Home > beni culturali, coste, difesa del verde > Sella del Diavolo, quando si scopre l’acqua calda e si dimenticano troppe cose.

Sella del Diavolo, quando si scopre l’acqua calda e si dimenticano troppe cose.


Alcune volte si leggono delle prese di posizione tanto categoriche quanto disinformate o fuorvianti da lasciare interdetti. E’ il caso delle “proposte” avanzate da Stefano Gregorini dell’Urban center di Cagliari sul “parco urbano” della Sella del Diavolo pubblicate su L’Unione Sarda del 13 agosto 2011. 

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra fin dal 2003 hanno realizzato a proprie spese (su autorizzazione delle Amministrazioni Militari titolari dell’area) il sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo, a Cagliari, uno dei gioielli naturalistici e storici della Sardegna e di tutto il Mediterraneo.  A partire dal 2005 le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico promuovono sul caratteristico sentiero dai pallini verdi escursioni guidate per cagliaritani e turisti di ogni età. Grazie alle informazioni fornite da Cristiana, Laura, Francesca, le nostre guide ecologiste, ormai più di 7.500 escursionisti in oltre 150 visite guidate hanno potuto così conoscere i valori storico-culturali, ambientali, paesaggistici di un tesoro di natura e storia a due passi da Cagliari.   A esso è dedicato lo specifico blog http://selladeldiavolo.wordpress.com/.

Ovviamente, come ricorda l’Urban center, non “può bastare”, ma dimostrò ai cagliaritani che era possibile visitare la Sella del Diavolo senza quelle pesanti opere pubbliche (una bella funivia) che l’Amministrazione comunale cagliaritana (sindaco Mariano Delogu) voleva realizzare, preludio di quella “valorizzazione turistica” forse tanto cara anche all’Urban center.    Stefano Gregorini – che pure illustra alcune proposte sul turismo a Cagliari generali e condivisibili – non ne parla, come evita accuratamente di citare le due Associazioni ecologiste. 

Cagliari, la Sella del Diavolo si protende verso il Golfo degli Angeli

Poco male.  Si riscatta subito dopo citando quello splendido esempio di sperpero di soldi pubblici costituito dal progetto promosso dal Comune di Cagliari che ha visto – grazie alla legge regionale n. 37/1988, art. 19 – numerose attività (realizzazione di un libro, scritto da un docente di botanica e, soprattutto, da un dirigente comunale, costituzione di una cooperativa, corsi di formazione professionale, ecc.), fra cui spicca una sentieristica poco segnata dal curioso nome di “piste” (“pista” di che? Di go-kart?), finora sconosciuto nella sentieristica di tutta Italia, dove ci si accontenta di banalissimi “sentieri”, “percorsi” e termini analoghi.

Sella del Diavolo, le improbabili "piste"

Ben 516 mila euro (1 miliardo di vecchie lire) per non fare nulla di veramente duraturo ed efficace per la salvaguardia della Sella del Diavolo.   Stefano Gregorini, dell’Urban center, se ne dimentica oppure non è mai stato sulla Sella del Diavolo.   Oppure ancora – ma ci auguriamo proprio di no – continua in quella imperterrita opera di fiancheggiamento delle varie iniziative della vecchia amministrazione comunale Floris per lanciare e sostenere la candidatura di Massimo Fantola a sindaco di Cagliari per la coalizione di centro-destra (e l’amorevole attenzione de L’Unione Sarda potrebbe far propendere per questa tesi).  Le elezioni comunali di Cagliari sono passate da un bel pezzo e Massimo Fantola ha perso.  Qualcuno lo ricordi.

Un’ultima cosa.  Per la Sella del Diavolo è prevista la realizzazione di una riserva naturale regionale ai sensi della legge regionale n. 31/1989.  Non un semplice “parco urbano”.   Ne prendano nota tutti, pure l’Urban center.

Gruppo d’Intervento Giuridico

pannello del sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo

da L’Unione Sarda, 13 agosto 2011

Urban center, la proposta. Sella del Diavolo. Un parco sul promontorio. Stefano Gregorini.

