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Si può parlare di conflitto d’interessi o no?


Villasimius, Cala Giunco

Perdonate se utilizzo questo spazio web per riprendere uno scambio di opinioni con Massimo Massa, avvocato, di idee politiche di sinistra, difensore di istanze ambientaliste (es. avverso alcuni piani territoriali paesistici, per Legambiente) e di “imprenditori nel settore turistico o edilizio” (es. Cala Giunco s.r.l. riguardo l’omonimo progetto turistico-edilizio, sulla costa di Villasimius, CA).

Il tutto è nato da un mio commento all’articolo “La gente comune e il palazzo di via Roma” di Benedetto Ballero, docente universitario, avvocato, anch’egli difensore di imprenditori dei medesimi settori, già consigliere e assessore regionale (centro-sinistra) pubblicato sul sito web “Democrazia Oggi”di  Andrea Pubusa, docente universitario, avvocato, già consigliere regionale.

Credo che lo scambio di opinioni abbia rilevanza di carattere generale e riguardi la necessità (per alcuni, forse non per tutti) di una disciplina del conflitto di interessi, reale e potenziale.    Ciò vale per le attività libero-professionali di avvocati, ingegneri, architetti, ecc. così come per le attività imprenditoriali.   E il discorso vale per tutte le tendenze politiche, naturalmente.

Di seguito trovate quanto espresso.

Stefano Deliperi

Sardegna, ginepro sul mare

Qui i precedenti: http://www.democraziaoggi.it/?p=2210

Caro Stefano, mi dispiace ma non sono d’accordo.

Intanto, spero d’aver diritto di parola sulla materia; a rigore, secondo quanto dici non l’avrei nemmeno io.
Facendo il mestiere d’avvocato da quasi venticinque anni, e occupandomi proprio di diritto amministrativo, mi è capitato e mi capita tuttora d’avere come cliente Legambiente o altre associazioni, ma anche imprenditori nel settore turistico o edilizio. Ciò non incide affatto sulle mie opinioni di libero cittadino né, spero, sul mio diritto d’esprimerle.

Del resto, è scontato constatare che gli avvocati che s’occupano d’urbanistica, se sono un minimo affermati e stimati, hanno tra i loro clienti anche imprenditori d’una certa importanza. Sembra davvero strano che proprio i professionisti più qualificati e conosciuti, fuori delle aule di tribunale non possano parlare d’urbanistica.
Tra l’altro, per par condicio ciò dovrebbe valere anche per ingegneri e architetti: chi come progettista ha lavorato per una grossa società perderebbe il diritto d’esprimere, come cives, la propria opinione.
Insomma, proprio le persone che verosimilmente sono tra le più competenti per esprimere opinioni tecniche, ne sarebbero impedite.

Un avvocato deve difendere il cliente: lo stato di diritto funziona così. Per fortuna, aggiungo io.
In Italia a troppi, anche democratici e di sinistra, anziché uno dei cardini della civiltà giuridica e garanzia del principio di legalità questa sembra una cosa losca, da guardare con sospetto. Ma – è quasi doloroso doverlo ricordare – l’avvocato che difende anche un mafioso o un assassino o uno stupratore (pure dopo che sia stata accertata la colpevolezza del suo cliente) non è né mafioso, né complice d’assassini o di stupratori. E non perde il diritto di parlare, da tecnico competente, di mafia o di politica penale in generale.

Cagliari, Tuvixeddu, foto aerea

E Ghedini?

Certo che Ghedini è in conflitto d’interessi. Certo che è scandaloso che l’avvocato personale del presidente del consiglio sia portato in parlamento per coordinare l’attività legislativa finalizzata a tirar fuori dai guai il suo cliente (con risultati nemmeno tanto apprezzabili, per inciso).

