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“Chimica Verde” a Porto Torres? Mah…


Oxalis pes-caprae

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, grazie alla preziosissima collaborazione con l’Associazione Medici per l’Ambiente e con l’Ordine dei Medici di Sassari, hanno inoltrato specifico atto di “osservazioni” (20 settembre 2011) riguardo il “Progetto Polo Verde – Fase I. Impianti per la produzione di monomeri ed oli lubrificanti, biodegradabili, da oli vegetali naturali” da parte della Matrica s.p.a., in Comune di Porto Torres (SS), dove il 21 settembre 2011 se ne tiene la conferenza di presentazione.

Il progetto – che rientra nel protocollo d’intesa Stato – Regione – gruppo ENI – gruppo Novamont sulla c.d. Chimica Verde stipulato il 26 maggio 2011 – prevede la realizzazione di un nuovo stabilimento per la produzione di derivati di oli vegetali naturali non modificati, comprendente un impianto di produzione di monomeri biodegradabili e un impianto di produzione di oli lubrificanti biodegradabili da materie prime derivate da fonti rinnovabili, funzionalmente integrati e aventi capacità produttiva rispettivamente di 40.000 tonnellate/anno di monomeri biodegradabili e di 30.000 tonnellate/anno di oli lubrificanti biodegradabili.

avviso al pubblico, La Nuova Sardegna, 8 settembre 2011

Il progetto presentato dalla Matrìca s.p.a. relativo alla Fase I della realizzazione del “Polo della Chimica Verde” riguardante gli impianti per la produzione di monomeri ed oli lubrificanti, biodegradabili, da oli vegetali naturali presenta alcune articolazioni non del tutto coerenti, quando non in  evidente contraddizione, con gli enunciati del protocollo di Intesa sulla Chimica Verde.  Infatti, tra l’altro, si prevede un combustore rigenerativo e una centrale termica.  La creazione di una centrale a biomasse da 40 MWe è oltremodo sovradimensionata. Gli studi effettuati dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Sassari e dall’Ente Foreste prevedono per l’intera Isola una disponibilità di biomassa naturale, su 800.000 ettari di territorio boscato e con macchia, di circa 300.000 tonnellate annue che, con un potere calorifico medio di 3500 Kcal/Kg, basterebbero al raggiungimento di una produzione di potenza di 20 MWe.

Si ricorda che la normativa italiana (art. 17 del decreto legislativo n. 387/2003, decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., decreto legislativo n. 28/2001), non conforme alla normativa europea e quindi sotto procedura di infrazione, assimila la parte non biodegradabile dei rifiuti solidi urbani alle biomasse per la combustione in impianti di produzione di energia elettrica, così da accedere all’acquisto a tariffe incentivate (circa il doppio del prezzo corrente) attraverso i meccanismi del CIP6 ed i certificati verdi. Tale elemento, assieme al sovradimensionamento dell’impianto, fa intravedere il rischio che la megastruttura possa essere adibita ad incenerimento di rifiuti solidi urbani, anche extra-regionali.

E’ evidente che la creazione di un nuovo polo energetico a combustione nelle vicinanze di quello ad elevata potenza, di proprietà di E.ON (640 MWe da carbone, 320 MWe da olio combustibile e 80 MWe da gasolio), sempre a combustione di fossili, peggiorerebbe  in termini di emissioni e di produzioni di ceneri tossiche le condizioni sanitarie già precarie del territorio di Porto Torres, caratterizzato da dati epidemiologici allarmanti riguardo alle patologie tumorali (anche della prima infanzia e dell’adolescenza) e cronico-degenerative.

Porto Torres, zona industriale

Secondo lo studio di impatto ambientale, in termini di emissioni questo impianto di “chimica verde” produrrebbe 32,4 t/anno di NOx, 4,2 t/anno di COV, 16,6 t/anno di CO, 10,3 t/anno “Polveri” e 5,4 T/anno di SO2. E’ sintomo di scarsa attenzione ai parametri della qualità dell’aria  considerare le “polveri” e non le loro frazioni (PM 10, PM 2,5  e tanto meno PM 0,1, UF e nano particelle); queste carenze sono presenti anche nella rete dei sistemi di monitoraggio nel territorio della Provincia e dell’intera Isola. Dal 6 novembre 2008 il sistema di monitoraggio della qualità  dell’aria della Provincia di Sassari è sotto il controllo dall’ARPAS; a tutt’oggi i valori di riferimento presi in considerazione non rispondono alla seconda fase attuativa temporale del D.M n. 60/2002, e tanto meno a quelle del nuovo DLg 13 agosto 2010; il valore del PM 2,5, elemento centrale della normativa più recente, non viene preso in considerazione.

Nel protocollo di intesa e nelle dichiarazioni di presentazione dovrebbe esser presente un forte legame con la filiera agricola locale, consistente nella produzione di amido e di una qualche varietà di cardo per ricavarne olio vegetale e biomassa per la centrale. Se tutto ciò fosse prodotto in Sardegna, sarebbero impegnate enormi estensioni di terreno: 8-10.000 ettari di mais, 230.000 ettari circa di cardo; ciò equivale a più di tutta la superficie attualmente impegnata in Sardegna dalle colture in atto. Il dubbio che possano essere impiegati in maniera estensiva OGM, fertilizzanti chimici, pesticidi ed altri composti chimici per l’agricoltura di cui si conosce il potenziale nocumento per la salute, genera preoccupazione dal punto di vista sanitario.

Inoltre, il progetto Matrica s.p.a. è in conflitto con un altro proposto da Powercrop s.r.l.  (vds. deliberazione Giunta regionale n. 6/31 del 12 febbraio 2010) nel sito industriale di Macchiareddu (Assemini) per il quale è previsto un inceneritore a biomasse da 50 MWe diviso tra una linea a biomassa solida ed una a olio combustibile di origine vegetale.

Insomma, poca chiarezza per finalità così rilevanti.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Libellula

 (foto Comune di Porto Torres, S.D., archivio GrIG)

  1. settembre 21, 2011 alle 2:52 PM

    da Sassari Notizie, 20 settembre 2011
    Chimica verde a Porto Torres, i dubbi del Gruppo d’intervento giuridico: http://www.sassarinotizie.com/articolo-7041-chimica_verde_a_porto_torres_i_dubbi_del_gruppo_d_intervento_giuridico.aspx

    da Il Minuto, 21 settembre 2011
    Chimica verde. I dubbi del Gruppo d’intervento giuridico: http://www.ilminuto.info/2011/09/chimica-verde-i-dubbi-del-gruppo-d%E2%80%99intervento-giuridico/

    da Tutto Green, 24 novembre 2011
    Chimica verde? Luci e ombre del nuovo polo sardo a base di cardo e mais: http://www.tuttogreen.it/chimica-verde-luci-e-ombre-del-nuovo-polo-sardo-a-base-di-cardo-e-mais/

  2. settembre 22, 2011 alle 2:58 PM

    da La Nuova Sardegna, 22 settembre 2011
    Matrica: assunzioni a ottobre. Impatto ambientale, ieri presentato lo studio. (Pinuccio Saba)

    PORTO TORRES. L’impatto ambientale del primo impianto Matrica per la produzione di “mononeri biodegradabili da olii vegetali e olii lubrificanti biodegradabili” sarà irrilevante. A sostenerlo è la società «Icaro» che ha predisposto uno studio sulla valutazione di impatto ambientale dei nuovi impianti. Studio che è stato presentato nel corso di un incontro con i cittadini, un atto ufficiale previsto dalla normativa utile alla Regione Sardegna per raccogliere pareri o osservazioni atti a modificare, eventualmente, il progetto industriale Matrica. Studio che è stato introdotto dal direttore dello stabilimento Matrica Giorgio Sedda e da uno dei responsabili di Novamont, Antonino Maltese. Un progetto ambizioso, hanno sottolineato i due dirigenti industriali, che punta a creare a Porto Torres un centro di eccellenza europea in materia di plastiche biodegradabili. Un progetto dal bassissimo impatto ambientale perché «questo sarà un impianto – ha detto Maltese – che per la prima volta utilizzerà, tutte insieme, le nuove tecnologie mirate a un’industria sostenibile».
    E i dati forniti dalla “Icaro”, elaborati su modelli matematici applicati al progetto, indicano un abbattimento dell’impatto ambientale con percentuali senza precedenti. Come, ad esempio, delle emissioni di NO2 stimate fra l’1 e il 5 per cento degli impianti tradizionali; dei rifiuti classificati pericolosi pari al 2 per cento (un catalizzatore che poi verrà parzialmente riciclato e rigenerato) e di quelli non pericolosi pari al 3 per cento di quelli prodotti dagli impianti attuali. E ancora, limitatissimo consumo d’acqua (il 5 per cento rispetto alla chimica tradizionale), emissioni quasi a zero grazie all’utilizzo del Gpl. Uno studio che ha riguardato anche l’impatto visivo, i rumori e persino gli odori. Numeri confortanti, quelli forniti dalla società Icaro, che però non hanno cancellato la diffidenza dei portotorresi, scottati dai “regali” dell’Eni. Per questo motivi, da alcuni cittadini è arrivato un invito alla prudenza prima di accettare a scatola chiusa il progetto Matrica, anche se nella maggior parte degli interventi sono stati sollecitati chiarimenti sia sull’impatto ambientale dei nuovi impianti, sia sugli effetti economici dell’intrapresa.
    Giorgio Sedda, che ha glissato sui progetti di bonfica («sono competenza di altri tavoli», ha detto) ha confermato l’apertura in tempi rapidissimi – il mese prossimo – del centro ricerche con le prime assunzioni, mentre i lavoratori impegnati negli impianti del primo step saranno una novantina.

