s fanno parte di una coalizione con il peggio che l’italia può esprimere in questo momento, il loro partner é retrivo, vecchio, anacronistico, a volte medievale, che con il NUOVO ha solo la barba che cresce al loro leader ogni mattina…
        Ps: Fossi Di Maio staccherei la spina ieri…

      • gennaio 9, 2019 alle 7:01 am

        Caro Claudio, i tre permessi di ricerca e le due concessioni estrattive (una è un rinnovo) sono operativi, purtroppo. E revocarli costerebbe una richiesta di risarcimento danni quasi certamente a buon fine.
        Si tratta di intervenire prima.
        Nel 2010, davanti a una trentina di istanze per ricerche petrolifere nei mari siciliani, su proposta dell’allora Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, in attesa di un provvedimento legislativo organico in materia, il Consiglio dei Ministri inserì una disposizione (art. 2, comma 3°) nel decreto legislativo n. 128 del 29 giugno 2010 di modifica e integrazione del Codice dell’ambiente (http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2010_0128.htm), che vietava le estrazioni e le ricerche di idrocarburi entro la fascia delle 5 miglia dalla costa (12 miglia in caso di presenza di aree protette marine).
        Ecco, questa soluzione sarebbe da prendere come esempio.
        Oggi, però, non fra tre anni.

        Stefano Deliperi

      • Carlo
        gennaio 9, 2019 alle 8:12 am

        Vero, i fatti parlano ma come abbiamo visto, ogni cosa ha il imponderabile peso..
        Bene stare in guardia ma sappiamo bene che le pressioni sono molto più dell’immaginabile…
        E un bene o meglio vogliamo le attenzioni in maniera propositiva quasi un fiato sul collo, al fine di ricordare le cose importanti che nel marasma delle cose di governo emergono…

  2. Claudio
    gennaio 9, 2019 alle 6:56 am

    Spero ci informiate anche voi del GRIG che siete sicuramente senza ombra di dubbio più autorevoli e precisi dei vari giornalai e giornaloni di turno

  3. Capitonegatto
    gennaio 9, 2019 alle 11:51 am

    A parte tutta questa faccenda davvero complicata , dove non si capisce bene ,
    ” il male chi lo ha iniziato “, e’ oltremodo semplicistico dare la colpa a questo governo e, solo dire sommessamente che tutto questo risale agli anni precedenti , in nome del profitto e convenienza economica , a scapito della salvaguardia naturale.
    Se le licenze si fermano quali sono le penali da pagare ? , che e’ lecito immaginare da chi ha speso per mettere le piattaforme, ecc,ecc.??

  4. gennaio 9, 2019 alle 5:41 pm

    A.N.S.A., 9 gennaio 2019
    Emendamento Ministero per stop a trivelle nello Ionio.
    Presentato al Dl Semplificazioni, bloccherà 36 autorizzazioni: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2019/01/09/emendamento-mise-per-stop-a-permessi-nello-ionio_7a483237-d7cd-442b-a5f2-90ec18c7881d.html

    • gennaio 10, 2019 alle 4:52 am

      Caro Stefano, Commenti?

      • gennaio 10, 2019 alle 6:42 am

        Caro Claudio, cercano di metterci una pezza e speriamo che sia adeguata. Per ora c’è solo l’annuncio, aspettiamo i fatti 😊
        Buona giornata.

        Stefano Deliperi

      • gennaio 10, 2019 alle 10:38 am

        Mi raccomando tempestivi sui fatti, eh! 😉

      • gennaio 10, 2019 alle 10:25 pm

        ..più che altro “tempestivi” devono esserlo al Governo 😉

        In più dovrebbero mettersi d’accordo…

        da Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2019
        Trivelle, Lega contro lo stop: “Il Paese deve andare avanti”. M5s: “Stupiti. Anche il Carroccio era contro al referendum”.
        I 5 stelle hanno presentato un emendamento al decreto Semplificazioni che blocca 36 autorizzazioni. E sul punto non intendono mediare con il Carroccio: “E’ nel contratto di governo”. Quindi ricordano che Matteo Salvini fece campagna per il Sì al referendum del 2016: “Riporti i suoi sulla strada giusta”. Ma il ministro dell’Interno prende tempo: “Trivellare vicino alla costa no, ma dire no per partito preso a ricerche di energia in mezzo al mare no. Non possiamo far finta che il mondo si sia fermato”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/10/trivelle-lega-contro-lo-stop-il-paese-deve-andare-avanti-m5s-stupiti-anche-il-carroccio-era-contro-al-referendum/4888873/

  5. gennaio 10, 2019 alle 2:52 pm

    dal sito web istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico, 9 gennaio 2019
    Pronto l’emendamento ‘blocca trivelle’ che sarà presentato nel Decreto Semplificazione.
    Crippa: “Sarà impedito il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti compresi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio”. (https://www.mise.gov.it/index.php/it/per-i-media/notizie/it/198-notizie-stampa/2039052-decreto-semplificazioni-pronto-l-emendamento-blocca-trivelle)

    “Si è concluso ieri il lavoro del Governo sull’emendamento al Decreto Semplificazione in cui si afferma che ‘le attività upstream non rivestono carattere strategico e di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità’.

