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L’ultima frontiera della speculazione sulle energie rinnovabili: le serre fotovoltaiche.


Sardegna, serre fotovoltaiche

anche su Il Manifesto Sardo (Serra magna) , n. 103, 1 agosto 2011.

Abbiamo le centrali eoliche proposte – e spesso realizzate – dove nemmeno c’è vento costante e sufficiente per produrre energia elettrica.    Le abbiamo dove provocano autentici scempi ambientali, le abbiamo dove c’è un overdose di produzione di energia elettrica.  Le abbiamo dove gli speculatori dell’energia possono lucrare sui certificati verdi, quel 2% e più di energia prodotta da fonti alternative che ogni produttore-venditore deve vantare per accedere alla rete elettrica nazionale.

Le opache manovre degli speculatori del vento sono oggetto di indagini della magistratura che coinvolgono esponenti politici nazionali e regionali, dal coordinatore del P.d.L. Denis Verdini al Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci, all’ex direttore generale dell’A.R.P.A.S. Ignazio Farris, al dirigente regionale e già assessore Gabriele Asunis, al sempiterno faccendiere Flavio Carboni.   Persone giuste al posto giusto.

Così anche fonti di energia pulita alternativa al predominio dell’inquinante petrolio e dei suoi derivati diventano sporche, dannose per l’ambiente e la collettività.

E’ quello che sta accadendo anche all’energia fotovoltaica intensiva, quella che in Sardegna sta usando l’attività agricola come cavallo di Troia.

Con l’ultimo conto energia vigente, il quarto, è stata eliminata la definizione di “impianto integrato”, “parzialmente integrato” o “non integrato” per sostituirla con quella, molto più semplice, di “impianto sugli edifici” e “impianto a terra”. Il primo prende più incentivi, il secondo pochissimi.  E’ avvenuto, infatti, che siano divenuti concetti diffusi due considerazioni: gli impianti  fotovoltaici realizzati a terra stravolgono il territorio e costano troppo sulle bollette energetiche degli italiani (attraverso il ricarico degli incentivi).    Soprattutto la seconda considerazione è una bufala, visto quanto tuttora costa agli italiani (nella bolletta) lo smaltimento delle scorie e la dismissione delle vecchie centrali nucleari.

serra fotovoltaica

Da qui nasce la serra fotovoltaica, che gode di incentivi a metà fra quello degli impianti sugli edifici (tetti fotovoltaici) e quello degli impianti a terra.   Dovrebbe, così, aiutare il reddito degli agricoltori, ma in realtà sono i grandi gruppi industriali a investire e guadagnare. E così si somma l’impatto delle serre “normali” a quello di un impianto fotovoltaico a terra: sono, infatti, una distesa di pannelli fotovoltaici posti a due metri di altezza dal suolo.

La deliberazione Giunta regionale n. 27/16 dell’1 giugno 2011 ha ulteriormente snellito le procedure autorizzative concentrandole in una dichiarazione di inizio attività (D.I.A.) ai fini urbanistico-edilizi (D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i.) e nella procedura di verifica preventiva (decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) per gli aspetti inerenti l’impatto ambientale.   L’autorizzazione paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e le eventuali altre autorizzazioni ambientali saranno necessarie solo se i relativi vincoli sono sussistenti nel sito prescelto).   Nelle aree industriali, poi, la destinazione a impianti fotovoltaici può giungere fino al 20% delle rispettive superfici. Un affare enorme.   Per comprendere un esempio: l’area industriale di Cagliari è estesa8.200 ettari e la superficie destinabile a parchi fotovoltaici può, quindi giungere a ben1.600 ettari.

Così a Milis, fra agrumeti e carciofaie dell’Oristanese, la Milis Energy, controllata dalla Trp Pve Bv (joint venture italo-cinese fra il Gruppo Tolo ela S.A.E.E. cinese) sta realizzando su25 ettari un impianto basato su serre fotovoltaiche da 12 Mw.    Una semplice D.I.A. e la precedente procedura di verifica preventiva. Manodopera e pannelli cinesi, progettazione, realizzazione e manutenzione ventennale italiane (la Terni Energia).

A Milis non rimane nulla dei redditi milionari e questo sembra il panorama della nuova speculazione che sta facendo diventar sempre più antipatiche anche le virtuose energie alternative.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Sardegna, paesaggio agrario

(foto da www.meccanicasrl.eu, www.giann.net, S.D., archivio GrIG)

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  1. Bio IX
  2. bla
    agosto 12, 2011 alle 6:11 am

    Ho letto su http://www.robertosaija.it che entro il 15 settembre il governo presenterà la prima bozza della nuova strategia energetica nazionale… Mah…

  3. manuela
    agosto 26, 2011 alle 10:24 am

    Secondo una recente notizia Ansa, con una crescita del 230% in sei mesi, l’Emilia-Romagna si conferma anche nel primo semestre 2011 come una delle locomotive del fotovoltaico italiano. Gaetano Buglisi, nel suo sito, aggiunge inoltre: “Sono dati che confermano la dinamicità del settore. La Puglia si conferma eccellenza nel Sud, che tiene testa alle regioni del Nord Italia”. Mi sembrano dati decisamente positivi, no?!