  3. ottobre 6, 2011 alle 4:21 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 6 ottobre 2011
    Chimica verde, il 14 ottobre conferenza dei servizi: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/10/05/news/chimica-verde-il-14-ottobre-conferenza-dei-servizi-5087057

  4. novembre 24, 2011 alle 2:37 PM

    da La Nuova Sardegna, 24 novembre 2011
    È iniziata la fase istruttoria per la realizzazione di due dei sette impianti previsti dal progetto. Primi passi per la chimica verde.
    Vinyls, i sindacati chiedono garanzie prima dello smantellamento. (Pinuccio Saba)

    PORTO TORRES. È iniziata la fase istruttoria per la realizzazione dei primi due impianti dei sette previsti dal progetto per la chimica verde. Intanto prosegue la vertenza dei lavoratori della Vinyls.
    Avant’ieri, a Cagliari, si sono incontrati i responsabili di Matrica e il presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci. «Il progetto per la chimica verde procede secondo le tappe previste nel protocollo d’intesa siglato a maggio a Palazzo Chigi – ha detto il presidente della regione -. Il ministero dell’Ambiente ha inoltre firmato il decreto che autorizza il progetto operativo della bonifica della falda di Porto Torres. Possono quindi essere avviate le bonifiche del sito, che comporteranno nel complesso investimenti per circa 500 milioni di euro a carico del gruppo Eni-Syndial». «Oggi – ha aggiunto Cappellacci – si è svolto un altro passaggio fondamentale per l’avvio degli investimenti riguardanti i nuovi impianti industriali per complessivi 250 milioni di euro: con la conferenza di servizi inizia la fase istruttoria per la realizzazione dei primi due impianti dei sette previsti allo scopo di creare una filiera integrata ed efficiente di produzione di bioplastiche».
    Il prossimo 5 dicembre si riuniranno i gruppi di lavoro per l’attuazione del programma per l’esame in sede tecnica delle questioni relative alle sperimentazioni in campo agricolo per le possibili integrazioni tra le produzioni agricole e gli impianti industriali, per quelle relative al reinserimento lavorativo degli addetti dell’indotto e per il rilancio del sito industriale e per il completamento delle autorizzazioni per le bonifiche ambientali per i quali il ministero all’Ambiente ha firmato le prime tre autorizzazioni.
    Ma se dal fronte Matrica arrivano (anche se con qualche ritardo) buone notizie, altrettanto non si può dire sull’altra vertenza che interessa il polo petrolchimico e cioè quello della Vinyls. L’azienda ha infatti chiesto nuovamente che venisse consentito lo svuotamento degli impianti. Questo, secondo quanto ha spiegato il direttore dello stabilimento Giorgio Rossati, permetterebbe di vendere il prodotto in giacenza e pagare gli stipendi arretrati e le tredicesime agli operai in cassa integrazione. Una proposta che le organizzazioni sindacali (Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil e Ugl) hanno seccamente respinto. L’unico argomenti che potrebbe convincere i cassintegrati Vinyls a consentire lo svuotamento degli impianti è la presentazione, da parte della Finambiente-Pb Oil, di un piano industriale che garantisca l’occupazione e la ripresa dell’attività produttibe dell’impianto di Porto Torres. Piano che però, sostiene il sindacato, deve essere presentato davanti al ministro per lo Sviluppo economico anche per evitare che si smantellino gli impianti, senza fornire alcuna garanzia per il futuro dei lavoratori.

  5. novembre 30, 2011 alle 9:03 am

    Tutto questo sa di fregatura, a me più che chimica verde sembra l’ anticamera per l’inceneritore, si perche quando si accorgeranno di non avere a disposizione le bio masse , per mantenere il posto di lavoro ci proporranno di bruciare rifiuti di ogni genere.
    poi un’altra cosa che preoccupa e che, ogni volta che sui quotidiani si parla dei 500 milioni di euro per le bonifiche, all’indomani puntuale si parla di chimica verde. Ma dai!!

  6. dicembre 28, 2011 alle 6:20 PM

    da http://www.regione.sardegna.it, 28 dicembre 2011
    Chimica verde: Giunta approva delibera valutazione impatto ambientale.
    L’intervento, il cui costo complessivo è di circa 100 milioni di euro, è finanziato con capitali privati e rientra nell’ambito del Protocollo di Intesa per la Chimica Verde a Porto Torres siglato il 26 maggio 2011 tra ENI, Novamont, Polimeri Europa, Syndial, Enipower, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri, Regione, Associazioni ed Enti locali. Con l’approvazione della delibera si pone il primo concreto passo in avanti per la creazione del progetto della Chimica verde in Sardegna: http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=184202&v=2&c=205&t=1

    l’approvazione è avvenuta con deliberazione G.R. n. 52/40 del 23 dicembre 2011: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20120105095422.pdf

  7. gennaio 14, 2012 alle 3:12 PM

    da La Nuova sardegna, 14 gennaio 2012
    Chimica verde, si parte Apre il Centro ricerche già avviate le coltivazioni. Dal 2013 Matrìca (società creata da Polimeri Europa e Novamont) produrrà olii lubrificanti bio. (Gianni Bazzoni)

    PORTO TORRES. Entro la prima decade di febbraio aprirà ufficialmente il Centro ricerche – che già collabora con le Università sarde e con il Cnr -, fra pochi giorni dovrebbe arrivare l’Aia (l’ultima autorizzazione ambientale) mentre nelle coltivazioni sperimentali del cardo, a Porto Torres e Ottana, fanno capolino le prime piantine. Il 2012, si spera, sarà l’anno della chimica verde.
    Il progetto di Matrìca – la joint paritetica tra Polimeri Europa del gruppo Eni e Novamont, ex Montedison, leader mondiale nel settore delle bio-plastiche – comincia a prendere forma. Entro la metà di febbraio dovrebbero essere pienamente operativi nel petrolchimico turritano i cantieri per la costruzione dei primi due impianti integrati: produrranno monomeri biodegradabili da fonti rinnovabili (capacità 40mila tonnellate anno) che serviranno per ottenere olii lubrificanti, sempre bio, per circa 30mila tonnellate in dodici mesi. L’investimento stimato per questo primo passo è superiore ai 100 milioni di euro. Alla fine gli impianti saranno 7 per più di 500 milioni, compresa la centrale a biomasse di EniPower che utilizzerà i residui vegetali della lavorazione (e sulla quale restano le perplesittà di una parte del mondo ambientalista).
    «La crisi accelera – sostiene Daniele Ferrari, amministratore delegato di Polimeri Europa e presidente di Matrìca – e noi, con la collaborazione di tutti, stiamo pianificando investimenti in nuove tecnologie. La prospettiva è buona, il progetto della chimica sostenibile consente di passare da un problema a una opportunità credibile».
    Ci crede fermamente anche Catia Bastioli – leader di Novamont e amministratore delegato di Matrìca – che scommette sulla riconversione dell’area industriale di Porto Torres. «Finora è stato fatto un ottimo lavoro di squadra – afferma -, sono orgogliosa perchè non abbiamo perso tempo. A giorni sarà disponibile l’Aia, i primi impianti dovrebbero essere operativi all’inizio del quarto trimestre del 2013. Nel frattempo abbiamo cominciato a lavorare nel Centro ricerche, specie per il collegamento con la parte agricola. Le piantine già si vedono». Sono stati seminati circa 15 ettari in cinque siti diversi, tra Porto Torres e Ottana: cresce il cardo – Cynara cardunculus, adatto al clima arido – in aree disponibili. La seminatrice di precisione è entrata in azione nella prima quindicina di novembre e attualmente la pianta è allo stadio di due-quattro foglie. La fase di studio è caratterizzata da rilievi sul campo per situazione meteorologica (attraverso la stazione di Bonassai-Agris) e agronomica. Sui campioni prelevati sono previste analisi di laboratorio per determinare l’umidità e le diverse componenti della biomassa e chimiche. Saranno svolte le prime valutazioni sul costo di produzione.
    «Il programma non ha avuto bisogno di particolari modifiche – sottolinea Daniele Ferrari – e ci tengo a dire che quello di Porto Torres è un progetto reale, nel quale ci siamo impegnati a fondo e fatto tutto per iniziare a costruire gli impianti. In questo momento esprimo soddisfazione, perchè non era facile andare avanti. E confermo che la chimica sostenibile rappresenta uno dei 3-4 elementi di business dell’Eni. Biodegradabilità e sostenibilità sono caratteristiche fondamentali, sempre più richieste: noi dobbiamo essere pronti per qualunque chiamata». L’ingegner Ferrari si sofferma anche sulla vicenda delle bonifiche dell’Eni: «Occorre procedere di pari passo – dice – e mi pare che ci siamo, le autorizzazioni sono disponibili e anche le risorse per agire (ci sono i primi 500 milioni – ndc) in coerenza con quanto abbiamo finora dichiarato. L’importante è non fermarsi, da parte nostra cercheremo di presentare agli organismi competenti una documentazione sempre più completa».
    Di fronte a uno smantellamento «scientifico» e scarsamente contrastato negli anni (quello del petrolchimico di Porto Torres è forse il caso più emblematico in Sardegna), il filone della chimica verde è, al momento, uno dei più credibili.
    «Posso aggiungere – racconta Catia Bastioli – che nell’Isola risulta uno sviluppo eccezionale per quanto riguarda la raccolta differenziata dell’umido. E allora possiama pensare a un collegamento con la filiera agricola e chiudere il cerchio virtuoso. Come Novamont abbiamo appena acquisito ad Adria, in Veneto, un impianto dismesso da riconvertire, in accordo con la società americana Genomatica, per produrre butandiolo. La piattaforma che sarà operativa a metà 2013 consentirà di sviluppare prodotti da indirizzare anche su Porto Torres».
    Il sogno italiano della chimica verde parte da Porto Torres, dove si lavora per creare uno dei più grandi poli industriali di chimica sostenibile a livello internazionale. La prospettiva è di arrivare a 685 dipendenti (una volta a regime nel 2016) e dare sempre più forza a produzioni capaci di portare ulteriore sviluppo e occupazione. L’aggancio con l’agricoltuta, in una logica di filiera sostenibile, è la scommessa su cui si punta. «È un progetto che rispetta l’ambiente e il territorio – conclude Catia Bastioli – e siamo disponibili al confronto con tutti, lo abbiamo dimostrato. Ma è importante il faccia a faccia con chi, invece di dire no e basta, si propone per dare contributi e suggerire eventuali correttivi utili».