Millenni di storia e narrazioni mitologiche hanno accompagnato la Sella del Diavolo fino ai nostri giorni. Il monumento naturale simbolo della città è un tesoro che conserva testimonianze fin dal neolitico, luogo sacro e postazione strategica dove la natura più selvaggia ha uno sguardo sulla città e sul mare. Sulle tracce dei percorsi preesistenti due associazioni ambientaliste hanno realizzato, dal 2003, un sentiero naturalistico ed archeologico, attraversato in questi anni da migliaia di cittadini. Può bastare? Cagliari, sempre più affacciata sullo scenario turistico europeo e mediterraneo deve saper innanzitutto valorizzare il proprio patrimonio ed aumentare la propria attrattività. La Sella del Diavolo rappresenta, potenzialmente, la culla di una narrazione che accompagnerebbe i turisti alla scoperta della città e dei suoi gioielli ambientali.

Dal 2006, su iniziativa di Francesco Lecis, presidente dell’Associazione italiana naturalisti, è stato avviato un progetto per valorizzare il promontorio. Lo scopo è renderlo area di rilevante interesse naturalistico, dove si tenderebbe principalmente a conservare e ricostruire la condizione di naturalità, preservando gli equilibri ecologici esistenti. Un parco protetto all’interno della città che segua uno sviluppo ecosostenibile e che recuperi il patrimonio archeologico e floristico, oggi in stato di decadenza ed abbandono. La prima fase del progetto ha avviato, con 500 mila euro di finanziamenti, studi sulla flora e sulla fauna, la creazione di una cooperativa di giovani di Sant’Elia, una bonifica e la realizzazione di un libro e di un documentario.

Iris planifolia

L’area vanta inoltre la presenza di due siti di importanza comunitaria che fornirebbero le chiavi per finanziamenti europei. Il progetto prevede anche una fascia marina protetta che si estende per 500 metri tra Marina Piccola e il vecchio borgo di Sant’Elia. Per gestire questo nuovo parco urbano, in una prima fase di definizione delle linee guida, sarebbe sufficiente una struttura leggera per evitare la creazione dell’ennesima macchina burocratica.  L’area potrebbe essere collegata al Molentargius e al Poetto, creando nuove sinergie e rapporti virtuosi in una vasta fascia che garantirebbe al cittadino ed offrirebbe al turista la possibilità di vivere il mare, lo stagno e la montagna. Sarebbe inoltre un nuovo tassello per la riqualificazione del quartiere di Sant’Elia, oggi angolo della città dimenticato che aspetta da anni importanti interventi strutturali.

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Occhio nudo
    agosto 15, 2011 alle 8:43 pm

    io ci farei un urban pizzery, o un urban gelatery, da affiancare alle urban piste (pron. “paiste”). P.S. troppa grazia riportare l’articolo integrale.

  2. agosto 16, 2011 alle 10:06 am

    stefano gregorini è un signore molto confuso e raramente in buona fede, cosa che dimostra ogni volta che apre bocca, ogni volta. “Sarebbe inoltre un nuovo tassello per la riqualificazione del quartiere di Sant’Elia, oggi angolo della città dimenticato che aspetta da anni importanti interventi strutturali.”
    mi chiedo quali siano gli interventi strutturali per esempio, una cosettina leggera nella tradizione del parco della musica magari, che a lui e al PARTITO DEL Sì, piace tanto?
    l’urban center che potrebbe essere uno strumento importante in mano a dei presuntuosetti patetici che commentano i vari sfaceli cagliaritani con un sorriso compiaciuto perchè il cemento combatte il degrado.
    e mai dimenticare che se si vuole del verde e degli alberi, invece di protestare per il “parco” o meglio parcheggio della musica si può andare un po’ più in là verso via 28 febbraio che vuoi che sia…