    Tale indicazione rientra pienamente nel programma del Governo del Cambiamento orientato alla decarbonizzazione, con la sostituzione di petrolio e derivati e l’utilizzo delle fonti rinnovabili per il raggiungimento della sostenibilità e dell’indipendenza del sistema energetico nazionale.

    L’emendamento – ha dichiarato il Sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega all’Energia Davide Crippa – prevede l’introduzione del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee (PTESAI), strumento già in programma da tempo, e la rideterminazione di alcuni canoni concessori.

    Il Piano andrà definito e pienamente condiviso con Regioni, Province ed Enti Locali e individuerà le aree idonee alla pianificazione e allo svolgimento delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi sul territorio nazionale e quelle non idonee a tali attività. Questo per assicurare la piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica del territorio nazionale e per accompagnare la transizione del sistema energetico nazionale alla decarbonizzazione.

    Inoltre – ha aggiunto Crippa – l’emendamento prevede, a tutela di tutte le parti in causa che, fino all’approvazione del PTESAI, con un termine massimo di tre anni, saranno sospesi i permessi di prospezione e di ricerca già rilasciati, nonché i procedimenti per il rilascio di nuovi permessi di prospezione o di ricerca o di coltivazione di idrocarburi. Grazie a tale moratoria, sarà impedito il rilascio di circa 36 titoli attualmente pendenti compresi i tre permessi rilasciati nel mar Ionio.

    L’emendamento verrà discusso nei prossimi giorni in Commissioni riunite Affari Costituzionali e Lavori Pubblici, Comunicazioni”.

    __________________

    da La Stampa, 10 gennaio 2019
    Emendamento Mise blocca-trivelle, stop anche nello Ionio: https://www.lastampa.it/2019/01/09/italia/emendamento-mise-bloccatrivelle-stop-anche-nello-ionio-mdIp0x5XUlHUXKBr16ra8H/pagina.html

    __________________

    da Il Fatto Quotidiano, 10 gennaio 2019
    Trivelle, Mise: “Pronto emendamento per sospendere permessi. Ne bloccherà 36, compresi i tre rilasciati nel mar Ionio”.
    Il sottosegretario Crippa annuncia le modifiche al Dl semplificazioni che fermeranno “per tre anni” il rilascio di autorizzazioni. La misura dopo le polemiche sollevate da Verdi e Movimento No Triv che accusavano Di Maio e il suo dicastero di aver dato il via libera anche alle tre nuove esplorazioni petrolifere. Emiliano “Resa incondizionata, mi riempe di gioia”. Wwf: “Primo segnale verso tutela Mediterraneo”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/09/trivelle-mise-pronto-emendamento-per-sospendere-permessi-ne-blocchera-36-compresi-i-tre-rilasciati-nel-mar-ionio/4885624/

    _________________________________

    da Terre di Frontiera, 11 gennaio 2019
    Emendamento “Stop-Trivelle”. Mediterraneo No Triv: «Non veicolare messaggi fuorvianti»: https://www.terredifrontiera.info/emendamento-stop-trivelle/

  6. Claudio
    gennaio 11, 2019 alle 7:27 am

    Gruppo gedi, angelucci, berlusconi…ed altri ancora…evviva il giornalismo libero 😉
    Comunque ho già scritto cone la penso, questo é un povero paese “dilaniato” da un giornalismo prono e amante del pettegolezzo.
    Caro Stefano “goal é quando palla entra dentro” speriamo che i 5s facciano goal. Al contrario avremo perso una battaglia nella speranza “vana” di vincere la guerra…
    In questo paese il buon senso é un optional e la giustizia una chimera.
    Buona giornata 👍

  7. Claudio
    gennaio 11, 2019 alle 7:29 am

    Domanda: di chi é stata la primogenitura dei decreti di trivellazione?