  8. gennaio 18, 2012 alle 2:50 PM

    da La Nuova Sardegna, 18 gennaio 2012
    Chimica, l’assemblea civica ha approvato un ordine del giorno con una serie di osservazioni. Polo verde: quesiti da chiarire. Un tavolo tecnico con le istituzioni sui progetti di risanamento. (Vannalisa Manca)

    SASSARI. La chimica verde e il progetto presentato da Matrìca Spa, soprattutto quando si parla delle ricadute sul settore agricolo, preoccupano l’Idv e il consiglio comunale.
    L’assemblea ha votato a maggioranza un ordine del giorno presentato dal consigliere dell’Italia dei Valori, Isidoro Aiello, che ha illustrato uno studio sul progetto relativo alla realizzazione degli impianti di chimica verde a Porto Torres per la produzione di monomeri biodegradabili, bioplastiche, biolubrificanti, addittivi per gomme ed elastomeri da fonti rinnovabili. Progetto che – sottolinea Aiello – viene sostenuto con forza in quanto, a fronte di un relativamente modesto utilizzo di oli vegetali e di amidi, rispettivamente 60mila e 50mila tonnellate annue quando saranno realizzate le tre fasi del progetto con un investimento di 450 milioni, si dovrebbe avere una ricaduta occupazionale pari a circa 640 posti di lavoro, con un impatto ambientale sostenibile del territorio.
    Ma prima che il progetto vada avanti è bene che Matrìca risponda ad alcune osservazioni sul procedimento di valutazione di impatto ambientale; osservazioni contenute nell’ordine del giorno votato dal consiglio, in merito alla riconversione industriale del sito petrolchimico; sui possibili sviluppi sociali e occupativi, in particolare dell’indotto, che oggi rimangono oscuri; spiegazioni sul Polo verde, «sul quale alcune parti del progetto non sembrano del tutto coerenti». E nel protocollo, nell’ambito dell’investimento di 1.200 milioni, sono compresi «arbitrariamente», dice Aiello, i 530 milioni destinati alla bonifica del sito industriale di Porto Torres. La bonifica, invece, «è da considerarsi atto dovuto e risarcitorio per il grave inquinamento provocato nel corso dell’ultimo decennio». Da qui la richiesta dell’apertura di un tavolo tecnico delle istituzioni comunali, provinciali e regionali che coinvolga Università e Cnr, ma anche enti privati capaci di elaborare progetti di risanamento anche attraverso soluzioni comparate. Il consiglio ha votato (sempre a maggioranza, mentre Pdl e Udc ne chiedevano il ritiro, come dello stesso odg) anche un emendamento che impegna l’amministrazione comunale a sollecitare Matrìca ed Enipower ad adempiere in tempi brevi agli obblighi previsti dalla Via e quindi di sottoporre queste risposte a una valutazione del Consiglio. E questo ha fatto scattare la minoranza: «Che risposte devono dare se questo documento non pone alcuna domanda?». E l’odg sulle osservazioni è passato a maggioranza.

  9. febbraio 13, 2012 alle 10:47 PM

    A.N.S.A., 13 febbraio 2012
    Chimica verde:Eni e Novamont accelerano,apre centro ricerche. Primi passi verso polo verde a P.Torres, piu’ grande d’Europa: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2012/02/13/visualizza_new.html_97856049.html

    dal sito web della Regione autonoma della Sardegna, 13 febbraio 2012
    Chimica verde, Cappellacci: “Nuova sfida per la Sardegna”.
    Il presidente della regione, Ugo Cappellacci, all’inaugurazione a Porto Torres del nuovo centro di ricerca per la chimica verde e la firma della convenzione quadro tra la Regione, Matrica e le Università degli studi di Cagliari e Sassari: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7873

    da La Nuova Sardegna, 14 febbraio 2012
    Chimica verde, inaugurato il centro di ricerche di Porto Torres: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/02/13/news/chimica-verde-inaugurato-il-centro-di-ricerche-di-porto-torres-5618970

  10. febbraio 16, 2012 alle 3:02 PM

    da L’Unione Sarda, 16 febbraio 2012
    Chimica verde: tutti i dubbi su Matrica. (Gibi Puggioni): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_151_20120216091439.pdf

  11. febbraio 20, 2012 alle 2:43 PM

    da La Nuova Sardegna, 20 febbraio 2012
    «Prima le bonifiche, poi il Polo verde». Il convegno sulla salute: si rischia di costruire su aree inquinate. (Luca Fiori)

    SASSARI. Il protocollo per la «Chimica Verde» a Porto Torres, sottoscritto recentemente da vari soggetti istituzionali, dev’essere urgentemente rivisto per la sua ambiguità su uno aspetto fondamentale: quello delle bonifiche. Il rischio è che il «Progetto Polo Verde» di Matrica parta prima che le aree inquinate vengano bonificate e che i nuovi impianti sorgano sui terreni «avvelenati» dall’industria.
    L’appello è stato lanciato da Luigi Nonne, docente di diritto comparato all’Università, durante il convegno «Ambiente e salute: prevenzione, precauzione, atti risarcitori», organizzato dall’Ordine dei medici, dal Consiglio Superiore della Magistratura, dal Consiglio dell’Ordine forense, dal Dipartimento di Giurisprudenza e dall’International Society of Doctors for the Enviroment (Medici per l’Ambiente). «L’opera di bonifica – ha spiegato l’avvocato Nonne – costituisce un atto dovuto per legge dello Stato, in particolare rappresenta un risarcimento in forma specifica dei danni da inquinamento. Mentre sotto il profilo logico e giuridico la bonifica dovrebbe precedere la realizzazione degli impianti, nel protocollo, sottoscritto dagli amministratori del territorio, si sottolinea che le operazioni debbano svolgersi contestualmente, cosa difficile da comprendere, in quanto gli impianti nuovi sorgerebbero sui terreni da bonificare». Ma l’appello dell’avvocato Nonne non è stato l’unico lanciato nel corso del dibattito ospitato, venerdì pomeriggio, nell’aula Francia del centro didattico del Dipartimento di Giurisprudenza, al quale hanno preso parte numerosissimi addetti ai lavori e pochi politici. «L’Ordine dei Medici – ha proposto provocatoriamente il magistrato Mariano Brianda – chieda ai consiglieri comunali di studiare in modo approfondito prima di prendere decisioni che riguardano la salute della collettività». E sui danni causati dall’industria e dall’inquinamento che produce, si sono confrontati medici, giuristi e cittadini. «Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità – ha spiegato Alessandro Arru, dell’Ordine dei Medici con delega per l’Ambiente – un terzo di tutti i decessi e delle patologie è legato al degrado e all’inquinamento ambientale, con una percentuale maggiore riguardo al periodo infantile. È estremamente importante in termini sociali – ha aggiunto – la tutela dell’ambiente mediante il costante monitoraggio delle sue condizioni, l’attenta vigilanza sulle fonti inquinanti e la riduzione al minimo possibile delle attività a rischio. Ma un altro aspetto che soprattutto nel nostro territorio riveste una grossa rilevanza è quello relativo alla messa in sicurezza e bonifica delle aree inquinate».
    E che l’aria che respiriamo in Sardegna sia tutt’altro che salubre lo ha spiegato, mostrando dati allarmanti sull’aumento delle forme tumorali anche tra i bambini, Vincenzo Migaleddu, presidente della sezione sassarese dell’Isde (Medici per l’Ambiente). «Abbiamo un tasso di mortalità più alto rispetto alle altre zone industriali italiane, da noi si muore di tumore di più che in Campania e Lombardia».

  12. febbraio 22, 2012 alle 2:40 PM

    da La Nuova Sardegna, 22 febbraio 2012
    Dalla conferenza di servizi via libera alla prima fase della chimica verde. Autorizzazione ambientale integrata a Matrìca Denegri: «La Provincia favorirà i tempi rapidi».

    PORTO TORRES. Via libera alla prima fase della chimica verde. La conferenza di servizi che si è tenuta ieri nella sede dell’assessorato provinciale all’Ambiente si è infatti conclusa con il rilascio dell’autorizzazione ambientale integrata. Adesso la parola passa all’amministrazione comunale che dovrà rilasciare le concesioni edilizie per la costruzione dei primi due impianti.
    Alla conferenza di servizi hanno partecipato i rappresentanti di Matrìca, Eni, Polimeri Europa, Novamont, Icaro, Arpas, Provincia di Sassari, Comune di Porto Torres e Consorzio industriale provinciale di Sassari. Riuniti per analizzare la situazione in vista del rilascio dell’Aia, i tecnici hanno ragionato sul fatto che «tutti gli aspetti ambientali da ricomprendere nell’Aia e nel Piano di monitoraggio e controllo potranno essere stabiliti solo quando verrà definito il dettaglio progettuale dell’opera».
    Il problema principale che ha dovuto affrontare la conferenza di servizi era dovuta all’assoluta novità del progetto di Matrìca, con parametri nettamente diversi da quelli relativi ad altre iniziative industriali. Come è stato sottolineato da più parti, è stato comunque possibile concordare a priori «un quadro di prescrizioni che, mediante un monitoraggio preliminare, accompagni la società nelle prime fasi di avviamento degli impianti e fino alla messa a regime degli stessi».
    Alla luce dei chiarimenti e degli impegni presi dalla società rispetto alle questioni poste sul tavolo, la Conferenza dei servizi ha dato il via libera alla realizzazione della prima fase del progetto «Polo verde». A questo punto «la Provincia, che è l’ente competente, è pronta farsi carico dell’impegno di rilasciare l’Aia nei tempi dovuti – ha assicurato l’assessore provinciale dell’Ambiente, Paolo Denegri – favorendo il celere avvio di un progetto dal quale tutto il territorio si aspetta moltissimo». Denegri si è detto soddisfatto del risultato, «segno che quando ci si confronta in termini costruttivi e senza preconcetti, i traguardi prefissati si raggiungono facilmente». Altrettanto soddisfatto il sindaco Beniamino Scarpa, secondo il quale «il via libera al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale è un fatto positivo per il decollo della chimica verde». Ora il comune dovrà rilascire le concessioni edilizie per la costrizione dei primi due impianti per la produzioni di monomeri e olii lubrifuicantio biodegradabili. «L’iter autorizzativo va avanti secondo i tempi previsti – ha aggiunto il sindaco – e questa è una notizia positiva. La realizzazione del progetto della chimica verde è fondamentale per l’economia di questo territorio ed è importante che la leale collaborazione fra gli enti stia garantendo la massima celerità al percorso burocratico».