  3. Federico
    agosto 16, 2011 alle 12:30 pm

    A me l’astio di questo articolo pare esagerato, innanzitutto perchè li ho letti entrambi e avendo scritto pure io nella medesima rubrica so che il limite che da l’Unione Sarda è di 2500 battute, quindi tante delle cose che qui vengono segnalate come omesse semplicemente non potevano essere inserite per motivi di spazio. Poi nell’articolo, così aspramente criticato, c’era solo l’intenzione di porre l’attenzione sulla carenza di servizi esistente nell’area. Penso, che ne so, un bagno? Poi una struttura leggera, per chi come Margherita non lo sa, è semplicemente una struttura non dotata di fondamenta e che quindi può essere tolta senza alcun impatto con la natura. Inoltre che c’entra il parco della musica? E soprattutto cosa c’entrano Delogu, Floris e Fantola? Io sono uno dei ragazzi dell’Urban Center eppure sono così “presuntuosetto” da scrivere un articolo o una conferenza per poi andarmi a spaccare la schiena a fare il cameriere tra un esame e l’altro e durante il mio lavoro ho pure visto Fantola cantare al karaoke e una volta Floris cazzeggiare con gli amici. Mi pare evidente che il sindaco ora sia un’altro e pure noi siamo rimasti al nostro posto. Alle prossime elezioni mancano anni e anni e ognuno di noi sarà già laureato e avrà trovato il proprio lavoro (visto che nessuno di noi prende 5 lire…). Spiegatemi adesso che senso avrebbe per noi difendere ex sindaci, Napoleone o Tutankhamon. Tutta gente che fa parte del passato e che se ne può fregare altamente delle nostre critiche. Io ho preso parte alle vostre escursioni (durante monumenti aperti) e considerata la bellezza del luogo pensate che 7500 accessi siano un buon numero o che si possa fare di meglio? Cagliari deve saper sfruttare le proprie ricchezze senza alterare il territorio e nell’articolo di Stefano non c’era niente di esagerato. E poi se riscontrate qualche imprecisione (cosa che può anche capitare, visto che non siamo infallibili e perfetti) basta farcelo notare e non scrivere articoli di pura critica ad una persona o ad un gruppo di persone che altro non hanno fatto se non cercare di puntare il riflettore su uno degli scorci più belli di Cagliari…

  4. agosto 16, 2011 alle 3:11 pm

    Federico, chiedo venia: non ho mai visto Fantola cantare al karaoke nè Floris cazzeggiare con gli amici, tuttavia il motivo della critica è chiarissimo: aver glissato su un elemento fondamentale. Il “progetto” osannato al centro dell’intervento dell’Urban center è costato alle casse pubbliche ben 516 mila euro per non produrre una briciola di tutela e di corretta valorizzazione per la Sella del Diavolo.
    Forse per voi sono bazzecole, per noi – che abbiamo volutamente investito qualche migliaio di euro nostri e continuiamo a svolgere attività volontaristica per la salvaguardia e la conoscenza dell’area – è un aspetto fondamentale. E’ uno degli esempi di pessimo uso dei soldi pubblici. Se non ve ne rendete conto non possiamo proprio farci nulla.
    A presto, sperando di collaborare per qualcosa di positivo per Cagliari.
    Stefano Deliperi

  5. Federico
    agosto 16, 2011 alle 4:40 pm

    Stefano Deliperi, era un modo per dire che chi è stato o sarebbe potuto essere sindaco ormai fa parte del passato e fa tutt’altro piuttosto che pensare a certe discussioni ed è per questo che non ha senso parlare delle mummie ma proiettarsi verso il futuro…per quanto riguarda le osannazioni di cui parla dove sarebbero? Questo è il pezzo di S. Gregorini dove viene nominato il finanziamento:
    “Dal 2006, su iniziativa di Francesco Lecis, presidente dell’Associazione italiana naturalisti, è stato avviato un progetto per valorizzare il promontorio. Lo scopo è renderlo area di rilevante interesse naturalistico, dove si tenderebbe principalmente a conservare e ricostruire la condizione di naturalità, preservando gli equilibri ecologici esistenti. Un parco protetto all’interno della città che segua uno sviluppo ecosostenibile e che recuperi il patrimonio archeologico e floristico, oggi in stato di decadenza ed abbandono. La prima fase del progetto ha avviato, con 500 mila euro di finanziamenti, studi sulla flora e sulla fauna, la creazione di una cooperativa di giovani di Sant’Elia, una bonifica e la realizzazione di un libro e di un documentario.”
    Mi scusi ma io non vedo nessuna osannazione: a me pare che sia un articolo giornalistico che si è limitato a descrivere un fatto avvenuto senza alcun giudizio nel merito, anzi Stefano G. ha pure usato i condizionali come “si tenderebbe”. A me pare una descrizione del tutto impersonale e priva di giudizi; che poi quei 500 mila euro siano stati spesi male è una cosa probabilissima e nessuno può saperlo meglio di lei. Però mi dica lei dove sta questa grande “osannazione” che ha motivato una risposta così tanto astiosa nei nostri confronti e magari le do pure ragione!
    Federico Matta