  4. settembre 5, 2011 alle 7:45 pm

    da http://www.regione.sardegna.it, 5 settembre 2011
    Energia: Cappellacci-Zedda, prosegue ‘filo verde’ Regione con programma 12 mln per autoproduzione aziende”.
    Il programma che presentiamo oggi riguarda l’erogazione di aiuti alle imprese per interventi volti ad aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili, per il risparmio energetico, la riduzione dell’intensità e l’efficienza energetica”, ha detto il presidente Cappellacci: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7873

  5. settembre 5, 2011 alle 8:46 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 5 settembre 2011
    Energie rinnovabili, bando da 12 milioni per le aziende sarde.
    Vale quasi 12 milioni e mezzo di euro il programma regionale di aiuti alle aziende sarde per produrre energia da fonti rinnovabili. Le domande potranno essere presentate dal 13 settembre: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/09/05/news/energie-rinnovabili-bando-da-12-milioni-per-le-aziende-sarde-4908406

  6. ottobre 1, 2011 alle 6:32 pm

    la “favola” del “carbone pulito” e la grande centrale fotovoltaica.

    da La Nuova Sardegna, 1 ottobre 2011
    Carbosulcis, l’Ue demolisce il progetto CO2. «Documenti confusi». Ma intanto vengono sbloccati 55 milioni per evitare il fallimento. Cattura dell’anidride carbonica, un piano da un miliardo e mezzo. (Giuseppe Centore)

    CAGLIARI. Una buona e una pessima notizia per Carbosulcis, alle prese con tensioni in fabbrica e inchieste giudiziarie che non lasciano presagire nulla di buono per i prossimi mesi. La notizia buona è che sono stati sbloccati 25 milioni assegnati, ma non erogati, da otto anni.
    La pessima notizia arriva, sotto forma di lettera ufficiale, dall’Unione Europea: il progetto integrato centrale+miniera+cattura della anidride carbonica nel sottosuolo è congelato perché i documenti inviati a Bruxelles sono a dir poco pasticciati. La lettera è nelle mani della Regione da giorni ma non è stata resa pubblica viste le severe critiche all’intero progetto. Per fortuna ci sono i 25 milioni, relativi a otto anni fa, che sono stati sbloccati e alleggeriranno le casse di Carbosulcis. In realtà di quella somma l’azienda ne ricaverà solo 18, perché quasi 7 se ne sono andati in interessi passivi per anticipazioni bancarie e per una milionaria polizza fidejussoria; ma è meglio di nulla, anche perché quella somma era già iscritta a bilancio. Lo stesso è accaduto per altri 30 milioni che verranno accreditati entro l’anno, come dicono autorevoli fonti regionali. Ma non sono soldi in più per far sopravvivere la miniera: sono soldi già spesi, che servono però a evitare il fallimento. Ma è da Bruxelles che arrivano le peggiori notizie. Gli uffici della Direzione Concorrenza, in sei stringate paginette, demoliscono il progetto integrato miniera-centrale-cattura CO2, ma non perché questo non abbia un senso, del resto la stessa Europa ha aperto linee di finanziamento poderose per questi avveneristici programmi (in Italia c’è solo Enel in campo, con l’impianto di Porto Tolle in Veneto), quanto piuttosto perché i documenti presentati da Regione e governo sono giudicati incompleti, volutamente confusi, con cifre messe quasi a casaccio e non giustificate (e non sono bruscolini, l’intervento globale è di 1,5 miliardi di euro). Chi ha letto la letteraccia di Bruxelles, che forse in queste ore è sulla scrivania di Cappellacci e dell’assessore Zedda, ha notato un tono quasi irriverente degli uffici comunitari, con domande che presuppongono addirittura la malafede delle istituzioni locali e nazionali nel presentare cifre generiche con l’intento recondito (certo non voluto da Roma e Cagliari, ma vallo a spiegare a Bruxelles…) di strappare fondi, pari a centinaia di milioni di euro, per reggere una centrale e una miniera che altrimenti dovrebbero chiudere perché non economicamente sane. Insomma, Bruxelles ci accusa, non velatamente, di aver gonfiato le cifre per far rientrare nei costi del progetto CO2 anche il finanziamento di miniera e centrale. Ma al di là del severissimo monito comunitario, con obbligo di risposta entro il mese, il punto è che l’intero progetto si regge su una premessa allo stato non credibile: la disponibilità di un privato a investire. La gara per la privatizzazione doveva essere fatta entro l’anno: ci sarà sicuramente una richiesta di rinvio, per tutto il 2012, legata anche alla difficoltà nel trovare partner industriali, di livello mondiale, in grado tecnicamente e finanziariamente di imbarcarsi in una avventura, nel vero senso della parola, del genere. Eppure solo pochi giorni fa il governo, per bocca del sottosegretario Saglia, aveva risposto a una interrogazione del deputato Pdl Mauro Pili assicurando «l’impegno del governo a livello comunitario per l’approvazione del progetto…» Un impegno che però non si è tradotto in un accompagnamento, politico e persino materiale, del dossier. Altri stati, tra tutti i baltici, per ogni dossier di pregio occupano Bruxelles con delegazioni agguerrite formate da più ministri. Noi ci affidiamo agli uffici di rappresentanza, sperando nello stellone. Con questi risultati.

    A.N.S.A., 30 settembre 2011
    Energia: inaugurata ad Ottana centrale fotovoltaica.
    Impianto Gruppo Clivati è il più grande dell’Isola: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2011/09/30/visualizza_new.html_696434228.html

    da La Nuova Sardegna, 1 ottobre 2011
    La nuova centrale a impatto zero. Non produce inquinamento, ma neanche occupazione. (Federico Sedda)