  13. marzo 3, 2012 alle 12:58 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 3 marzo 2012
    Matrìca è pronta al decollo, ultimo ok per la chimica verde.
    Il Comune di Porto Torres ha rilasciato l’autorizzazione finale di avvio dei cantieri per costruire i primi impianti. Unico futuro possibile per il polo petrolchimico: una speranza per l’industria del territorio: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/03/03/news/matrica-e-pronta-al-decollo-ultimo-ok-per-la-chimica-verde-5667880

  14. marzo 6, 2012 alle 3:03 PM

    questo è il pregresso.

    da La Nuova Sardegna, 6 marzo 2012
    Lo Stato si costituisce contro l’Eni. Veleni in mare, la presidenza del Consiglio parte civile. (Elena Laudante)

    SASSARI. Non solo il ministero dell’Ambiente batterà cassa per il danno irreparabile che potrebbe essere stato causato dallo sversamento a mare di cadmio, mercurio, cianuri, benzene, idrocarburi. Ma anche la Presidenza del Consiglio ha deciso di avversare i padroni del Petrolchimico, costituendosi parte civile. Significa che se accertato, l’inquinamento della darsena di Porto Torres è un insulto a tutta la collettività. Lo ha annunciato ieri l’avvocato dello Stato Francesco Caput alla Corte d’Assise, che giudica i rappresentanti di Ineos Vinyls, Sasol e Syndial (Gruppo Eni). La richiesta di ammissione come parte civile sarà depositata nella prossima udienza, il 27 aprile. Poi i giudici decideranno se accoglierla o meno.
    Il segnale è forte, se si pensa che all’udienza preliminare del luglio scorso lo Stato era assente. Sul banco degli imputati ci sono gli allora vertici turritani di tre colossi della Chimica con accuse da brivido. Da Corte d’Assise, appunto: disastro e avvelenamento dolosi, perché il sospetto della magistratura sassarese è che dallo stabilimento siano stati scaricati tra i flutti scarti cancerogeni che si insinuavano nei pesci e che, quindi, potrebbero essere finiti sulle nostre tavole. Ma di tutto questo si discuterà nel contraddittorio delle parti, in un processo che si annuncia storico, di certo per la Sardegna.
    Ma l’udienza di ieri, iniziata con un po’ di ritardo poco dopo le 9.30, è stata sostanzialmente una falsa partenza. E tutto per un macroscopico difetto di notifica, distorsione della complessa macchina pre-processuale. Che vede uno dei principali “imputati” Ineos Vinyls Italia Spa, qui ricercato in qualità di responsabile civile, di fatto latitante: gli ufficiali giudiziari non sono riusciti a trovare la sede legale. O meglio, i commissari nominati nominati dopo il passaggio da Ineos Vinyls a Vinyls – risalente al 2008-2009 – hanno respinto le notifiche. «Abbiamo inseguito la Vinyls ma c’è stata confusione, i commissari hanno detto che loro non c’entrano nulla con la Ineos Vinyls», ha ammettesso il presidente della Corte, Pietro Fanile, che ha a latere il giudice Teresa Castagna. «Dov’è Ineos?», ha esclamato l’alto giudice. Silente il pubblico ministero Michele Incani, che ha istruito un processo faraonico con decine di consulenze tecniche e avversari temibili. Ma la differenza è solo nella prima parte del nome, Ineos: l’avvocato Pierluigi Carta è riuscito a trovarla, e ha chiarito l’equivoco: il decreto ministeriale spiega chiaramente che si tratta dello stesso soggetto, prima e dopo l’amministrazione straordinaria. Nulla da osservare dal nutrito banco della difesa, dove l’avvocato Agostinangelo Marras – che difende con il collega Mario Brusa il rappresentante legale Sasol – ha ribadito la necessità di notificare l’atto col quale Vinyls verrà chiamata a pagare i danni in caso di condanna degli imputati. Si tratta del rappresentante legale Sasol, Guido Safran, nato ad Alessandria d’Egitto e residente a Milano, di Gian Franco Righi, oristanese residente a Nuoro, (difeso dai legali Carlo Federico Grosso, Piero Arru, Fulvio Simoni e Luigi Stella) all’epoca massimo dirigente Syndial Spa, anche l’unico che ieri si è presentato in aula. E poi Diego Carmello, veneto, rappresentante legale Ineos Vinyls, e il direttore di stabilimento Francesco Maria Apeddu, sassarese (assistiti dagli avvocati Giovanni Mattu, Luca Santa Maria e Alfio Valsecchi).
    Il capo d’imputazione fitto di riferimenti tecnici e valutazione sui limiti di legge che sarebbero stati superati, li descrive come artefici della trasformazione di uno specchio d’acqua in una discarica cangerogena. Secondo gli esperti consultati dal pm Incani, i padroni del Petrolchimico hanno gettato lì i residui attraverso la rete fognaria del complesso industriale. Facendo finire in mare solventi di ogni tipo, «sostanze cancerogene e pericolose per l’ambiente acquatico»: cadmio, cromo, benzene e quei metalli dai nomi impronunciabili e forse per questo più spaventosi – diocloretano, etilbenzene, xilene – proibiti dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro di Lione, che fa capo all’Organizzazione mondiale della Sanità. In alcuni casi, le contestazioni fanno riferimento al momento della verifica, e si esauriscono nell’arco 5-7 dicembre 2005. In altri si chiudono con indicazioni temporali inquietanti: «Dal dicembre 2005 (data di primo accertamento) e tuttora in atto», oppure «in permanenza».
    È tutto talmente attuale che chi lavorava su quella darsena, magari da generazioni, ha dovuto chiudere bottega. Come i maestri d’ascia Polese, artigiani della produzione di gozzi, la cui rimessa confinava (è chiusa da tempo) col Petrolchimico. Ieri erano in aula con il loro legale di parte civile, Pasqualino Federici, che si era costituito già in udienza preliminare come avevano fatto Provincia di Sassari (legale Elisabetta Piras), Comune di Porto Torres (legale Francesco Carboni) e associazione Ampana. Ieri hanno chiesto di aggiungersi all’elenco dei danneggiati l’Ente parco dell’Asinara, la ditta Sna, i Medici per l’Ambiente, il Comitato tuteliamo il Golfo dell’Asinara (rappresentati dal legale Ivan Cermelli); il Comune di Stintino; un gruppo di pescatori, rappresentato dall’avvocato Carta. Per tutti la Corte deciderà il 27 aprile.