    • gennaio 11, 2019 alle 4:27 pm

      le prime concessioni estrattive in Italia risalgono agli anni ’30 del secolo scorso. Ma ora c’è il “Governo del Cambiamento” e se non cambia che “cambiamento” é? 😉

      Stefano Deliperi

  8. Claudio
    gennaio 13, 2019 alle 9:27 am

    Golfo di Olbia, In un ambiente già cosi compromesso la Verifica di impatto ambientale non necessaria? Come é possibile?

    • gennaio 15, 2019 alle 7:28 am

      Niente da dire? Perché? Problema marginale o altro?

      • gennaio 15, 2019 alle 6:59 pm

        caro Claudio, sbagli nella forma e nella sostanza, perchè

        1) il GrIG è fatto da volontari. Siamo tutti volontari, nessuno prende un soldo e diamo parte del nostro tempo libero per le attività del GrIG. Quindi non viviamo su internet e abbiamo parecchie altre attività da seguire oltre che questo blog. Non abbiamo, quindi, tempi da rispettare nè dobbiamo obbligatoriamente rispondere a ogni commento. Non siamo un distributore automatico di responsi;

        2) vuoi fare una segnalazione? Bene, l’abbiamo scritto e detto in mille salse: per le segnalazioni è necessario scrivere a grigsardegna5@gmail.com, fornendo la documentazione disponibile. Due righe di commento e un link non sono una segnalazione;

        3) visto che riceviamo ogni giorno 130-150 fra segnalazioni e richieste di ogni genere, se vuoi un riscontro in tempi più brevi, è il caso che fornisca la documentazione disponibile: foto, atti, ecc.;

        4) con una rapida verifica si può comprendere che il progetto di realizzazione di un cantiere nautico (10 mila metri quadri, banchina e gru d’alaggio) a Cala Saccaia, in zona industriale, è stato avviato da anni e ha superato fin dal 2011 la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. (http://www.va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/396/459) e sembra avere tutte le autorizzazioni del caso (http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2018/10/31/news/la-nautica-prende-il-largo-iter-avviato-a-cala-saccaia-1.17414723);

        5) i lavori sono iniziati da un paio di mesi e lascia davvero perplessi il fatto che i “tre cittadini olbiesi” che han denunciato pubblicamente il fatto siano “Mauro Monaco, presidente defenestrato del Consorzio dei mitilicoltori ed esponente del Partito dei sardi, Uccio Iodice, ex assessore alla Pianificazione nella giunta di centro destra di Fedele Sanciu e Benedetto Cristo, biologo marino con un passato nell’Upc” (http://www.lanuovasardegna.it/olbia/cronaca/2019/01/13/news/maxi-cantiere-nautico-minaccia-il-golfo-1.17652561?ref=hfnsoler-2), cioè tre esponenti politici con tutta evidenza bene a conoscenza del progetto. Eppure si svegliano ora, a lavori avviati e avanzati.

        E, secondo te, abbiamo la bacchetta magica?

        Buona serata.

        Stefano Deliperi

      • Claudio
        gennaio 16, 2019 alle 6:49 am

        Magari aveste la bacchetta magica! Fate un lavoro meritorio ed encomiabile.
        Perdona la mia igoranza ma leggo “Provvedimento direttoriale di esclusione dalla VIA – Realizzazione banchinamento asservito a cantiere di rimessaggio loc. Cala Saccaia Porto di Olbia” da quel che leggo la valutazione di impatto ambientale é stata esclusa?
        Nel 2011 chi era il ministro dell’ambiente…
        Per infornazione qui a olbia non si sta tranquilli, a quanto pare stanno per abbattere tutti gli alberi di via imperia perche sono “troppo alti” , se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere…
        https://www.olbia.it/olbia-addio-agli-alberi-via-imperia-verranno-sostituiti/

        Buona giornata.

        Ps: leggerò con piacere le vostre battaglie ma non commenterò più nella convinzione che non serve a niente.

      • gennaio 16, 2019 alle 7:03 am

        le procedure di verifica di assoggettabilità a V.i.a. sono competenza del Direttore generale della D.G. Valutazioni Ambientali del Ministero dell’ambiente. Il Ministro di turno manco le vede. Olbia, sotto il profilo ambientale-urbanistico é un mezzo disastro, sotto gli occhi di tutti.
        Commentare, poi, va benissimo e serve parecchio. Non si può, però, pretendere l’impossibile 😉
        Buona giornata.