    • agosto 16, 2011 alle 6:51 pm

      Federico, non c’è proprio alcun “astio”. C’è una critica, doverosa per chi si occupa da tanti anni della difesa e della fruizione “sostenibile” (come fa tanto “in” dire) della Sella del Diavolo. Come già detto, il motivo della critica è chiarissimo: aver glissato su un elemento fondamentale. Il “progetto” al centro dell’intervento dell’Urban center è preso come “base” positiva (se non piace il termine “osannare”) “per valorizzare il promontorio”, per “renderlo area di rilevante interesse naturalistico”. Il progetto “lodato” è costato alle casse pubbliche ben 516 mila euro per non produrre una briciola di tutela e di corretta valorizzazione per la Sella del Diavolo.
      La Sella del Diavolo ha fondamentalmente bisogno di essere lasciata in pace, è già “area di rilevante interesse naturalistico” (è S.I.C. ed è destinata a riserva naturale regionale), non ha bisogno di “opere pubbliche” e, se l’obiettivo è quello meritorio di realizzare semplicemente se servizi igienici, basta realizzarli sulla stradina che conduce all’ex stabulario (oggi stabilimento balneare), all’inizio del sentiero.
      Sarebbe ora di voltare definitivamente pagina rispetto ai tanti costosi “errori” (per non dire altro) del passato.
      Non credi che sarebbe il caso di spendere qualcuna di quelle benedette 2500 battute per dirlo?
      Stefano Deliperi

      • Federico
        agosto 16, 2011 alle 10:13 pm

        Si ma io non capisco una cosa: siccome nell’ultimo anno sono stato all’estero lei si riferirebbe a lodi non presenti in questo articolo (visto che io non ne vedo…) ma quindi esposte pubblicamente in passato o in altre sedi? Inoltre a me pare ovvio che gli interventi servirebbero più che altro per la realizzazione di servizi (anche un baretto, un infopoint o un bagno…) all’inizio del percorso, o magari di una segnaletica o messa in sicurezza di alcuni punti…in tutte le aree archeologiche o naturalistiche di una certa importanza esistono e sono molto utili. Anche perchè sarebbe un modo per creare reddito, occupazione e rendere un servizio…se dal 2003 ad oggi le presenze sono state solo 7500 significa che ancora qualcosa non funziona. In ogni caso arrivare a pensare che Stefano G. abbia volontariamente omesso di citare associazioni ecologiste per promuovere politiche cementificatrici o altre balle varie a me sembra un’enorme film di fantasia che qualcuno si è fatto! Anzi direi che quest’articolo è basato solo sulla ripicca per il fatto di non essere stati menzionati. Sarebbe bastato commentarlo (o pure criticarlo) o rivolgersi direttamente ai diretti interessati in modo tale da poter chiedere delle spiegazioni anzichè scrivere delle assurdità campate per aria che possono attirare solo la gente come Margherita: una persona che ancora non ha capito la differenza tra ambientalismo e integralismo. (Tanto sarà Margherita Falqui o Herzefelde: gente sensitiva che critica a prescindere ancora prima di sapere come gli altri la pensino e che magari viene alle conferenze per dire stupidaggini e applaudirsi da sola di fronte all’incredulità di tutti gli altri cittadini presenti…)

  6. agosto 16, 2011 alle 10:21 pm

    Federico, divertiti a pensare quello che vuoi. La critica qui espressa è chiara e fondata su quanto riportato dall’Urban center. Tu non riesci a leggerlo? Padronissimo. Non ci possiamo far nulla. Buona notte e auguri per la tua arte divinatoria 😉
    Stefano Deliperi