    SASSARI. Non solo il ministero dell’Ambiente batterà cassa per il danno irreparabile che potrebbe essere stato causato dallo sversamento a mare di cadmio, mercurio, cianuri, benzene, idrocarburi. Ma anche la Presidenza del Consiglio ha deciso di avversare i padroni del Petrolchimico, costituendosi parte civile. Significa che se accertato, l’inquinamento della darsena di Porto Torres è un insulto a tutta la collettività. Lo ha annunciato ieri l’avvocato dello Stato Francesco Caput alla Corte d’Assise, che giudica i rappresentanti di Ineos Vinyls, Sasol e Syndial (Gruppo Eni). La richiesta di ammissione come parte civile sarà depositata nella prossima udienza, il 27 aprile. Poi i giudici decideranno se accoglierla o meno.
    Il segnale è forte, se si pensa che all’udienza preliminare del luglio scorso lo Stato era assente. Sul banco degli imputati ci sono gli allora vertici turritani di tre colossi della Chimica con accuse da brivido. Da Corte d’Assise, appunto: disastro e avvelenamento dolosi, perché il sospetto della magistratura sassarese è che dallo stabilimento siano stati scaricati tra i flutti scarti cancerogeni che si insinuavano nei pesci e che, quindi, potrebbero essere finiti sulle nostre tavole. Ma di tutto questo si discuterà nel contraddittorio delle parti, in un processo che si annuncia storico, di certo per la Sardegna.
    Ma l’udienza di ieri, iniziata con un po’ di ritardo poco dopo le 9.30, è stata sostanzialmente una falsa partenza. E tutto per un macroscopico difetto di notifica, distorsione della complessa macchina pre-processuale. Che vede uno dei principali “imputati” Ineos Vinyls Italia Spa, qui ricercato in qualità di responsabile civile, di fatto latitante: gli ufficiali giudiziari non sono riusciti a trovare la sede legale. O meglio, i commissari nominati nominati dopo il passaggio da Ineos Vinyls a Vinyls – risalente al 2008-2009 – hanno respinto le notifiche. «Abbiamo inseguito la Vinyls ma c’è stata confusione, i commissari hanno detto che loro non c’entrano nulla con la Ineos Vinyls», ha ammettesso il presidente della Corte, Pietro Fanile, che ha a latere il giudice Teresa Castagna. «Dov’è Ineos?», ha esclamato l’alto giudice. Silente il pubblico ministero Michele Incani, che ha istruito un processo faraonico con decine di consulenze tecniche e avversari temibili. Ma la differenza è solo nella prima parte del nome, Ineos: l’avvocato Pierluigi Carta è riuscito a trovarla, e ha chiarito l’equivoco: il decreto ministeriale spiega chiaramente che si tratta dello stesso soggetto, prima e dopo l’amministrazione straordinaria. Nulla da osservare dal nutrito banco della difesa, dove l’avvocato Agostinangelo Marras – che difende con il collega Mario Brusa il rappresentante legale Sasol – ha ribadito la necessità di notificare l’atto col quale Vinyls verrà chiamata a pagare i danni in caso di condanna degli imputati. Si tratta del rappresentante legale Sasol, Guido Safran, nato ad Alessandria d’Egitto e residente a Milano, di Gian Franco Righi, oristanese residente a Nuoro, (difeso dai legali Carlo Federico Grosso, Piero Arru, Fulvio Simoni e Luigi Stella) all’epoca massimo dirigente Syndial Spa, anche l’unico che ieri si è presentato in aula. E poi Diego Carmello, veneto, rappresentante legale Ineos Vinyls, e il direttore di stabilimento Francesco Maria Apeddu, sassarese (assistiti dagli avvocati Giovanni Mattu, Luca Santa Maria e Alfio Valsecchi).
    Il capo d’imputazione fitto di riferimenti tecnici e valutazione sui limiti di legge che sarebbero stati superati, li descrive come artefici della trasformazione di uno specchio d’acqua in una discarica cangerogena. Secondo gli esperti consultati dal pm Incani, i padroni del Petrolchimico hanno gettato lì i residui attraverso la rete fognaria del complesso industriale. Facendo finire in mare solventi di ogni tipo, «sostanze cancerogene e pericolose per l’ambiente acquatico»: cadmio, cromo, benzene e quei metalli dai nomi impronunciabili e forse per questo più spaventosi – diocloretano, etilbenzene, xilene – proibiti dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro di Lione, che fa capo all’Organizzazione mondiale della Sanità. In alcuni casi, le contestazioni fanno riferimento al momento della verifica, e si esauriscono nell’arco 5-7 dicembre 2005. In altri si chiudono con indicazioni temporali inquietanti: «Dal dicembre 2005 (data di primo accertamento) e tuttora in atto», oppure «in permanenza».
    È tutto talmente attuale che chi lavorava su quella darsena, magari da generazioni, ha dovuto chiudere bottega. Come i maestri d’ascia Polese, artigiani della produzione di gozzi, la cui rimessa confinava (è chiusa da tempo) col Petrolchimico. Ieri erano in aula con il loro legale di parte civile, Pasqualino Federici, che si era costituito già in udienza preliminare come avevano fatto Provincia di Sassari (legale Elisabetta Piras), Comune di Porto Torres (legale Francesco Carboni) e associazione Ampana. Ieri hanno chiesto di aggiungeri all’elenco dei danneggiati l’Ente parco dell’Asinara, la ditta Sna, i Medici per l’Ambiente, il Comitato tuteliamo il Golfo dell’Asinara (rappresentati dal legale Ivan Cermelli); il Comune di Stintino; un gruppo di pescatori, rappresentato dall’avvocato Carta. Per tutti la Corte deciderà il 27 aprile.

    • marzo 6, 2012 alle 3:05 PM

      da La Nuova Sardegna, 6 marzo 2012
      «La chimica verde non è meglio». Ambientalisti perplessi sulla centrale a biomasse.
      SOS DEI MEDICI. (Chiaramaria Pinna)

      SASSARI. Dicono: staremo a vedere. Sono gli ambientalisti che sperano in una sentenza esemplare per il processo contro i colossi che inquinano, ma temono anche per la nuova chimica. Sono quelli che diffidano del verde quando è associato all’industria.
      Potrebbero stare tutti sotto l’ombrello del coordinamento sardo Non bruciamoci il futuro sigla suggestiva non politicizzata e molto chiara perchè la salute e la salvaguardia del territorio, se non ci sono poltrone e voti di scambio, non hanno connotazioni. Sono comitati, gruppi territoriali, l’Isde (i medici per l’ambiente), l’Ordine dei medici di Sassari, e singoli cittadini, il Gruppo d’intervento giuridico e gli amici della terra. I medici cercano di far sentire la loro voce perchè al centro dell’attenzione, prima di qualsiasi progetto green, ci sia la salute. L’ultima occasione è stata la notizia del via libera a Matrìca che sollecitava tempi brevi dal Comune di Porto Torres per dare gambe alla chimica verde. E’ stata accontentata magna cum gaudio.
      «Ma i termini dell’accordo presi con la Regione – sottolineano gli ambientalisti – non erano questi. Prima dei cantieri devono essere fatte le bonifiche, che sono un atto dovuto, anche perchè alcuni impianti ricadono proprio sui terreni che devono essere recuperati».
      Parole al vento. Inutilmente Isidoro Aiello, capogruppo dell’Idv in Consiglio comunale a Sassari e membro dell’Isde, ha sollevato il problema ricevendo come risposta solo silenzio anche quando ha sottolineato perplessità sull’intero progetto verde che prevede anche una centrale a biomasse da 40 Mw e l’adeguamento della centrale ad olio combustibile Fok che già essite, da ben 160 Mw.
      Eppure Matrìca sosteneva che sarebbero stati sufficienti 5 Mw per fare andare gli impianti con gli scarti delle sue produzioni.
      Vero è che a pensar male si fa peccato, ma è altrettanto certo che le centrali a biomasse, così come gli inceneritori sono il business degli ultimi anni, e che una fornace da 40 Mw potrebbe mangiare la mondezza di tutta l’Italia e anche di più e l’inquinamento ambientale che provocherebbe sarebbe enorme. Certificati verdi, incentivi milionari a fronte di un pugno di posti di lavoro, e un’arma in pugno per non mettere (ancora) in crisi l’industria: per Porto Torres 600 operai in tre anni. Questa è la promessa. Gli ambientalisti non celano preoccupazione: il tasso dei tumori nei bambini e negli adolescenti nella provincia di Sassari ha un’incidenza del 3,5% contro il 2% nella penisola, l’ 1% in Europa, 0,7% in Usa. Il ministero dell’Ambiente indica, in Sardegna, 445mila ettari tra i più inquinati d’Italia, e nelle aree industriali il sesso maschile registra un tasso di mortalità indicizzato per età ogni mille abitanti, per anno, più elevato rispetto alla penisola: 84,4% contro l’80,8 nazionale.

    • marzo 7, 2012 alle 2:54 PM

      ma non sarebbe il caso di bonificare?

      da La Nuova Sardegna, 7 marzo 2012
      Darsena, Eni sotto inchiesta. Manager Syndial e Polimeri indagati per disastro ambientale. (Elena Laudante)

      SASSARI. In attesa che l’Eni inizi le bonifiche della darsena infestata di benzene, otto suoi dirigenti finiscono sotto inchiesta per disastro ambientale e deturpamento di bellezze naturali. Si tratta dei vertici di Syndial e Polimeri Europa, individuati dalla magistratura come possibili responsabili dell’inquinamento dell’area.
      È il primo risultato di mesi di accertamenti e audizioni testimoniali della Capitaneria di Porto e dei carabinieri del Noe, coordinati dal sostituto procuratore Paolo Piras, che segue l’inchiesta con il procuratore in persona, Roberto Saieva. E arriva negli stessi giorni in cui la Corte d’Assise inizia a giudicare quattro manager Syndial, Vinyls e Sasol per anni di scarichi inquinanti. Questo procedimento è scattato in seguito alla constatazione del fatto che lo specchio di mare di Porto Torres non è ancora al riparo dai veleni del Petrolchimico. Otto i dirigenti iscritti nel registro degli indagati: il rappresentante legale di Syndial Spa Alberto Chiarini, il responsabile gestione siti da bonificare Francesco Papate, il responsabile Taf Management (il Taf è l’impianto per trattamento delle acque di falda) Oscar Cappellazzo, il responsabile area operativa Taf Gian Antonio Saggese, il responsabile salute, ambiente, sicurezza del Taf Francesco Leone, il rappresentante legale di Polimeri Europa Daniele Ferrari, il direttore di stabilimento Paolo Zuccarini e il responsabile della sezione Hse (acronimo in inglese che sta per salute, sicurezza, ambiente) Daniele Rancati. A tutti viene contestato di non aver adottato cautele per evitare che «sostanze inquinanti venissero sversate in mare», in un periodo non individuato ma «fino all’attualità».
      Domani avrebbero dovuto presentarsi nell’ufficio del pm che aveva inviato loro un invito all’interrogatorio. Ma “al buio”, senza conoscere le carte, la scelta del silenzio è stata obbligata. Dopo gli inviti a comparire, la Procura ha chiesto al giudice per le indagini preliminari di nominare un perito – un esperto super partes – che analizzi acqua, aria, terra, fauna, per capire se la presenza di benzene, già certificata dalle analisi dell’Arpas e alla base di due ordinanze sindacali di chiusura dell’area vicina al Petrolchimico, sia imputabile alla negligenza dell’Eni. Che pure ha annunciato di avere a disposizione 530 milioni di euro per le bonifiche mentre si avvia verso la conversione alla Chimica verde. Al perito il gip chiederà di accertare la natura delle sostanze inquinanti e alle sue analisi potranno partecipare eventuali consulenti nominati dai difensori Carlo Federico Grosso, Grazia Volo, Piero Arru, Fulvio Simoni, Mario Maspero, Luigi Stella.