    OTTANA. Una vera e propria serata di gala con tanto di presentatrice (Ambra Pintore), tappeto rosso su cui camminare fino al grande gazebo che ospitava gli invitati, autorità vecchie e nuove, sindacalisti, consiglieri e assessori regionali, sindaci, discorsi di circostanza e buffet finale. Non ha trascurato nulla il patron di Ottana Energia e Ottana Polimeri, Paolo Clivati, per inaugurare la nuova centrale fotovoltaica di Ottana.
    C’erano proprio tutti ieri sotto le vecchie ciminiere a benedire il nuovo impianto da 7,5 megawatt che accende le luci del fotovoltaico e spegne quelle della vecchia industria. A fare gli auguri a Paolo Clivati c’erano gli assessori regionali all’Industria e al Turismo, Alessandra Zedda e Luigi Crisponi, i presidenti delle commissioni Bilancio e Autonomia, Paolo Maninchedda e Pietro Pittalis, il presidente della Sfirs, Tonino Tilocca, il parlamentare Bruno Murgia, i segretari confederali di Cgil e Cisl, Franco Mussoni e Ignazio Ganga, e il presidente di Confindustria, Roberto Bornioli. Per la chiesa c’era il responsabile della Pastorale del lavoro, don Pietro Borrotzu.
    Due le assenze che non sono passate inosservate: quelle del sindaco di Ottana, Gian Paolo Marras, e dei rappresentanti della Uil. Molti gli interventi. Tutti hanno sottolineato l’importanza dell’avvio di una fase nuova per Ottana che apre alla green economy e guarda alla promessa della centrale da 400 megawatt che dovrebbe portare qui il terzo polo energetico della Sardegna. Il primo passo è la centrale fotovoltaica realizzata in sei mesi, con 200 lavoratori locali che, dopo la fine dei lavori, sono tornati a casa. L’impianto fotovoltaico, infatti, marcerà da solo. Basta l’energia del sole, che nella piana di Ottana non manca. Raggi gratis, che porteranno i vantaggi degli incentivi del conto energia previsti dalla Stato per l’energia prodotta in eccesso, a fronte di un investimento di 35 milioni di euro, finanziati in parte dalla Cassa depositi e prestiti, per 11mila kilowattora all’anno. A impatto zero sull’ambiente. E anche sull’occupazione.

    • ottobre 8, 2011 alle 10:58 am

      da La Nuova Sardegna, 8 ottobre 2011
      Santa Giusta. L’azienda che produceva carbone fluido per energia aveva ricevuto fondi pubblici. Assolti gli altri due imputati. Condannato l’imprenditore lombardo Clivati.
      Il finanziamento da 785mila euro per lavori mai eseguiti alla Cwf gli costa tre anni e un mese. (Enrico Carta)

      SANTA GIUSTA. Dici Clivati e immediatamente pensi a imprenditoria. Al tribunale di Oristano, il nome di Giovanni Francesco Clivati, capostipite della famiglia di origine lombarda da sempre in primo piano nell’industria della produzione di energia, è invece associato alla condanna a tre anni e un mese per malversazione arrivata ieri mattina al termine del processo legato alle sorti della CWf Italia, l’azienda che produceva carbon fluido nello stabilimento della zona industriale.
      Com’è andata a finire la vicenda imprenditoriale, figlia dei tanti progetti – questo doveva produrre energia dal carbone fluido – senza esito della vecchia legge 488, è ormai fatto risaputo. La produzione non è mai partita e il capannone e l’area sono in stato di semiabbandono, sotto lo sguardo vigile dei custodi. Il primo grado della vicenda processuale iniziata anni addietro si è invece concluso con la sentenza che condanna il solo Giovanni Francesco Clivati (82 anni), vecchio amministratore delegato della Cwf Italia.
      Per gli altri due imputati, il responsabile degli impianti Sandro Murgia e il procuratore speciale Tigellio Erdas, sono invece arrivate le assoluzioni. Del resto i ruoli all’interno dell’inchiesta e del successivo processo erano ben distinti.
      Giovanni Francesco Clivati, come ha ricostruito il pubblico ministero Diana Lecca nella requisitoria, era sotto processo per aver ricevuto un finanziamento di 785mila euro a fondo perduto. Era la prima di tre tranche per un totale di due milioni e 357mila euro che dovevano servire all’azienda per dare sviluppo al piano industriale con l’ingrandimento e l’ammodernamento della banchina per l’impianto di trattamento dei reflui della produzione industriale.
      I lavori non partirono e quei soldi svanirono nel nulla. Le altre due tranche del finanziamento invece non furono mai pagate perché la banca si rifiutò di versarle, visto che i lavori non procedevano. Era il 2005 e di lì a poco sarebbero cominciati gli accertamenti che in realtà non partirono dalle questioni finanziarie, ma ebbero il primo sviluppo su questioni di inquinamento ambientale. Era il reato per cui era finito sotto inchiesta il responsabile dell’impianto di produzione, Sandro Murgia, accusato di aver fatto trasportare, scaricare e smaltire in maniera illecita i resti della lavorazione del carbone.
      Ad accusarlo, motivo per cui il pubblico ministero ha chiesto la condanna ad un anno, era un ex dipendente che aveva in corso anche un contenzioso con l’azienda. È stato uno dei motivi su cui ha più insistito l’avvocato difensore Rinaldo Saiu. Mentre la difesa di Giovanni Francesco Clivati, affidata a Francesco Angioni, è stata incentrata sul fatto che i lavori non potessero essere conclusi, perché l’inchiesta cominciò ben prima del termine ultimo stabilito. Non è bastato per evitare la condanna, decretata dal tribunale, presieduto da Modestino Villani (giudici a latere Francesco Mameli e Riccardo Ariu). I giudici hanno deciso che la pena di quattro anni richiesta dall’accusa fosse troppo alta. Quella definitiva è stata di tre anni e un mese con l’interdizione dai pubblici uffici per i prossimi tre anni.
      Un’altra serie di reati, contestata ad entrambi gli imputati, è invece prescritta, motivo per cui è arrivata l’assoluzione.
      Diversa la posizione di Tigellio Erdas che assunse il ruolo di procuratore speciale dopo che i reati vennero accertati. Non poteva avere quindi responsabilità nella vicenda e allora per lui è arrivata l’assoluzione. Il primo a chiederla era stato il pubblico ministero, trovando il consenso dell’avvocato difensore Robert Sanna e la pronuncia favorevole dei giudici.
      In attesa di uno scontato, almeno da parte dell’unico condannato, ricorso in appello resta la sentenza di primo grado a segnare nuovamente una storia di mancato sviluppo del territorio e di contributi pubblici volati via, con il seguito di posti di lavoro e di speranze che, a dire il vero, sono stati riposti nel cassetto da tempo. Sono numerosissimi anche in Provincia in casi in cui la legge 488 ha funzionato al contrario: al posto dello sviluppo sono arrivate solo le illusioni.