Ma questo cosa c’entra? Siccome il nostro sistema politico ha generato questo mostro, allora dobbiamo concludere logicamente che gli avvocati penalisti non si devono occupare di politica penale, i fiscalisti di politica tributaria e, appunto, quelli che si occupano di diritto amministrativo devono rimanere fuori dalle discussioni sull’urbanistica o sugli appalti?

A me sembra di no. Non sarebbe solo eccessivo; sarebbe proprio sbagliato, poco conforme a elementari principi di democrazia e, soprattutto, sarebbe dannoso. Ci costringerebbe a perdere il contributo di persone che, probabilmente, hanno cose interessanti da dire.

Ma tutto questo – che pure mi tocca personalmente e in modo particolare, perché in qualche modo riguarda anche la mia esperienza personale e il mio legame con i valori ambientalisti, che rimane fortissimo indipendentemente dal mestiere che faccio – non è però il punto principale.

Il punto principale è che purtroppo, in questo paese, su tutti i temi davvero importanti – politica, cultura, economia, società, ambiente – si continua esclusivamente a litigare tra clan di tifoserie contrapposte, per cui se una cosa la dice uno della squadra opposta è certamente sbagliata mentre se la dice uno dei nostri è sacrosanta. È esemplare la vicenda della legge statutaria, acclamata anche da alcuni accaniti sostenitori di Soru che pochi mesi prima s’erano strappati i capelli per l’indignazione quando le stesse cose aveva cercato d’introdurle Berlusconi nella sua modifica costituzionale.

Troppo spesso si dimentica una cosa: l’importante, alla fine, è ciò che in concreto si dice, le idee che si suggeriscono, e non la personalità di chi le esprime. Quello che ci dovrebbe interessare è se siamo o no d’accordo con le proposte, non se ci è o no simpatico chi le dice (o addirittura qualcuno dei clienti di colui che le dice).

E nei tuoi due interventi non ho trovato traccia di questo: non ho capito se trovi sensato e conforme ai principi fondamentali di uno stato di diritto che le norme di salvaguardia (delle quali, cioè, non è affatto scontata l’utilità concreta) possano durare per un periodo indefinito, e se ritieni o no che, nelle more dell’adeguamento dei PUC al piano paesaggistico regionale che doveva durare solo un anno ma ha ormai superato il lustro, si possano autorizzare – fatti salvi tutti i nulla osta e le verifiche necessarie in concreto, naturalmente – alcune modifiche di modesta rilevanza in luoghi non sensibili sul piano paesaggistico, che oggi sono rigidamente vietate.

Di questo si parlava nel messagio iniziale. Mi sembra un tema che può interessare tutti, e sul quale tutti hanno titolo per esprimere la propria opinione. Compreso – se non soprattutto – chi per mestiere ha una conoscenza più approfondita delle norme e dei limiti o pregi che queste possono aver mostrato.

Massimo Massa

 

Domus de Maria, Torre di Chia e foce del Rio di Chia

Caro Massimo,

in un commento effettuato in un blog non penso che ci si possa dilungare più di tanto.

Penso, come ho cercato di spiegare brevemente, che le responsabilità legislative e di governo – per ragioni di opportunità – debbano essere slegate dagli impegni professionali. Impegni legittimi ed espressione di opinioni più che legittime, ci mancherebbe altro. E mai mi sognerei di contestarlo, come non l’ho contestato.

Ma legiferare e governare dovrebbe esser altra cosa.

Non per simpatia o antipatia, ma per evitare alla radice ogni eventuale conflitto d’interessi.

Che sia materia delicata lo dimostra anche il fatto che nessuna maggioranza parlamentare l’ha voluta affrontare.

Nelle more di adeguamento dei P.U.C. al P.P.R. accade che vengano autorizzati interventi edilizi come quello in corso a Malfatano e Tuerredda (Teulada), un po’ oltre le “modifiche di modesta rilevanza in luoghi non sensibili sul piano paesaggistico”.     Solo per fare un esempio.    Nella normativa transitoria del P.P.R. (art. 15 N.T.A.) vi sono “buchi” della disciplina di tutela piuttosto pericolosi.