  7. Grig forever
    agosto 17, 2011 alle 7:28 am

    Per chiarezza, premetto di essere sostenitrice del Grig da anni. Dunque, Federico, dal momento che mi sembri molto informato, mi spieghi come mai in quello spazio piccolino di nonsoquantebattute è stato possibile infilarci il nome di Francesco Lecis e dell’Associazione italiana naturalisti, che si è “svegliata” nel 2006 grazie ad un progetto finanziato (500mila euro??) e non c’è stato spazio per il Gruppo d’Intervento Giuridico e gli Amici della Terra che si erano già svegliati gratuitamente (anzi, a proprie spese) nel 2003? A me sembrerebbe un marchettone o una richiesta di ulteriori (cospicui) finanziamenti per valorizzare un bene che avrebbe bisogno sopratutto di tanta buona volontà.

  8. Francesco
    agosto 18, 2011 alle 2:05 pm

    Ogni volta che sento parlare della sella del diavolo mi viene sempre un senso di fastidio.
    Tutti si focalizzano sul valore indiscusso di quel promontorio che grazie alla presenza dei militari si e salvato dalle inevitabilli speculazioni edilizie.
    Nessuno invece parla del resto, della zona di Calamosca anch’essa intatta grazie alla presenza dei militari.
    Quella zona che va dalla caserma Ederle fino a San Bartolomeo, nessuno la immagina a parco.Eppure anche li il patrimonio ambientale è notevole.
    E qui sta il problema, ci hanno convinti che si puo fare un mini parco alla sella del diavolo, ma dopo la smilitarizzazione si puo’ cementificare calamosca.
    URGE a mio parere un progetto che unisca calamosca alla sella del diavolo, che di fatto sono un unico parco naturale di ineguagliabile valore.
    Le intenzioni sono invece quelle opposte, frazionare l’area di calamosca e distruggerla per i soliti interessi dei pochi.
    Bisognerebbe creare un progetto che non tenga conto degli attuali vincoli militari, che unifichi tutta l’area a parco, dove si possa creare almeno sulla carta quel polmone verde casualmente sopravvisuto alla distruzione come tutte le altre cose.

    Cosi facendo quando cercheranno di cementificare anche calamosca, la gente avrà piu’ chiaro la perdita alla quale tutta la città andrebbe incontro.

    Non ho alcuna fiducia nei confronti di una popolazione ignorante come quella cagliaritana, che si è fatta scippare una spiaggia di 14 km in silenzio, e che oggi si fa 1 ora di macchina per andare nelle spiagge limitrofe senza mai chiedersi il perchè, cmq bisogna provarci a tutti i costi
    Propongo un progetto pilota per il parco di calamosca:

    CALAMOSCA PARCO

    • agosto 18, 2011 alle 2:30 pm

      la riserva naturale regionale “Capo S. Elia” – di cui abbiamo parlato – prevede la tutela (legge regionale n. 31/1989, allegato A, scheda n. 26) proprio di tutto il compendio: Sella del Diavolo, Colle di S. Elia, Torre di Cala Mosca o dei Segnali, Forte di S. Ignazio, Cala Mosca.
      Anche a noi – come abbiamo sottolineato – un “parco urbano” appare estremamente riduttivo.

  9. agosto 25, 2011 alle 2:45 pm

    altri soldi pubblici per sostenere i soliti noti.

    “Le vie d’acqua e terra” escursioni all’interno del golfo di Cagliari. Il Servizio Politiche Comunitarie ha approvato la realizzazione dì due itinerari quella delle escursioni in goletta e quella delle escursioni a piedi: http://www.ufficiostampacagliari.it/news.php?pagina=5231