  7. ottobre 8, 2011 alle 10:52 am

    da La Nuova Sardegna, 8 ottobre 2011
    Finanziamenti alle imprese. Serre fotovoltaiche, procedure più snelle.

    CAGLIARI. La Giunta regionale ha deliberato l’integrazione delle linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, approvate lo scorso mese di giugno. Secondo l’assessore dell’Agricoltura Oscar Cherchi, «si tratta di un risultato importante che viene incontro alle esigenze dei sardi che chiedono agilità alla macchina burocratica, da sempre vista come un ostacolo ai rapporti con l’amministrazione. Ora, con questo provvedimento, non ci sarà più necessità di lunghe attese e si salteranno molti passaggi». L’integrazione alla delibera, infatti, recepisce le disposizioni relative alle serre fotovoltaiche di potenza nominale fino ad 1 Mw, stabilendo che per la costruzione e l’esercizio di alcune tipologie di impianti alimentati da fonti rinnovabili si applica, invece dell’autorizzazione unica una procedura semplificata (Pas) in capo al competente Comune.

  8. ottobre 16, 2011 alle 1:06 pm

    da La Nuova Sardegna, 16 ottobre 2011
    A SASSARI. Fotovoltaico: sbloccati 4 impianti. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Quattro impianti fotovoltaici da realizzare nel territorio di Sassari e di Porto Torres sono stati sbloccati dal Tar, che ha dato ragione alla Valcerasa spa annullando il giudizio negativo sulla compatibilità ambientale espresso il 27 dicembre 2010 dalla giunta regionale. Per i giudici della prima sezione – presidente Alessandro Maggio, consigliere Grazia Flaim, estensore Gianluca Rovelli – gli atti di diniego firmati dall’esecutivo regionale non sono sufficientemente motivati, malgrado il giudizio negativo fosse legato alle norme del piano paesaggistico regionale e alla necessità di salvaguardare l’attività di pascolo e agricola nelle aree interessante agli interventi.
    La Valcerasa – tutelata dagli avvocati Mario Busiri Vici e Gavino Massidda – aveva chiesto che i progetti per gli impianti a energia solare da costruire a Bacchileddu e Corona Romana (Sassari), Margone Sant’Elena e Biunisi-Monti Li Casi (Porto Torres) venissero sottoposti alla valutazione di impatto ambientale. La procedura si è svolta, ma la conclusione è stata negativa per l’azienda.
    Stop a 25 lottizzazioni. Arriva lo stop della Regione per i 25 piani di lottizzazione a Castiadas su cui indaga il nucleo investigativo della Forestale su incarico della Procura: la direzione generale dell’Urbanistica ha comunicato al Comune la sospensione della procedura di verifica sulla coerenza delle volumetrie.

  9. ottobre 21, 2011 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 ottobre 2011
    Fotovoltaico, Isili si ribella contro tutti. Il Comune presenta ricorso al Tar: «Ci scippano le terre, no agli impianti». (Umberto Aime)

    CAGLIARI. C’è un Comune contro tutti ed è quello di Isili. Il sindaco Orlando Carcangiu ha fatto ricorso al Tar per fermare un impianto fotovoltaico nella zona industriale di Perd ’e Cuaddu. Sono ettari e ettari di terreno che però non amministra: una legge ha trasferito le competenze sulle aree al Cacip di Nuoro e da quel consorzio Isili e Suni chissà perché sono stati estromessi. Nella chiamata in causa, firmata dall’avocato Costantino Murgia, l’amministrazione contesta le concessioni firmate dalla Regione, col via libera dell’Asl e di molte altre autorità, a favore della «Isiol» di Milano e della «Robina» di Pescara, le due società che vogliono realizzare il parco solare. Dal primo all’ultimo ente – si legge nel ricorso – hanno espresso un parere su «cosa altri dovranno fare a casa nostra», ma nessuno (ed è questo il motivo del contendere) ha chiesto a Isili cosa pensasse del progetto. Di fatto, da quelle parti devono subire e basta le decisioni prese dall’alto: è un’ingiustizia, confermano dal municipio ribelle. Nei mesi scorsi, al Tar, l’avvocato Murgia ha presentato una richiesta di sospensiva immediata del progetto Isiol-Robina e avant’ieri è cominciata la discussione in camera di consiglio. I giudici della prima sezione però non hanno deciso sull’urgenza: la sentenza è stata rinviata al merito. In sostanza, ci vorrà qualche settimana per capire se Isili uscirà vittorioso o sconfitto da questa battaglia titanica.
    Ma che è soprattutto guerra popolare. È da agosto che il municipio si è schierato alla testa di chi contesta non soltanto lo scippo dei terreni, tra l’altro pagati un milione dalle società della penisola, ma anche un altro impianto fotovoltaico sui vicini terreni dell’ex Sir, acquistati dal fallimento dal consulente cagliaritano Pierpaolo Pani. Su questo secondo parco pesa un peccato originale: è troppo grande – è il senso della protesta rispetto all’impianto autorizzato a suo tempo. Invece, su quei terreni è stato tirato su un mostro che occupa molti più ettari, addirittura un quarto della superficie urbanizzata. Insomma, da una parte c’è il Cacip di Nuoro che fa e disfa, dall’altra c’è un’impresa privata che giganteggia: Isili è stretta in una morsa di specchietti puntati sul sole. E pensare che per l’area industriale c’erano ben altri progetti, con l’ipotesi di 558 assunzioni, e invece finora i parchi fotovoltaici hanno messo assieme solo due buste paga. È una beffa ed è inaccettabile, dicono a Isili.