        Stefano Deliperi

  9. gennaio 16, 2019 alle 7:38 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 16 gennaio 2019
    Trivelle, Lega riapre il fronte: “Non si può dire di no a tutto o si perdono posti di lavoro”. M5s: “Investire sulle rinnovabili”.
    Nel mirino dei leghisti torna l’emendamento presentato dai 5 Stelle al decreto Semplificazioni che blocca 36 autorizzazioni. A scoccare il primo dardo è in mattinata Matteo Salvini: “Mica possiamo andare in giro con la candela e accendere i legnetti”. Arrigoni: “Ritirare le modifiche”. Il sottosegretario Gava incontra le aziende e attacca: “Revocare permessi già concessi significa certificare che in Italia è impossibile investire”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/16/trivelle-lega-riapre-il-fronte-non-si-puo-dire-di-no-a-tutto-o-si-perdono-posti-di-lavoro-m5s-investire-sulle-rinnovabili/4902604/

  10. gennaio 22, 2019 alle 2:49 pm

    ..e il Governo si appresta a prorogare…

    da Il Fatto Quotidiano, 22 gennaio 2019
    Trivelle, compromesso Lega-M5s nel Dl Semplificazioni: “Avanti la produzione, stop di 2 anni alla ricerca”.
    Il provvedimento, a prima firma Castaldi (M5s), prolunga inoltre da sei mesi a due anni il tempo per l’approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee. Confermato il sistema di proroghe previsto nel 2012 dal Governo Monti: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/21/trivelle-compromesso-lega-m5s-nel-dl-semplificazioni-avanti-la-produzione-stop-di-2-anni-alla-ricerca/4913729/

    ————–

    Trivelle, Lega di traverso: il compromesso con M5s non c’è. E dall’emendamento è sparito il divieto all’utilizzo dell’air gun.
    Stando a fonti interne della maggioranza, il Carroccio contesta due punti (o meglio gli effetti di due commi) dell’emendamento M5s: l’aumento del gettito legato all’aumento dei canoni, ma anche il rischio di mega-ricorsi per lo stop alle concessioni. E i No Triv denunciano la scomparsa del no alla tecnica di ricerca che mette a rischio la flora marina: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/22/trivelle-lega-di-traverso-il-compromesso-con-m5s-non-ce-e-dallemendamento-e-sparito-il-divieto-allutilizzo-dellair-gun/4914457/

  11. gennaio 24, 2019 alle 2:53 pm

    ..e la montagna partorì il topolino.

    A.N.S.A., 24 gennaio 2019
    Trivelle, raggiunta intesa tra Lega ed M5s. Carroccio: ‘C’è intesa ma basta con i no’.
    Intesa su aumento dei canoni di 25 volte. Sospese per 18 mesi le ricerche di idrocarburi: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/istituzioni/2019/01/23/costa-sono-per-il-no-alle-trivelle-non-firmo-lok_9510645c-aa5c-4791-b7af-d0d763952ebc.html

    __________________________

    da Il Fatto Quotidiano, 24 gennaio 2019
    Trivelle, c’è intesa Lega-M5s per il dl Semplificazioni: sospensione di 18 mesi e aumento canone di 25 volte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/24/trivelle-raggiunta-lintesa-lega-m5s-su-emendamento-a-decreto-semplificazioni/4920071/

  12. gennaio 31, 2019 alle 2:45 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 25 gennaio 2019
    Trivelle, tra permessi bloccati e concessioni salve: nodi, numeri e problemi irrisolti dall’accordo Lega-M5s.
    FOCUS – Nuove polemiche dopo il via libera all’accordo Lega-M5s. Bonelli (Verdi): “15 nuove trivellazioni”. Smentita del ministero dell’Ambiente, che aggiunge: “Costa non firmerà nulla”. L’emendamento produce una situazione assai complessa, tra permessi da sospendere, eventuali risarcimenti e concessioni salve. Ma il punto principale resta l’adozione del Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee: se non avverrà nei prossimi 18 mesi la situazione tornerà identica a quella pre Dl Semplificazioni. (Luisiana Gaita): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/25/trivelle-tra-permessi-bloccati-e-concessioni-salve-nodi-numeri-e-problemi-irrisolti-dallaccordo-lega-m5s/4924467/

  13. febbraio 9, 2019 alle 6:40 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 9 febbraio 2019
    Trivelle, sindacati e Confindustria contro il blocco. Ambientalisti: ‘Mistificazione’. E spunta sentenza che annulla risarcimenti. (Lusiana Gaita): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/09/trivelle-sindacati-e-confindustria-contro-il-blocco-ambientalisti-mistificazione-e-spunta-sentenza-che-annulla-risarcimenti/4960721/

  1. gennaio 11, 2019 alle 7:10 pm

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