      • marzo 8, 2012 alle 2:37 PM

        almeno parte questa bonifica.

        da La Nuova Sardegna, 8 marzo 2012
        Via alla bonifica della darsena. Ordinanza firmata. Precise direttive per Sindyal e Polimeri Europa. La prima fase dell’intervento avrà una durata di nove mesi Mobilitate anche Arpas e Asl. (Pinuccio Saba)

        PORTO TORRES. Il sindaco Beniamino Scarpa ha firmato l’ordinanza con la quale si da il via libera alla bonifica della darsena servizi del porto industriale. La bonifica sarà eseguita dalla Sindyal, in seguito all’accordo raggiunto con l’amministrazione comunale.
        «Siamo soddisfatti per il risultato raggiunto al termine di una lunga trattativa con i vertici di Sindyal e Polimeri Europa – commenta Beniamino Scarpa -. Ora si potrà mettere in sicurezza tutta l’area della darsena, pesantemente contaminata dal benezene, una situazione che aveva portato all’interdizione dell’area fin dall’agosto di due anni fa».
        L’intervento di bonifica dovrà essere però precedeuto da ulteriori accertamenti sia nello specchio acqueo della darsena sia nelle banchine con prelievi e analisi dei campioni provenienti dal sottosuolo e dalla falda acquifera. Un’altra analisi riguarderà l’eventuale presenza di sostanze gassose in prossimità dei punti di carotaggio, situazione che dovrà essere continuamente monitorata.
        L’ordinanza del sindaco è piuttosto articolata poiché contiene tutte le indicazioni e le prescrizioni emerse nel corso delle diverse conferebze di servizio che si sono tenute nei mesi scorsi. Per questa ragione è previsto che venga verificata la presenza di vecchie tubazioni interrate che dovranno essere videoispezionate. Tubazioni che, se presenti, dovranno pioi essere messe in sicurezza. L’eventuale scavo, inoltre, potrà servire a verificare la fattibilità di una trincea drenante da realizzare in prossimità della banchina settentrionale del piazzale della darsena.
        La contaminazione del bacino è dovuta principalmente all’acqua di falda che in quel punto, all’esterno dello stabilimento petrolchimico, non è interessata dall’azione di drenaggio e trattamento del Taf e del depuratore consortile. Per questa ragione Sindyal dovrà installare sistemi di prelievo in corrispondenza dei pozzi piezometrici, così da recuperare l’acqua contaminata da inviare al Taf.
        La prima fase dell’intervento dovrà durare nove mesi, nove mesi che serviranno per avere un quadro quanto più completo ed esatto possibile della contaminazione della darsena. Una fase durante la quale Arpas e Asl potranno avere libero acecsso all’area per accertamenti e verifiche, in contradditorio con Sindyal, che i due organismi di controllo riterranno opportuno effettuare.
        Con l’ordinanza firmata da Beniamino Scarpa si sono poste le basi che dovrebbero portare alla soluzione di un problema vecchio di anni, la famosa “polla” che qualcuno voleva addirittura di origine vulcanica. La svolta arriva nella primavera di due anni fa, quando sulla banchine della darsena arrivano prima i tecnici del vigili del fuoco e, subito dopo quelli dell’Arpas e dell’Asl di Sassari. Controlli che confermano la pesantissima contaminazione dell’area della darsena, soprattutto benzene che arrivare a superare di duemila volte la soglia massima prevista dalla legge.
        Una situazione talmente compromessa che, dopo una serie di ulteriori accertamenti, aveva obbligato Beniamino Scarpa a firmare una serie di ordinanze di interdizione dell’area, provvedimento che aveva obbligato le aziende che si affacciano sulla darsena a cercare una nuova sistemazione (peraltro non ancora trovata) o a cessare l’attività.

  15. marzo 24, 2012 alle 3:03 PM

    come volevasi dimostrare.

    da La Nuova Sardegna on line, 24 marzo 2012
    Il Comune blocca i cantieri della chimica verde.
    Il comune di Porto Torres ha sospeso le concessioni edilizie per i primi due impianti. Bisogna risolvere il problema della contaminazione delle acque di falda: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/03/24/news/il-comune-blocca-i-cantieri-della-chimica-verde-5728606

  16. aprile 1, 2012 alle 10:26 am

    da La Nuova Sardegna, 1 aprile 2012
    «Pronti a spostare il progetto Matrìca». La manager Catia Bastioli vuole chiarezza sull’improvvisa sospensione delle licenze per le strutture.
    CHIMICA VERDE» Il FUTURO DI PORTO TORRES. E’ la partita più importante del dopo Sir. La prima reazione. Abbiamo successo ovunque e tutti ci tirano la giacca. Possiamo lasciare l’isola, ma il Comune dovrà darci delle spiegazioni. (Gianni Bazzoni)

    L’Area di crisi di Porto Torres, Sassari e Alghero non è mai stata così in crisi. Tagli di posti di lavoro tutti i giorni, anche nei santuari che sembravano inattaccabili, aziende che chiudono battenti e sistemi consolidati che crollano come se non avessero mai avuto fondamenta. Il territorio si gioca la partita più importante del dopo Sir, anche perchè bisogna fare i conti con l’andamento dell’economia mondiale e evitare di perdere tempo in discussioni che spesso sono più da bar che da tavoli di programmazione. La Regione finora ha risposto soprattutto con slogan, si è fidata spesso del governo centrale che ha piazzato soluzioni che non hanno mai germogliato. La vertenza Vinyls su tutte, una vergogna che grida vendetta. All’ultima riunione del comitato per l’Area di crisi ha partecipato l’assessore regionale alla Programmazione Giorgio La Spisa (nella foto) che ha indicato tra le priorità la green economy, la nautica, la filiera agro-alimentare, lo sviluppo del turismo e l’Asinara. Bene, su tutti questi temi – a parte gli slogan – non c’è quasi niente. Il progetto della chimica verde dopo le sfilate di rito è stato bloccato, il Parco dell’Asinara rischia di chiudere senz’acqua potabile e senza la linea marittima che la Regione ha stoppato. Serve altro? (g.b.) di Gianni Bazzoni wSASSARI E’ appena tornata dalla Danimarca, dove ha parlato di chimica verde e bio-economia. E ha citato con entusiasmo la sfida lanciata in Sardegna, a Porto Torres, per cambiare volto a un sito inquinato che, altrimenti, sarebbe abbandonato a se stesso. E ci tiene a dire che l’Unione Europea ci crede, «noi d’altronde ci abbiamo messo la faccia». Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont e di Matrìca – la joint venture con Eni che scommette sulla chimica innovativa – parla per la prima volta dopo la brusca interruzione delle procedure autorizzative. In particolare a seguito della decisione del Comune di Porto Torres di sospendere – con un atto dirigenziale – le concessioni per l’apertura dei cantieri. E’ un po’ preoccupata, ma anche fiduciosa. «Non so se sono venute meno tutte le volontà che avevano consentito di fare bene finora, se così fosse è giusto saperlo. Anche perchè il progetto sta riscuotendo grande interesse in tutto il mondo, ci tirano la giacca ovunque. Quindi non c’è alcuna difficoltà a realizzarlo da altre parti, abbiamo l’imbarazzo della scelta. Crediamo però che ci siano tutte le condizioni per fare bene le cose a Porto Torres». L’amministratore delegato di Novamont si sofferma anche sulla recente notizia del maxi-deposito costiero di carburanti che torna all’orizzonte tra le polemiche. E dice la sua. «E’ evidente che è incompatibile con la chimica verde, per noi sarebbe un problema convivere con una situazione del genere. Dobbiamo andare nella direzione della bio-economia, tutti insieme, senza contraddizioni». Il confronto a distanza è in atto ormai da mesi, e forse nel conto c’era anche la “sorpresa” dei giorni scorsi: la decisione del Comune di Porto Torres, con un atto dirigenziale (firmato da un ufficiale della polizia municipale), di sospendere le concessioni già rilasciate dopo le procedure espletate positivamente dallo Sportello unico. «Non capisco quale sia il problema, non vedo che cosa possa essere cambiato rispetto a quanto tutti conosciamo. Io quando sono arrivata a Porto Torres sapevo che la situazione era complicata, che la falda era inquinata. E per questo è stato messo a punto un progetto di bonifica, approvato con decreto dal ministero dell’Ambiente. I due interventi devono viaggiare in contemporanea. Qual’è la novità? Per noi la situazione può andare avanti tranquillamente con l’assegnazione degli appalti». Catia Bastioli, la donna manager che ama l’ambiente e ripudia la plastica, non sottovaluta il lavoro di nessuno, ci tiene a dire che «in questa vicenda così delicata non ci sono trucchi, tutto avviene con assoluta trasparenza e alla luce del sole. Il compito è pesante, ma la bio-raffineria di terza generazione è nell’interesse dell’Unione Europea e l’Italia deve essere in grado di portare avanti il progetto in tempi rapidi e con scelte di qualità». Su quello che sta succendendo al Petrolchimico, Catia Bastioli è certa che il ministero dell’Ambiente nei prossimi giorni prenderà una decisione e consentirà l’avvio immediato dei lavori. «Tutti sapevano che i terreni interessati dall’intervento non sono contaminati, così come si sapeva che ci sono dei problemi nella falda, che è dinamica e quindi la correzione deve avvenire a monte. E’ giusto che i controlli vadano fatti, la presenza di inquinamento in due piezometri su cinque ha portato anche a intensificare i controlli suolo-aria che hanno dato esito pari a cinque ordini di grandezza inferiori rispetto ai limiti di accettazione. Non esistono, quindi, dal nostro punto di vista, elementi che possano fare scattare un blocco. Siamo sbarcati con tutta l’energia e la voglia di fare nel sito di Porto Torres e finora è stato fatto bene. C’è un progetto credibile, che non è solo tecnico. Esistono tutti i presupposti e spero che nessuno voglia bloccare questo tipo di iniziativa». Il progetto della chimica verde rappresenta per Porto Torres una opportunità straordinaria, anche perchè lega insieme tutte le attività per le bonifiche e apre la strada a iniziative emergenti nel campo della bio-economia. «Certo, qualora dovessimo rilevare che non ci sono più le volontà che erano alla base delle intese con il territorio, allora non possiamo che prenderne atto. C’è il mondo intero che guarda alle nostre attività. E’ una questione di leadership, non possiamo perdere tempo: se non c’è più la volontà per andare avanti insieme ce lo dobbiamo dire chiaramente, senza esitazioni. Io resto fiduciosa, non mi attendo ostacoli in questa direzione ma solo collaborazione per risolvere i problemi. Abbiamo dimostrato che finora ce l’abbiamo fatta e nei tempi che volevamo. Spero si vada avanti in questa direzione, la bio-economia si lega al Parco nazionale dell’Asinara, non è un ostacolo per il turismo. Forse bisogna solo crederci».