  10. novembre 27, 2011 alle 1:57 pm

    da L’Unione Sarda on line, 27 novembre 2011
    Pannelli solari in ventotto ettari di serre. Ma a Villasor è polemica: pochi assunti. E’ il più grande impianto del mondo montato sulle serre. Oggi al lavoro nelle campagne di ‘Su Scioffu’ per l’impresa delle multinazionali Usa e indiane solo operai specializzati stranieri: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/243928

    da La Nuova Sardegna on line, 30 novembre 2011
    Nasce in Sardegna la più grande serra fotovoltaica del mondo: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/11/30/news/nasce-in-sardegna-la-piu-grande-serra-fotovoltaica-del-mondo-5352717

  11. febbraio 4, 2012 alle 3:08 pm

    da La Nuova Sardegna, 4 febbraio 2012
    Sale la protesta contro il fotovoltaico. Narbolia, megaimpianto sorgerà su un’area di 60 ettari.

    NARBOLIA. Un mega impianto fotovoltaico a ridosso del centro abitato di Narbolia. Terreni agricoli pagati a peso d’oro. Timori che prendono corpo e una protesta che comincia a organizzarsi. Ieri nel centro oristanese c’è stata una prima riunione organizzativa.
    I dettagli del progetto ancora non si conoscono. Si sa che molti terreni, nell’agro di Narbolia, sono passati di mano a cifre ben superiori a quelle di mercato. L’area interessata all’insediamento di serre fotovoltaiche dovrebbe essere di circa 60 ettari.
    Il progetto è stato presentato dalla EnerVitaBio, società di Ravenna che si occupa, appunto, di serre fotovoltaiche, di idroponica e di colture floreali. Sembra che l’obiettivo sia quello di realizzare tre impianti da circa un megawatt ciascuno.
    Le strutture dovrebbero servire a produrre aloe (oltre che energia elettrica, ovviamente). L’iniziativa è stata battezzata EnerVitaBio Santa Reparata.
    La società di Ravenna ha già realizzato un progetto analogo a San Giovanni Suergiu, dove ha anche avuto qualche problema per delle irregolarità commesse in tema di sicurezza sul lavoro da alcune aziende che stavano eseguendo i lavori.
    A Narbolia la protesta contro l’impianto si sta organizzando. L’iniziativa sta suscitando malumori da parte di alcuni allevatori della zona che temono possibili ripercussioni negative sulle loro aziende.
    Viene contestata soprattutto la grande ampiezza della struttura e il fatto che il tipo di colture ammesse sotto le grandi serre sarà strettamente controllato. Nessuno spazio, quindi, per produzioni autoctone.
    All’assessorato regionale all’Agricoltura non sanno alcunché di questo progetto e non hanno rilasciato delle autorizzazioni. Probabilmente i permessi necessari sono stati dati dal Comune.

  12. febbraio 19, 2012 alle 3:02 pm

    da La Nuova Sardegna, 19 febbraio 2012
    Narbolia. La posizione della società che realizzerà l’impianto fotovoltaico. La Enervitabio: «Dalle serre energia per 14mila famiglie». Venticinque strutture che si estenderanno su quasi 32 ettari. (Roberto Petretto)

    NARBOLIA. «Le serre generano ricchezza per le popolazioni locali»: per la prima volta la Enervitabio interviente nella polemica provocata dal progetto per la realizzazione di serre fotovoltaiche.
    La società che si occuperà della realizzazione e gestione dell’impianto parla attraverso una nota dell’amministratore, Henry Qu: «Le serre fotovoltaiche sono strutture produttive in cui le esigenze agronomiche delle colture si coniugano esattamente con le potenzialità dell’energia solare: favoriscono la produzione agricola, generano ricchezza per la comunità locale creando opportunità occupazionali e valorizzando in tal modo il territorio stesso».
    La Enervitabio Santa Reparata è una società agricola controllata da Winsun Group e intende realizzare un impianto che comprende 25 serre, si estende su una superficie di 31,55 ettari e, con i 107mila pannelli solari che verranno installati, avrà una potenza di circa 26 MWp.
    «Rispetto alle centrali alimentate a combustibili fossili – spiega la nota della società -, le serre fotovoltaiche di Narbolia eviteranno l’immissione in atmosfera di ben 17.400 tonnellate annue di CO2, a fronte di una produzione di energia elettrica pulita che coprirà il fabbisogno annuo di 14.000 famiglie sarde».
    Nelle serre, oltre all’Aloe, verranno coltivate l’asparago bianco, pomodorini camona, lattuga a foglia larga, valerianella, rucola, basilico, ravanello, spinacio oltre a possibili colture florovivaistiche. Si stima che saranno circa 30 persone, impegnate nell’attività agricola all’interno della serra, oltre a uno staff fisso di 3 tecnici dedicati alla manutenzione e al controllo degli impianti. Inoltre, nei tre mesi necessari per la costruzione delle strutture, verranno impiegate oltre 300 persone, la maggior parte delle quali residenti in Sardegna.
    «La normativa vigente in materia di energie rinnovabili – prosegue la nota – incentiva le serre fotovoltaiche come soluzioni ottimali in grado di coniugare la produzione di energia pulita con la coltivazione dei terreni, limitando l’impatto sull’ambiente. La legislazione, inoltre, impone l’obbligo per la coltivazione dei terreni sottostanti le serre fotovoltaiche».
    Enervitabio Santa Reparata «si pone l’obiettivo di riprodurre un particolare microclima all’interno delle serre in grado di mitigare le condizioni climatiche ambientali e di proteggere le coltivazioni dall’eccessivo irraggiamento e dal vento. Si intende quindi diversificare le colture per assicurare una continuità produttiva durante tutto l’anno».
    Winsun Group, società con sede in Hong Kong con oltre 3000 dipendenti, è attiva nei settori dell’energia rinnovabile, del tessile e dell’agricoltura.

    Gli oppositori insistono e chiedono chiarezza sui dettagli del progetto. L’attenzione è rivolta alle autorizzazioni amministrative. (Elia Sanna)

    NARBOLIA. Allevatori, studenti, commercianti, amministratori, ma anche diversi cittadini dei centri vicini hanno riposto all’appello del comitato “S’Arrieddu per Narbolia”, che si oppone alla realizzazione nell’omonima località di un mega impianto fotovoltaico. Un secondo appuntamento pubblico nel quale gli organizzatori hanno ribadito la contrarietà a realizzare un impianto che potrebbe compromettere dal punto di vista paesaggistico la zona di S’Arrieddu.
    Il capo popolo della “rivolta”, l’allevatore Nello Schirru, ha ribadito i tanti dubbi che accompagnano il progetto della serra fotovoltaica che verrà realizzata dalla società Enervitabio. In particolare sono state contestate le autorizzazioni amministrative e le concessioni per la realizzazione dell’impianto. È stato messo in evidenza in particolare l’impatto ambientale che l’impianto produrrà alla zona. Non a caso è stato fatto un paragone con l’impianto realizzato nel territorio del comune di Milis. Insieme ai rappresentanti locali del comitato, alla assemblea di Narbolia, ha preso parte anche il segretario provinciale della Cisl, Antioco Patta. «I dubbi ci sono e rimangono ancora tanti sul sistema delle concessioni e dei benefici nella vendita dell’energia elettrica – ha sottolineato il segretario della Cisl – ma quanto sta accadendo conferma che ci troviamo davanti ad una nuova colonizzazione del territorio. Noi non siamo contrari alle energie rinnovabili e pulite – ha aggiunto Antioco Patta – ma oggi è quanto mai prioritario difendere le nostre prerogative e la sovranità sul territorio».
    All’incontro ha partecipato anche il sindaco Fabrizio Fais con l’obiettivo di informare i cittadini della nuova iniziativa in programma la prossima settimana: «Insieme ai tecnici della società Enervitabio Santa Reparata, verranno approfonditi i temi del progetto nel corso di una assemblea pubblica – ha spiegato il sindaco Fais – per fare chiarezza proprio in merito alla realizzazione della serra fotovoltaica. In quella occasione i cittadini di Narbolia e i rappresentanti del comitato S’Arrieddu chiederanno le informazioni sul progetto per chiarire dubbi su tutta la vicenda. Il progetto rappresenta un importante occasione per il nostro territorio – ha ricordato il sindaco – con ricadute occupazioni in un momento di grande crisi economica»

  13. Rigoberta Manchù
    febbraio 27, 2012 alle 3:57 pm

    14:04 27 FEB 2012

    (AGI) – Oristano, 27 feb. – Il presidente del comitato “S’Arriedu per Narbolia” Nello Schirru e suo figlio Alessandro sono stati arrestati questa mattina nelle campagne di Narbolia per l’occupazione del cantiere dove nei giorni scorsi sono partiti i lavori di costruzione di un impianto di serre fotovoltaico. Entrambi sono stati raggiunti dal provvedimento restrittivo per resistenza nei confronti dei carabinieri.
    Domani saranno processati col rito direttissimo. L’arresto e’ scattato quando i due si sono opposti al passaggio di mezzi e operai impegnati nei lavori. A quel punto sono stati caricati in macchina dai carabinieri e successivamente il magistrato ha disposto l’ordine di custodia cautelare. Il tentativo di bloccare l’ingresso dei camion al cantiere del Parco fotovoltaico che la societa’ Enervitabio intende completare entro la fine dell’anno era partito questa mattina alle 7. Il presidio e’ stato sgomberato poco dopo le 9 dalle forze dell’ordine che hanno proceduto anche a identificare una decina di persone intervenute sul posto. (AGI) Or1/Sol/Cog

    • febbraio 29, 2012 alle 2:40 pm

      da La Nuova Sardegna, 29 febbraio 2012
      Narbolia. Pene sospese, la protesta non cessa, dura la consigliera regionale Zuncheddu.
      Fotovoltaico, due patteggiamenti. Si erano opposti ai lavori: dopo l’arresto 90 giorni al padre e 60 al figlio.

      NARBOLIA. Hanno scelto di patteggiare il presidente del comitato «S’Arriedu per Narbolia», Nello Schirru, e suo figlio Alessandro, arrestati lunedì mattina nelle campagne del paese per avere resistito ai carabinieri che cercavano di rimuovere il blocco al cantiere dove sono partiti i lavori di costruzione di un impianto di serre fotovoltaico. I due sono comparsi ieri davanti al giudice Francesco Mameli. Nello Schirru, accusato di resistenza e violenza privata, ha patteggiato tre mesi. Il figlio Alessandro, che doveva rispondere solo di violenza privata, ha patteggiato due mesi. Padre e figlio erano difesi dagli avvocati Antonio Tola e Mario Gusi, mentre il pubblico ministero era Paolo De Falco. Beneficio della condizionale e pene sospese per entrambi.
      L’arresto è scattato lunedì, quando i due si sono opposti al passaggio di mezzi e operai impegnati nei lavori. Sono intervenuti i militari che li hanno portati via. Quindi il magistrato ha disposto l’ordine di custodia cautelare.
      Il fermo e il patteggiamento di Nello e Alessandro Schirru hanno provocato delle reazioni: «Oggi, come negli anni ’50 in Sardegna, chi occupa le terre de is barones viene arrestato», ha commentato il consigliere regionale indipendentista Claudia Zuncheddu. Secondo il consigliere regionale ci si trova di fronte a «un atto antipopolare e intimidatorio gravissimo, che si inquadra in un clima di repressione di tutti quei movimenti che nascono da necessità e criticità dei singoli territori e che in quanto tali, non sono controllati da partiti o da sindacati istituzionali, vedi NoTav in Val di Susa». «Il dissenso non può essere affrontato come un problema di ordine pubblico e di criminalità», afferma. L’attenzione di chi è chiamato a perseguire i reati, secondo Zuncheddu, dovrebbe dirigersi verso altri campi: «È criminale chi ruba i soldi pubblici senza fare le bonifiche come è successo alla Maddalena per il G8, ed è impunito grazie agli amici della “cricca”. La forza dei movimenti è quella di interpretare i bisogni dei singoli territori».
      E cresce la mobilitazione contro l’impianto fotovoltaico che la società Enervitabio intende completare entro la fine dell’anno su una superficie di oltre 100 ettari a poche centinaia di metri dalle case di Narbolia. Il gruppo Facebook, che serve come luogo virtuale di confronto, coordinamento e scambio d’informazioni, conta già su quasi 400 adesioni. La notizia dell’arresto dei due militanti ha suscitato sconcerto, ma la mobilitazione prosegue. Così come proseguono i lavori nel cantiere realizzato dalla Enervitabio di Ravenna, controllata dalla multinazionale cinese Winsun Groupe, con sede a Hong Kong. (r.pe.)

  14. lia serra
    marzo 1, 2012 alle 12:47 pm

    Alessandro e Nello Schirru sono stati condannati rispettivamente a 2 e 3 mesi di reclusione con la condizionale (non sono delinquenti ma grandi lavoratori onesti),vengono condannate le persone che hanno il coraggio di combattere contro le ingiustizie, perchè di questo si tratta.Il fotovoltaico come lo stanno installando le grandi società “de su corr’e sa furca” non portando nessun beneficio per la comunità . Quando gli abitanti di Narbolia se ne renderanno conto sarà troppo tardi;dovranno pagare una bella tassa per dismettere i pannelli, perchè non durerà a lungo.La società si prenderà gli incentivi e ai narboliesi basta essere stati servili. Lia serra

  15. settembre 24, 2013 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 settembre 2013
    Nelle serre fotovoltaiche sei tonnellate di funghi. Negli impianti realizzati dalla Milis Energy è cominciata l’attività agricola Il raccolto viene commercializzato dalla Cooperativa produttori di Arborea.
    La scheda. Dalla terra incolta anche l’energia. (Giampaolo Meloni)

    Le serre sono divise su due impianti da 50 corpi ciascuno per una potenza di 5,9 Mw e per un totale di potenza installata di 11.8 Mw. L’installazione de gli impianti è stata eseguita nella seconda metà del 2010. La connessione alla rete elettrica è stata eseguita nel maggio 2011. La convenzione stipulata con il Gse prevede una tariffa di 0,293 per Kw sull’energia prodotta in regime di Ritiro dedicato e immessa nel mercato attraverso il Gestore. La dinamica degli incentivi si era bloccata sul Secondo conto energia per un contenzioso di natura tecnica nella costruzione delle serre. La richiesta di incentivi è stata aggiornata sul Terzo conto energia e ora tutto procede regolarmente.

    MILIS. Due container carichi di balle di compost sono arrivate nel fine settimana dall’Emilia. Saranno utilizzate per avviare la coltivazione di funghi nelle altre serre già preparate a sostenere la produzione. Cinquanta tonnellate di compost rendono dieci tonnellate di funghi. L’incubazione durerà trenta, quaranta giorni, poi spunteranno i primi pleiurotus ostreatus, quei funghi di colore marrone chiaro, di gusto buono che si acquistano confezionati nei supermercati. . Alcune serre sono state già avviate e i funghi sono pronti alla raccolta. L’esperimento è riuscito, va avanti ormai da qualche mese. L’attività è cominciata in dieci delle cento serre che formano questo impianto fotovoltaico della Milis Energy, una delle tante aziende che in Sardegna hanno installato il fotovoltaico grazie ai sostegni del conto energia de Gse. È l’unico impianto estraneo alle contestazioni suscitate dalla corsa alle energie rinnovabili sostenute dai soldi pubblici. Qui tutto è cominciato con il secondo conto energia, ossia prima dei grandi scandali che hanno rivelato la corsa all’accaparramento delle terre con progetti agricoli veri solo sulla carta e messi a punto con procedure non lineari con l’obiettivo di accelerare i tempi di accesso alle sorgenti definanziamenti. L’impianto di Milis è formato da 100 serre fotovoltaiche (cento metri per otto ciascuna), 10 sono le fungaie per la produzione di pleurotus ostreatus: daranno circa 6 tonnellate al mese (raccolti e messi in celle frigo permetteranno di fornire circa 250 chili al giorno) che vengono commercializzate attraverso l’accordo stipulato dall’azienda con la Cooperativa Produttori di Arborea che si occupa di distribuire il prodotto nell’isola. Intanto si lavora per mettere in produzione agricola il resto dell’impianto. Irrigazione a mano con una rete di tubature (quella automatica non è ancora installata) e trattori che lavorano per recuperare questi terreni mai sfruttati e prepararli alla semina, con la rimozione delle pietre che ha formato colline. Cinquanta serre già seminate a fagiolini, carciofi, favino e lupetto (anche e soprattutto per migliorare la qualità del terreno utilizzato in passato solo per pascolo ovino e di natura argillosa e poco fertile). Molti ettari di campo aperto sono stati coltivati a granturco durante i mesi estivi ed a erbario invernale. Ora la Milis Energy conta di crescere, di contare sull’apporto del Comune per favorire l’impresa locale, mettere in campo occasioni di lavoro per i giovani. Non è facile, quasi nessuno si è fatto avanti in questi primi due anni. Anche se qualcosa ha preso forma con l’indotto: occupazione di personale agricolo locale, utilizzo di ditte e strutture per la manutenzione di serre, terreno, impianti, la sorveglianza, servizi professionali tecnici per il piano agricolo e lo smaltimento delle acque piovane, trasporto prodotti e affitto di celle frigorifere.