    • mariella
      agosto 31, 2011 alle 4:30 pm

      Se l’immagine della Sella del Diavolo e colle di S.ignazio sono nelle mani della cooperativa la Sella del Diavolo e del dirigente delle politiche comunitarie siamo messi veramente male.
      Da una piccola ricerca in internet ho scoperto quanto segue: I’amministratore della cooperativa la Sella Del Diavolo è un certo Cesare Fradelloni ( http://tool.8i5.net/whois/laselladeldiavolo.it ) infatti nella registrazione del sito risulta come amministratore; Cesare Fradelloni aveva ricevuto nel 2007 un finanziamento de minimis dal comune di Cagliari (politiche comunitarie) il cui dirigente è lo stesso che adesso sponsorizza le escursioni a mare e a terra ( http://www.sardegna-pmi.it/articoli/Finanziamenti/Un-esercito-di-nuovi-imprenditori.cfm ) inoltre inserendo le parole cesare fradelloni in google troverete un file in pdf con una bella foto di famiglia che comprende lo stesso fradelloni e il dirigente assieme all’ex assessore. Sempre con google ho visto che Cesare Fradelloni ha fatto da consulente al parco del Molentargius nel periodo in cui il direttore era Mariano Mariani ( http://www.parcomolentargius.it/layout.php?dest=determinazioni&an=2008&page=5 ).
      Dall’analisi della situazione è evidente che c’è qualcosa che non quadra, infatti il dirigente è lo stesso che ha fatto spendere ai contribuenti i famosi 516.000 euro che nessuno sa che fine abbiano fatto, che questa cooperativa è solo un mezzo di comodo per sperperare denaro pubblico, così come è chiaro il collegamento tra il Fradelloni e il dirigente senza considerare la figura dell’ex direttore del parco del Molentargius evidentemente legato a entrambi. Non so voi ma io qualcosa di strano ce la vedo ed anche qualche coincidenza di troppo. Un’ultima cosa, ma chi è in comune che dovrebbe controllare l’operato dei dirigenti? quello che è stato fatto sul colle di S.Ignazio da questo dirigente e dal famoso botanico (cosmese) grida vendetta e adesso si permettono anche anche di organizzare passeggiate magari con i nostri soldi dei contribuenti

  10. luisa
    agosto 30, 2011 alle 10:14 am

    A proposito del progetto del Comune di sponsorizzare alcune escursioni a terra e a mare, ho letto nel comunicato stampa che sono gratis, ma allora chi paga? o questa cooperativa fa volontariato?

  11. agosto 30, 2011 alle 3:42 pm

    l’escursione con la barca costa normalmente 35 euro a persona (http://www.laselladeldiavolo.it/itinerari.php), difficilmente ora è gratis 😉

  12. settembre 15, 2011 alle 7:02 pm

    evidentemente sono proprio tanti i santi nel paradiso kasteddaio dei simpatici veleggiatori 😉

    da sito web del Comune di Cagliari: http://www.comune.cagliari.it/portale/it/newsview.wp;jsessionid=FF6CD410460E4B5E80A32AE95DA5E8F0?contentId=NWS24311

    da Sardegna Quotidiano, 15 settembre 2011
    Una goletta spinta al largo da parco e Comune. (Marcello Zasso)

    Il progetto va a gonfie vele, e forse non potrebbe essere altrimenti. Per la bellezza del servizio offerto, per la meraviglia dei luoghi visitati, per i soldi che la pubblica amministrazione ha dato affinché tutto fosse possibile. Perché la mini crociera organizzata dalla cooperativa “La Sella del Diavolo”, e che porta ogni giorno cittadini e turisti da via Roma al Poetto, è gratuita. Ma per acquistare una barca a vela a due alberi e fornire un servizio di questo tipo per cinque giorni a settimana, dal primo settembre a fine ottobre, i soldi sono necessari. E ne servono tanti. Ma, chiedendoli nel modo e nel momento giusto alle persone giuste, il sogno può diventare realtà.

    IL SERVIZIO DEL COMUNE. L’iniziativa è proposta dal Servizio politiche comunitarie del Comune e pubblicizzata in primo piano nel sito dell’amministrazione comunale. Ma tra i finanziamenti ottenuti dalla cooperativa per realizzare il progetto ci sono quelli del parco di Molentargius, anche se la barca a vela con due alberi non attraversa il canale di Terramaini. La cooperativa Sella del Diavolo, presieduta da Cesare Fradelloni, nel marzo del 2009 ha chiesto la collaborazione del direttore generale del Parco naturale regionale Molentargius-Saline Mariano Mariani per la «realizzazione di un itinerario turistico da svolgersi per “le vie d’acqua” all’interno del Golfo di Cagliari, mediante un’imbarcazione con armamento velico (tipo Goletta Verde) » .