  17. maggio 8, 2012 alle 2:43 PM

    da La Nuova Sardegna, 8 maggio 2012
    Il Pd chiede a Cappellacci la verità su Prato. Scontro sulla consulenza «gratuita» dell’ex assessore per il progetto sulla chimica verde. (Alfredo Franchini)

    CAGLIARI. Andrea Prato, l’ex assessore all’Agricoltore, scrittore e autore di testi teatrali, non convince il Centrosinistra nel suo nuovo ruolo di consulente «a titolo di amicizia per Cappellacci», come ha egli stesso dichiarato sulla Nuova di domenica. A denunciare che «persone estranee all’amministrazione contattavano aziende agricole» era stato il consigliere del Pd Luigi Lotto, poi Prato ha ammesso di essere lui. A che titolo? «D’amicizia». Luigi Lotto commenta: «Siamo alla farsa. Va dagli agricoltori, in rappresentanza di Cappellacci, senza alcun incarico ufficiale a fare proposte sulla coltivazione dei loro terreni per fornire semi oleosi agli stabilimenti di bioplastiche di Porto Torres, ma davvero il mondo agricolo sardo può essere consegnato mani e piedi a delle persone estranee alla propria realtà»? Lotto si chiede quali siano i risultati della sperimentazione in atto e in che modo sia stata coinvolta l’Università di Sassari e le agenzie Agris e Laore in un progetto di sperimentazione. L’avvio della chimica verde coinvolge il territorio, i sindaci, la Provincia: «Può essere affidato a un privato cittadino che non si sa a chi risponda»? chiede Lotto. Andrea Prato è nato a Cosenza 47 anni fa, nel 2000 è diventato imprenditore in proprio, socio di Amalattea. Assessore all’agricoltura con la giunta Cappellacci, ha saldi legami anche con la Lega di Bossi. Esaurito l’incarico di assessore diventa presidente di Sardegna Co2 su cui ieri Pietro Cocco e Francesca Barracciu (Pd) hanno presentato un’interrogazione per sapere quale sia l’atto formale di incarico e l’ammontare del compenso. Sardegna Co2 è una società attivata dalla Regione con il compito di abbattere progressivamente le emissioni di anidride carbonica coinvolgendo le amministrazioni pubbliche, le imprese, i privati con l’obiettivo di indirizzarli verso una riconversione dei vecchi processi produttivi verso la green economy. Prato ha scritto due libri, tra cui Meglio un contadino laureato che un avvocato disoccupato, e di recente è stato protagonista del testo teatrale l’Onorevole Sciupone a sostegno del referendum anticasta contro le Province. «L’onorevole Sciupone», spiega Prato, «è un politico che vuole che non cambi niente, convinto che i soldi del bilancio debbano essere della Casta». Ma la verità su Prato teatralmente non è così realista, è più pirandelliana e il sardista Paolo Maninchedda attacca: «Prato, non ricordabile per l’eccellenza dei suoi risultati, gira la Sardegna con uno spettacolo orientato a capitalizzare elettoralmente l’antipolitica, a rappresentare Prato come cittadino produttivo e i politici come sciuponi, ignoranti, parassiti». Maninchedda affonda a proposito di risorse erogate: «Non sopporto le ipocrisie e la demagogia a buon mercato. Chiedete a Prato notizie di una società di comunicazione e, se dovesse conoscerla, ci spieghi se ha ricevuto incarichi durante il suo mandato assessoriale».

  18. maggio 23, 2012 alle 2:55 PM

    A.N.S.A., 22 maggio 2012
    Chimica verde a P.Torres, verso apertura cantieri Matrica. Via libera ministero Ambiente a fase 1 per riconversione: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2012/05/22/Chimica-verde-P-Torres-verso-apertura-cantieri-Matrica_6914087.html

    da La Nuova Sardegna, 23 maggio 2012
    Porto Torres, c’è il via ai cantieri. Ok da Roma alla chimica verde. E alle Olimpiadi di Londra si useranno stoviglie ecologiche Novamont. (Gianni Bazzoni)

    PORTO TORRES Nel giorno in cui arriva la notizia che le stoviglie ecologiche e compostabili che imbandiranno le tavole delle Olimpiadi di Londra 2012 saranno realizzate in Mater-Bi (il polimero biodegradabile brevettato da Novamont), il ministero dell’Ambiente e Tutela del territorio e del mare ha dato il via libera definitivo al progetto dalla chimica verde a Porto Torres. Il dirigente generale, l’avocato Maurizio Pernice, ha firmato l’autorizzazione con la quale i terreni della zona meridionale del settore A dello stabilimento Syndial – bloccati dopo una segnalazione preventiva di Asl e Spresal – sono stati «restituiti all’uso». L’avvio dei cantieri della Fase 1 sarà immediato. Il procedimento conferma che l’area – sulla quale si erano già espressi favorevolmente Regione, Provincia di Sassari e Arpas – rientra nel progetto di bonifica già approvato e prevede, tra l’altro, il monitoraggio delle acque di falda e tutti gli accertamenti necessari per garantire gli interventi in sicurezza e scongiurare ogni eventuale possibile rischio per la salute dei lavoratori impiegati nell’attuazione dei progetti. Proprio ieri pomeriggio, pochi minuti prima della notizia romana, era trapelata l’indiscrezione sulle posate italiane alle Olimpiadi di Londra. Una conferma ulteriore del campo di applicazione dei prodotti realizzati in Mater-Bi, il polimero biodegradabile brevettato Novamont. La joint con Eni Versalis per Matrìca, mirata alla creazione del polo della chimica verde a Porto Torres, dunque, si arricchisce di nuovi elementi e disegna le strategie possibili per lo sviluppo dei prodotti sul mercato mondiale. La decisione del ministero dell’Ambiente era attesa ormai da giorni, anche perchè c’era la conferma degli studi depositati dagli esperti incaricati per gli accertamenti supplementari. Ora non dovrebbero esserci più ostacoli e l’apertura dei cantieri nel Petrolchimico di Porto Torres consentirà di dare corso anche alle altre iniziative che erano rimaste congelate e segnate da una condizione di preoccupante incertezza. Il presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci, ieri sera ha parlato di «nuovo passo importante verso la conversione di Porto Torres nel più grande polo per la chimica verde d’Europa, che giunge a poco meno di un anno dalla firma del protocollo d’intesa». Il Governatore, così come l’assessore all’Ambiente Giorgio Oppi, ha detto che si tratta di «un progetto all’avanguardia, una grande opportunità per i risvolti sul piano occupazionale, per le interazioni con il comparto agricolo e per gli aspetti legati alla ricerca e all’innovazione». Soddisfazione ha espresso anche il sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa: «Finalmente la chimica verde può ripartire, provvederemo subito a mettere in atto le procedure per consentire la realizzazione degli impianti».

  19. maggio 30, 2012 alle 2:43 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 30 maggio 2012
    Chimica verde, aperto il cantiere del polo più grande d’Europa.
    Porto Torres, dopo il via libera del ministero dell’Ambiente hanno preso il via i lavori: 500 milioni di investimento. Porto Torres, dopo il via libera del ministero dell’Ambiente stamane hanno preso il via i lavori, ma sono stati subito bloccati dalla Asl: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/05/30/news/chimica-verde-aperto-il-cantiere-del-polo-piu-grande-d-europa-1.5178389

  20. giugno 7, 2012 alle 2:50 PM

    da La Nuova Sardegna, 7 giugno 2012
    Polo verde, a settembre nasce la bioraffineria. Materie plastiche compostabili e biodegradabili dai cardi. A luglio l’accordo tra Novamont e gli agricoltori del Sassarese. Un incontro con Coldiretti. (Pasquale Porcu)

    SASSARI. Produrre materie plastiche dai cardi? Non è una bizzarria. E’ un progetto industriale al quale sta lavorando a Porto Torres la società Matrica, costituita al 50% da Versalis (ex Polimeri Europa) e al 50% da Novamont . L’obbiettivo è ottenere delle bioplastiche compostabile e biodegradabili. Una scelta dettata dal progressivo calo nella disponibilità di petrolio e dalla esigenza sempre più urgente di rispettare l’ambiente. Sulla produzione di Mater B (così si chiama la plastica ottenuta da biopolimeri) esiste un brevetto Novamont che colloca l’azienda italiana all’avanguardia nel mondo. Il primo mattone della bioraffineria di Porto Torres verrà posta a settembre, ma nel frattempo è già stata avviata la produzione di cardi. Per ora solo una quindicina di ettari nella zona di Ottana («La localizzazione della coltivazione – precisano i dirigenti Novamont–non ha nulla a che vedere con l’insediamento industriale in quella zona»). Ma prestissimo gli ettari coltivati a cardo saranno 300, giusto per iniziare. E in prospettiva potrebbero aumentare già a partire dal 2013. La filosofia dell’operazione è stata illustrata nei giorni scorsi ai dirigenti sardi Coldiretti. Per la Novamont era presente Michele Falce responsabile della parte agronomica del progetto, Felice Lo Faso, della divisione Polimeri e Andrea Di Stefano delle Relazioni esterne dell’azienda. «Si è trattato– spiega Luca Saba, direttore regionale di Coldiretti– di una missione esplorativa da parte di Novamont. collaborazione con Coldiretti dell’Umbria. L’incontro ci è servito per capire meglio che cosa stia succedendo in questo settore, almeno per quanta la parte agricola. Noi ci riserviamo di dare un giudizio definitivo quando vedremo a luglio dopo l’assemblea in cui ci sarà il contatto diretto tra Novamont e agricoltori».Novamont intanto non si sbilancia. Inutile chiedere cifre e previsioni. Prima, dicono i responsabili del progetto, bisogna aspettare i risultati della sperimentazione. «Abbiamo ottenuti buoni risultati col girasole che non potremo proporre in Sardegna poichè richiede una buona irrigazione, – dice Michele Falce– a Terni lo sperimentiamo da un po’ di tempo con successo. A Porto Torres puntiamo sul cardo da cui estraiamo un olio che ci consente di ottenere i bio monomeri dai quali, per polimerizzazione, otteniamo le bioplastiche. Abbiamo motivo di ritenere che la sperimentazione andrà bene. Vedremo alla prova dei fatti». Dalle bioplastiche (il marchio commerciale è Mater Bi@) si creano shopper, sacchi per la spazzatura, film per alimenti e perfino posate (come quelle che si useranno alle Olimpiadi di Londra). Condizione essenziale per la realizzazione del progetto è che si usino sostanze a basso impatto ambientale dalle quali ricavare biomasse con cui alimentare la centrale che darà energia all’impianto. Uno dei sottoprodotti di lavorazione saranno farine proteiche da destinare all’alimentazione animale.Tutto bene, dunque? Non proprio. C’è chi è scettico sul fatto che si voglia coltivare una pianta infestante come il cardo. Come cambierà il paesaggio? E se le biomasse dei cardi non fossero sufficienti ad alimentare la centrale, quale combustibile si userà?

    IL PIANO MATRICA. Investimenti per 700 milioni e 100 occupati.

    SASSARI. Si chiama Matrica la società nata da Polimeri Europa (controllata da Eni) e Novamont . A Porto Torres è previsto un investimento complessivo di 500 milioni di euro ai quali si aggiungono altri 200 circa per la realizzazione della centrale a biomasse.Matrìca è presieduta da Daniele Ferrari, Ceo di Polimeri Europa, mentre Catia Bastioli è amministratore delegato. Il target della joint venture sarà il mercato mondiale dei biochemicals (bio-intermedi, bio-plastiche,bio-lubrificanti e bio-additivi). Un fondamentale elemento di innovazione del progetto sarà l’integrazione di filiera con lo sviluppo in loco delle colture agricole, in sinergia con le produzioni alimentari,Polimeri Europa promette di convertire la produzione di Porto Torres in monomeri e polimeri “bio”: tutti gli impianti di petrolchimica tradizionale del sito, ad eccezione delle gomme nitriliche . L’occupazione complessiva dell’intero sito di Porto Torres prevederà a regime (2015-2016) un incremento occupazionale di circa 100 persone passando dagli attuali 582 occupati a 685.

  21. luglio 1, 2012 alle 7:05 PM

    da La Nuova Sardegna, 1 luglio 2012
    Chimica verde, via ai cantieri di Matrica. Forse già mercoledì potrebbe arrivare il via libera per la realizzazione dei primi due impianti previsti dal progetto: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/07/01/news/chimica-verde-via-ai-cantieri-di-matrica-1.5344327

  22. luglio 10, 2012 alle 2:57 PM

    da La Nuova Sardegna, 10 luglio 2012
    Chimica verde, riprendono i lavori. Stop di quattro mesi per la presenza di idrocarburi. Cappellacci: «Un progetto sul quale l’isola deve poter contare». (Pinuccio Saba)

    PORTO TORRES. Dopo quasi quattro mesi di stop, ieri mattina sono ripresi i lavori per la costruzione dei primi due impianti, sei sette previsti, di Matrìca. Lavori che, in realtà, non erano mai iniziati perché proprio la mattina prevista per la firma dei contratti fra Matrìca e le imprese che avrebbero dovuto accantierarsi era arrivato lo stop da parte del Dipartimento prevenzione dell’Asl numero 1 di Sassari che aveva espresso parere negativo alla «restituzione all’uso della zona sud dell’area “Polo chimica verde”, detta anche area Newco» poichè i risultati delle analisi effettuate in cinque pozzi piezometrici avevano accertato la presenza di idrocarburi nell’acqua di falda. Un dato più che conosciuto, visto che Sindyal e Polimeri Europa avevano già completato le caretterizzazioni dell’intera zona di loro competenza e che ricade all’interno del Sito di interesse nazionale. Dati che erano stati analizzati anche nel corso dell’ultima conferenza di servizi che aveva dato il via libera al progetto Matrìca, servita anche a dettare le ultime prescrizioni che l’azienda stava mettendo in pratica. «Quello di Matrìca – ha detto il presidente della Regione UgoCappellacci – è un piano al quale azienda, istituzioni e rappresentanti sindacali e del territorio hanno lavorato con costanza, coraggio e lungimiranza. È un progetto che ben si inserisce nel contesto delle politiche regionali finalizzate a promuovere impresa e lavoro nel rispetto del nostro patrimonio ambientale e paesaggistico e che ruotano intorno al progetto Sardegna “CO2.0” con il quale miriamo a produrre energia da fonti rinnovabili per almeno il 20 per cento entro il 2020 e il 35 per cento entro il 2030. A poco più di un anno dalla firma del protocollo d’intesa – ha concluso il presidente – e a pochi mesi dal primo passo compiuto con l’apertura del centro di ricerca si passa ora alla messa in opera del progetto». «Esprimo viva soddisfazione per la riapertura dei cantieri. Sono sicuro che i lavori ora procederanno speditamente e senza altri intoppi – ha commentato il sindaco Beniamino Scarpa –. L’innovativo progetto della chimica verde è strategico per il futuro del sito produttivo di Porto Torres e la nostra amministrazione comunale l’ha sostenuto sin dall’inizio, quando ancora prevaleva lo scetticismo generale. La ripresa delle attività di cantiere è frutto del lavoro silenzioso e pragmatico che abbiamo portato avanti in queste settimane. L’avvio del cantiere – ha concluso il sindaco – è un fatto importantissimo per la nostra comunità e per lo sviluppo di tutta l’area produttiva turritana».

  23. luglio 17, 2012 alle 2:46 PM

    da L’Unione Sarda, 17 luglio 2012
    Matrìca apre il primo cantiere e conferma il trasferimento della sede a Porto Torres. Chimica verde, al via i lavori. I vertici della società: impianto pronto entro luglio 2013. (Franco Ferrandu): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_146_20120717083309.pdf

    da La Nuova Sardegna, 17 luglio 2012
    Aprono i cantieri green. Matrìca assume aPortoTorres,da spendere subito 39 ml. (Pier Giorgio Pinna): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120717083243.pdf

  24. settembre 1, 2012 alle 10:50 am

    e quanti cardi ci vogliono?

    da La Nuova Sardegna, 1 settembre 2012
    Chimica verde, via alla sperimentazione. Matrìca ha avviato la raccolta dei cardi per valutare la quantità e la qualità dell’olio da destinare alla prima produzione. (Pinuccio Saba)

    PORTO TORRES. Un altro piccolo passo in direzione della tanto agognata chimica verde è stato mosso ieri mattina nelle campagne di Porto Torres. È infatti iniziata la raccolta dei cardi nei campi sperimentali messi a dimora da Matrìca lungo che strada che costeggia l’area industriale. La raccolta meccanizzata ha consentito di recuperare diversi quintali di cardi, raccolta che proseguirà nei prossimi giorni anche negli altri campi(in tutto 13 ettari) messi a dimora da Matrìca ma che avranno solo un carattere sperimentale. Il pallino passa infatti adesso nelle mani dei ricercatori del laboratorio realizzato da Matrìca (il primo impianto della chimica verde inaugurato lo scorso anno) che adesso dovranno analizzare e valutare quantità e qualità degli olii vegetali che possono essere estratti dai cardi e che serviranno per le prime poduzioni. Il progetto di Matrìca (la new company formata da Eni Versalis e Novamont), procede nonostante le tante difficoltà soprattutto di carattere burocratico affrontate negli ultimi mesi. Dopo il lungo stop imposto dalle autorità sanitarie, solo lo scorso 6 luglio è iniziata la costruzione dei primi due impianti (ne sono previsti sette) che ha consentito alle imprese di richiamare al lavoro i propri dipendenti finiti in cassa integrazione. In questa prima fase sono stati impegnati i lavoratori edili ma a breve sarà la volta dei metalmeccanici e infine degli elettromeccanici. Una boccata di ossigeno in un territorio devastato dalla disoccupazione che vede nel progetto della chimica verde la possibilità di non cancellare la chimica dal polo industriale portotorrese. Un progetto da 500 milioni di euro, come confermato anche di recente dai vertici di Matrìca , che a regime dovrebbe occupare 700 lavoratori. Le prospettive di mercato ci sarebbero tutte, hanno ripetuto in passato i ricercatori di Matrìca. La richiesta di materia plastiche completamente biodegradabili è in crescita e il procedimento messo a punto da Novamont, che detiene i brevetti per la realizzazione del polimero di base, il Mater-Bi, dovrebbe consentire alla new company di ritagliarsi un’importante fetta di mercato. Un programma ambizioso, quello di Matrìca, che non nasconde la volontà di realizzare a Porto Torres un centro di valenza mondiale per la materie plastiche biodegradabili. La raccolta di ieri mattina, che ha attirato l’attenzione di decine di curiosi che si sono assiepati lungo la strada provinciale che collega PortoTorres con Stintino, non servirà solo alla valutazione del prodotto ottenuto ma anche a individuare gli eventiali problemi e le conseguenti soluzioni.

  25. settembre 1, 2012 alle 2:21 PM

    su Il Manifesto Sardo, n. 128, 1 settembre 2012
    L’inganno si tinge di verde. (Marcello Madau): http://www.manifestosardo.org/?p=14873

  1. luglio 7, 2012 alle 10:44 am

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