Una competenza esclusiva regionale in materia unita ai tanti interessi “forti” farebbe molto probabilmente “carne da macello” di quei valori ambientali e paesaggistici che il P.P.R. bene o male riesce a tutelare. Sarebbe il completamento dell’opera di quella legge regionale n. 4/2009 che a molti piace, ma a me per nulla.

Si adeguino correttamente i P.U.C., non si scardini il P.P.R. Dove necessario si propongano le eventuali modifiche secondo le procedure di legge.

Ci sono tanti modi per contribuire a un dibattito pubblico, anche e soprattutto da parte dei “più bravi”, serenamente.       Non è necessario esser legislatori e/o governanti ai vari livelli.

Con stima.

     Stefano Deliperi

Villasimius, Cala Giunco, vecchio cartello "inizio lavori" arruginito

(foto Sopr. Arch., S.D., archivio GrIG)

  1. Occhio nudo
    novembre 3, 2011 alle 3:30 PM

    Sono d’accordo, va regolato il conflitto di interessi o perlomeno, il “conflitto di decenza” o di “opportunità”, sia nel caso di professionisti che potrebbero ritrovarsi a legiferare a favore di clienti molto generosi, sia nel caso di imprenditori che potrebbero crearsi leggi favorevoli per la propria impresa sia, aggiungo, nel caso di magistrati, magari in aspettativa, che avrebbero in mano uno strumento diabolico. Ma, considerando il fatto che in Parlamento siedono parecchi professionisti, tantissimi legali (e il problema degli avvocati in Parlamento esiste, è stato riconosciuto ed è serio) temo che la questione non verrà affrontata in tempi brevi. D’altra parte, la stessa enfasi data al tuo commento sul sito che citi, è significativa, e fa capire quanto siamo lontani dalla soluzione del problema e, ahinoi, fa capire che coltivare il proprio orto è più importante che coltivare il bene comune e, quindi, la democrazia.

  2. Juri
    novembre 7, 2011 alle 11:34 PM

    Non vedo nessuna contraddizione e proprio non capisco tutte queste perplessità se un avvocato che dichiara di avere un legame fortissimo con i valori ambientalisti poi perora in tribunale la causa di un’abberrante e devastante speculazione edilizia come quella di Cala Giunco che fa inorridire chiunque abbia anche un debolissimo legame con i valori ambientalisti (figuriamoci quando è il legame è fortissimo che strazio deve provocare, tutta la mia solidarietà a chi lenisce il dolore patrocinando l’intervento edificatorio, omeopatia ambientalista?).

    Così come non ci sarebbe nulla da dire se un avvocato che si dice difensore degli animali e fermo oppositore della caccia poi però difende un’associazione venatoria nelle sue azioni legali finalizzate a prolungare la stagione di caccia ed estendere la lista delle specie cacciabili.

    Oppure, quale contraddizione mai ci sarebbe se un avvocato che afferma di battersi per la difesa dei diritti della donna poi assistesse in tribunale un datore di lavoro che ha licenziato una sua dipendente quando ha saputo che era incinta.
    E anche se difendesse stupratori, poi potrebbe benissimo mettersi a capo, per dire, di un’associazione anti-violenza sulle donne.
    E anche nel campo della criminalità organizzata che male ci sarebbe se un avvocato che magari è presidente di un’associazione anti-racket, quando è libero dagli impegni associativi, difende una banda di estorsori mafiosi? E’ tutto perfettamente lecito.
    Insomma, che bizzarria è questa pretesa di avere nientemento che un minimo di coerenza e rinunciare, senza che via sia alcun obbligo deontologico che lo imponga, a patrocini molto ben pagati solo perché incompatibili con i valori verso i quali si ha un legame, persino fortissimo?
    Del resto, a ben vedere, sempre di valori si tratta.

  1. novembre 15, 2011 alle 4:22 PM

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