    DAL GOLFO ALLO STAGNO. Nel presentare l’iniziativa la coop spiegava che l’obiettivo della proposta al Parco delle saline era di «valorizzare, in un’ottica di sistema naturalistico integrato, le zone umide di valenza internazionale ricadenti nel comprensorio comunale di Cagliari ». I soldi delle saline sarebbero serviti per andare in mare, perché la gita in goletta parte dal porto, aggira la Sella del Diavolo, raggiunge al Poetto e poi si torna in via Roma. La proposta di Fradelloni (che è stato anche uno dei vincitori nel 2007 di un bando “de minimis” quando l’asses – sore comunale alla Finanze era Ugo Cappellacci) è stata accolta dal Parco allora diretto da Mariano Mariani. Che di Cappellacci è uno stretto collaboratore, tanto che lo ha seguito a Villa Devoto e per incompatibilità ha lasciato il posto da direttore generale di Molentargius, ancora vacante.

    IL VIA LIBERA DAL PARCO. L’iniziativa è stata apprezzata dai vertici del parco e nel 2009, anche dopo l’addio di Mariani, sono arrivati i soldi per la goletta, una tranche da 42mila euro. E non sono gli unici soldi pubblici. Il primo giugno scorso il dirigente del servizio Programmazione e Politiche comunitarie e del lavoro del Comune Gerolamo Solina ha firmato una determinazione che garantiva altri 24mila euro alla cooperativa Sella del diavolo per la sua iniziativa via mare e via terra. Uno degli sponsor presenti sul sito della coop sociale è l’associazione “Domu& posada”, che si occupa di ospitalità diffusa in Sardegna. Coop e associazione sono accumunate dai buoni rapporti col servizio Politiche comunitarie e del lavoro del Comune, anche l’associazione ha ricevuto alcuni finanziamenti firmati dal dirigente Solina, che adesso ha preso il posto di Ada Lai (anche lei passata alla Regione) nel Servizio delle Politiche sociali. Solina ha scritto anche un libro che si intitola “La Sella del Diavolo, un paradiso nel golfo di Cagliari”. Ha realizzato l’opera a quattro mani con il docente di Biologia farmaceutica Mauro Ballero (che è anche presidente della Società ippica di Cagliari e direttore dell’Orto botanico). La vendita del testo, come riportato sul sito della cooperativa sociale, è curata dalla Sella del diavolo.

    VIA ROMA. La barca a vela salpa dal portoe torna indietro dopo circa sei ore.

    ZONE UMIDE IL PROGETTO VIA MARE E LE PASSEGGIATE SU CALAMOSCA. n «L’obiettivo principale della proposta progettuale, oltre ad offrire un’ampia panoramica della riviera cagliaritana, è quello di valorizzare ulteriormente – in un’ottica di sistema naturalistico integrato – le zone umide di valenza internazionale ricadenti nel comprensorio comunale di Cagliari». Così riporta il sito del Comune per pubblicizzare l’iniziativa partita il primo settembre che andrà avanti fino alla fine di ottobre. Poi ci sono le caratteristiche degli itinerari che seguono le passeggiate a piedi tra la Sella del diavolo, Calamosca e Capo sant’Elia e la rotta che segue la barca a vela da via Roma a Marina piccola e ritorno. Tragitti che, almeno fino ad ora, non riguardano gli stagni cagliaritani. Anche se si possono intravvedere dal mare o da sopra il promontorio costiero

  13. il bund
    ottobre 10, 2011 alle 7:11 pm

    prima di far salire ospiti in barca sarebbe bene controllare lo stato strutturale della stessa …io non ci salirei…:)ps il signore frad sembra muoversi bene ..complimenti

  14. dicembre 12, 2015 alle 2:07 am

    Bellissimi posti bellissime esperienze

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: