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Ti piovono pallini di piombo in testa? E’ colpa tua.


manifesto anticaccia (La Lupus in Fabula)

Simpatico “fuori programma” per la famigliola di Debora Sartori (“mamma, papà e bimbo di cinque anni”) sull’Altopiano di Folgaria (TN) domenica 30 ottobre scorso.  Nel primo pomeriggio sono stati investiti da una bella pioggia di pallini di piombo.  Stranamente si sono spaventati e addirittura sono scappati via e hanno “chiamato il 115” (“numero verde” dei Vigili del Fuoco), pur non avendo “alcun pregiudizio nei confronti dei cacciatori”.

Che cosa era successo?  L’ha accertato il comandante della Stazione di Folgaria del Corpo forestale provinciale Bruno Sordo: è stato individuato il cacciatore, il quale non aveva trovato di meglio che richiamare il proprio cane sparando in aria. Incredibilmente, “l’ha rintracciato e «strigliato» per l’accaduto”.    Perché?   I pallini “non fanno assolutamente nulla” quando cadono in testa, ha subito detto il Presidente dei Cacciatori Trentini Giampaolo Sassudelli, disposto a far da cavia, l’importante è “che non si spari ad altezza d’uomo”.    Per dirla tutta, infatti, la colpa è dei Sartori, sottolinea il cacciatore Ottorino Pilati: perché non hanno gridato a squarciagola per far capire al cacciatore che c’erano sul posto degli incauti bipedi umani?  Infatti, i “signori Sartori … si rendano conto che qualsiasi corpo «grave» se lanciato libero in aria tende a cadere al suolo”.

Il problema – è ovvio – non è sparacchiare a vanvera, ma esser ignoranti delle leggi fisiche.  E un po’ anche andare in mezzo ai piedi dei cacciatori.    Ma questi Sartori perché non se ne sono rimasti a casa loro?

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

P.S.   nella stagione venatoria 2010-2011 in Italia vi sono stati ben 35 morti, dei quali 34 cacciatori e 1 persona comune, ben 74 feriti, dei quali 61 cacciatori e 13 persone comuni.   Il trend negli ultimi 3 anni è in deciso aumento.  I morti e i feriti fra gli altri animali in una stagione venatoria si stimano in centinaia di milioni.

Gufo reale (Bubo bubo)

 

da L’Adige, 1 novembre 2011

Famiglia colpita dalla pioggia di pallini. In gita sul monte Maggio. «Uno sparo vicino a noi».  Luisa Pizzini

Investiti da una pioggia di pallini di piombo mentre si trovavano su un sentiero, sulla via del ritorno da una tranquilla gita domenicale. È la disavventura vissuta dalla famiglia di Debora Sartori – mamma, papà e bimbo di cinque anni – che domenica scorsa, scorrendo una guida di itinerari per famiglie, aveva scelto come meta il monte Maggio sull’altopiano di Folgaria. «È un sentiero europeo che avevamo scelto proprio perché veniva descritto come una tranquilla gita per famiglie» spiega Debora Sartori, ripercorrendo la giornata. «Mai avremmo pensato di essere colpiti da uno sparo. Invece è quel che ci è accaduto mentre tornavamo indietro: saranno state le 14.45 quando abbiamo cominciato a sentire, più a monte rispetto a noi, la presenza di qualcuno. Abbiamo capito che era un cacciatore perché sentivamo che usava il richiamo per il cane. Tra l’altro l’animale ci gironzolava attorno». Ad un certo punto ecco lo sparo: «Abbiamo sentito il colpo, molto vicino a noi e poco dopo una pioggia di pallini ci ha investito. Fortunatamente eravamo molto coperti, ma li abbiamo sentiti cadere sul cappuccio delle nostre giacche. Sembrava una grandinata». La prima reazione – come racconta la donna – è stata quella di urlare, per far notare la loro presenza. «Poi siamo scappati, perché non sapevamo con chi avevamo a che fare. Infine abbiamo chiamato il 115 per segnalare quel che ci era successo». Nessuno si è fatto male, fortunatamente, ma la famiglia Sartori ricorderà a lungo lo spavento vissuto domenica. «Non abbiamo sporto denuncia – aggiunge Debora Sartori – perché non abbiamo alcun pregiudizio nei confronti dei cacciatori. Raccontiamo però questa disavventura perché vorremmo che aumentasse il senso di prudenza di quest’ultimi anche nei confronti di chi va semplicemente a passeggiare in montagna». «La gente ha il sacrosanto diritto di poter andare tranquillamente in montagna» ribadisce Bruno Sordo, comandante della stazione forestale di Folgaria. La segnalazione della famiglia è stata girata proprio a lui, responsabile della zona interessata, che subito si è messo in contatto con il presidente della locale associazione cacciatori. Ma ha fatto di più, dal nome del cane che la famigliola di escursionisti ha sentito chiamare più volte dal cacciatore, il comandante è riuscito a risalire a chi era in zona domenica pomeriggio. Così ha potuto raccogliere la loro versione dei fatti: «Dicono di aver sparato in aria per richiamare il cane, dato che l’apparecchio a batterie che usano solitamente per farlo era scarico. Mi hanno assicurato anche d’essere stati attenti e d’aver rivolto il fucile nell’altra direzione». In quella zona, in questo periodo dell’anno, si pratica la caccia alla beccaccia. «Non c’è alcun limite di distanza imposto ai cacciatori, perché quell’area è attraversata da strade forestali – spiega il comandante -. Soltanto dov’è consentito il transito dei veicoli è imposto un limite di50 metridi distanza. Ciò non toglie che chi spara con la doppietta debba prestare sempre molta attenzione. Episodi come quello di domenica possono accadere, soprattutto quando c’è molta gente sui sentieri ma, come ho spiegato ai cacciatori che ho rintracciato dopo questa segnalazione, anche gli escursionisti hanno il diritto di godersi la montagna in tranquillità».

Cinghiali (Sus scrofa)

La curiosità.    È stato il nome del cane, urlato a ripetizione nel tentativo di richiamarlo, a svelare l’identità del cacciatore che per sbaglio ha «sparato» un pioggia di pallini di piombo su una famiglia che passeggiava poco distante. Il fedele amico ha «tradito» quindi l’uomo, per una volta. In questo modo il comandante della stazione forestale di Folgaria Bruno Sordo l’ha rintracciato e «strigliato» per l’accaduto.

Il precedente.    Risale ad un mese fa un incidente di caccia simile accaduto alle porte di Rovereto, a Noriglio in località Monte Ghello. Anche quella volta partì accidentalmente uno sparo ad un cacciatore che andò a colpire un collega. Era inciampato nel bosco e gli è partito un colpo dal fucile calibro 12: un istante dopo ha sentito l’urlo dell’altro cacciatore a cui si erano infilzati due pallini nella coscia sinistra.

Ghiandaia (Garrulus glandarius)

 

da L’Adige, 1 novembre 2011

La replica. Sassudelli difende i «suoi» cacciatori: «Sono pronto a fare da cavia». «I pallini sparati in aria sono innocui».   Luisa Pizzini

«Per dimostrare che i pallini sparati in aria quando ricadono non fanno assolutamente nulla farei tranquillamente da cavia, anche senza giacche a vento od ombrelli a proteggermi. Non avrei nessun timore, neanche sotto la pioggia di pallini di mille colpi sparati in aria». La provocazione del presidente dei cacciatori trentini, Gianpaolo Sassudelli, è forte. Non a caso. Il suo messaggio vuole essere rassicurante nei confronti di chi frequenta i boschi e la montagna anche senza fucile all’indomani del racconto fatto all’ Adige da una famiglia lagarina che ha vissuto una disavventura sull’altopiano di Folgaria. Mamma papà e bimbo di cinque anni, domenica pomeriggio, erano di ritorno dal monte Maggio. Lungo la discesa improvvisamente sono stati colpiti, mentre si trovavano sul sentiero, da alcuni pallini: erano stati sparati in aria da un cacciatore che si trovava poco distante da loro. «Capisco che le persone si possano spaventare – spiega il presidente Sassudelli – ma i pallini di piombo che ricadono a terra dopo uno sparo in aria non fanno assolutamente nulla. Non possono far male, sono innocui. Certo, non è normale che cadano addosso alle persone, questo no. Ma può succedere e chi ha sparato domenica in quella zona era assolutamente in regola, non ha violato alcuna legge». Il presidente dei cacciatori trentini difende i suoi associati, dunque. Nessun rimprovero? Neanche per il fatto di non aver prestato troppa attenzione alla vicinanza delle persone? «Nessun rimprovero – risponde deciso lui – soltanto la raccomandazione che non si spari ad altezza d’uomo. Questo va ricordato sempre e condannato se dovesse accadere. Gli spari in aria, invece, non sono affatto pericolosi».

Merlo (Turdus merula)

 

da L’Adige, 2 novembre 2011

Famiglia impallinata, doveva farsi notare di più.

In riferimento all’articolo pubblicato sull’Adige il 1° novembre dal titolo «Impallinata famiglia in gita». Pratico con passione l’attività venatoria della caccia da ben 58 anni e scorrettezze ne ho viste e sentite tante, perciò capisco la signora Sartori, ma nel contempo Le chiedo perché se lei ha intuito che nelle vicinanze c’era un cacciatore non ha vociato più forte con i famigliari per far notare la vostra presenza in loco? Domanda retorica, ma io mi chiedo da quando i pallini (aventi una massa gravitazionale) rimangono sospesi in aria? Giustamente a quel cacciatore dico tanta, tanta, tanta prudenza che non è mai troppa! Ai signori Sartori che si rendano conto che qualsiasi corpo «grave» se lanciato libero in aria tende a cadere al suolo.

Ottorino Pilati – Lavis 

(foto La Lupus in Fabula, L.A.C., S.L., S.D., archivio GrIG)

  1. novembre 3, 2011 alle 5:23 pm

    la signora Sartori s’è un po’ girata di scatole.

    da L’Adige, 3 novembre 2011
    «Proiettili su mio figlio? Ne farei a meno».

    La replica del presidente dei cacciatori trentini Gianpaolo Sassudelli, che a una signora arrabbiata per essere stata colpita da raffiche di pallini risponde che tali munizioni sono innocue, non è stata apprezzata dalla «vittima» degli spari. «Credo – spiega pacatamente Debora Sartori, che con marito e figlio piccolo è stata centrata mentre domenica scorsa scendeva a piedi dal Monte Maggio – sia umanamente comprensibile la preoccupazione di genitori che portano i propri figli in montagna per insegnare a trascorrere tempo in modo sano, e che invece si trovano a dover spiegare che quella non era grandine ma pallini di un cacciatore». Quanto al fatto che i pallini siano innocui, alla dichiarazione di Sassudelli che diceva di non aver nessun «timore, neanche sotto la pioggia di pallini di mille colpi sparati in aria», la donna risponde: «Non è necessario che Lei faccia da cavia sotto una pioggia di proiettili: lo abbiamo già fatto noi!! Siamo vivi quindi, evidentemente, ha ragione Lei: di pallini non si muore». Ma è soprattutto la dichiarazione finale del rappresentante dei cacciatori a infastidire Debora Sartori. Sassudelli aveva infatti detto: «Nessun rimprovero a chi ha sparato per sbaglio, soltanto la raccomandazione che non si spari ad altezza d’uomo». «Mi fa piacere – replica la donna – sapere che Lei condannerebbe un cacciatore se sparasse ad altezza uomo; comunque non si scomodi, in quel caso ci penserebbe la magistratura!! Se noi non abbiamo ritenuto doveroso sporgere denuncia è perché ci rendiamo perfettamente conto che i pallini che ci hanno investiti domenica scorsa non ci sono stati sparati addosso intenzionalmente per farci del male….ci mancherebbe altro!!»

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