  16. novembre 10, 2013 alle 11:40 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 novembre 2013
    Villasor, fotovoltaico ricco di dubbi. Il parco sulle serre, il più grande al mondo e realizzato da una joint-venture indo-statunitense, non convince la Procura. (Luciano Onnis)

    VILLASOR. Le attenzioni della Procura della Repubblica di Cagliari sul parco fotovoltaico più grande del mondo, realizzato nelle campagne di Villasor, località “Su Scioffu”, dalla multinazionale indiana “Moser Baer Clean Energy Limited” e dal colosso americano “General Eletric”, con partner finanziari “Leasint” e “Centro Leasing”, entrambe del Gruppo Intesa San Paolo, che hanno messo sul piatto dell’operazione 71 milioni di euro. Per dirla tutta e subito, la Procura, con il pubblico ministero Daniele Caria, vuole vedere chiaro su questo mega insediamento fotovoltaico – 144 serre dislocate in 27 ettari di terreno, capaci di produrre con i loro pannelli solari 20mila megawatt – che ha avuto autorizzazioni a costruire e sostanziose agevolazioni di legge perché l’energia prodotta fosse prevalentemente a utilizzo agricolo. Invece, sembrerebbe che, al momento sono solo ipotesi le due società indio-americana stiano facendo dell’operazione “Su Scioffu” un autentico business industriale nella produzione di energia elettrica, che va ben oltre la coltivazione di pomodori, zucchine, melanzane, peperoni e perfino rose di prima qualità, le cui bacche sono destinate al mercato internazionale della profumeria d’elite. Il pm Caria, al quale non era certamente sfuggito il can-can mediatico generato dalla nascita (2011) e dall’inaugurazione (luglio 2012) del parco fotovoltaico più grande del mondo per estensione e potenza produttiva, ha deciso che è il caso di andare a spulciare fra le autorizzazioni e la realizzazione del progetto, con la verifica che le finalità per cui è nato siano prevalentemente quelle agricole. La domanda che il sostituto procuratore si deve essere posto appare più o meno questa: «Possibile che due questi due grandi gruppi internazionali che hanno certamente una vocazione imprenditoriale ben lontana dall’agricoltura, siano realmente interessati a produrre pomodori e zucchine in quel di Villasor?». Per avere una risposta il sostituto procuratore Caria ha affidato gli accertamenti del caso al Nucleo investigativo di Cagliari del Corpo forestale, diretto dal comandante commissario Ugo Calledda. La Procura ipotizza, al momento, una serie di violazioni ambientali e urbanistiche compiute a “Su Scioffu”, dato che essendo un impianto industriale a tutti gli effetti, camuffato da attività agricola, mai avrebbe potuto avere le autorizzazioni a costruire e operare. E se l’interesse giudiziario si allarga alle agevolazioni per coltivare ortaggi, lo scenario diventerebbe ben più complesso.

    ______________________

    da L’Unione Sarda, 10 novembre 2013
    Nel mirino dei Forestali le imprese agricole che producono energie rinnovabili. Serre fotovoltaiche: 4 indagati. Acquisiti gli atti sull’impianto più grande del mondo. (Maria Francesca Chiappe)

    Una maxi inchiesta sulle serre fotovoltaiche è stata avviata dalla Procura di Cagliari. Nel mirino c’è la produzione di energia rinnovabile.Dopo l’inaugurazione in pompa magna, due anni fa, e la delusione del sindaco, nel 2012, era arrivata la segnalazione della società nazionale che gestisce le energie rinnovabili: un contatore dell’impianto di Villasor era stato manipolato. Sembrava una notizia di poco conto che invece ha convinto la Procura della Repubblica di Cagliari ad affidare al nucleo investigativo regionale del Corpo forestale un accertamento nel parco serricolo-fotovoltaico di Su Scioffu. Avant’ieri gli agenti hanno bussato alle porte del Comune dove hanno acquisito i documenti relativi alle autorizzazioni ambientali e urbanistiche concesse alla società italo-indiana Twelve Energy. Il reato ipotizzato dal sostituto procuratore Daniele Caria è legato ai falsi che potrebbero essere stati commessi per realizzare l’impianto.
    I REATI. Gli indagati sono quattro: si tratta del presidente, del vice e dei componenti del consiglio d’amministrazione della società titolare dell’impianto. Ma è soltanto il primo passo di un’inchiesta che andrà a toccare tutte le serre fotovoltaiche autorizzate in Sardegna. L’obbiettivo degli inquirenti è top secret ma fonti qualificate dicono che la Procura e i Forestali (al comando del commissario Ugo Calledda) stanno chiudendo il cerchio attorno a molte altre persone che avrebbero commesso reati anche più gravi in altre zone dell’Isola.
    IL RISERBO. È impossibile al momento saperne di più. L’unica notizia certa è che l’inchiesta ha preso il via dopo la segnalazione della società che gestisce il servizio elettrico nazionale in materia di energie rinnovabili (GSE). In verità i Forestali avevano registrato anche le pubbliche lamentele del sindaco di Villasor Walter Marongiu: dopo aver apprezzato l’investimento da 80 milioni di euro, il primo cittadino aveva sottolineato che non erano state mantenute le promesse garantite dagli amministratori prima dell’inaugurazione. In altre parole, Villasor non ha ottenuto alcun vantaggio economico e non è stata utilizzata manodopera locale. «Abbiamo in casa il parco serricolo più grande del mondo ma neppure un nostro operaio ci lavora», aveva tuonato Marongiu dopo aver disertato la festa per il primo anno di attività. «Ci avevano raccontato che avrebbero lavorato 300 persone, ci hanno parlato di ricadute importanti per Villasor». Invece, nulla. «Le promesse non sono state mantenute e oggi (era il 22 novembre 2012), l’unica nota positiva per Villasor dalle serre di Su Scioffu arriva dall’Imu: 172 mila euro all’anno e altri 45 mila euro di ristoro ambientale per le strade».
    I SOSPETTI. Ma l’inchiesta della magistratura non metterà il naso sulle assunzioni, semmai sulla produzione di energia. Sì, perché la legge che assicura benefici per chi avvia serre fotovoltaiche obbliga le imprese a una produzione agricola superiore a quella elettrica. La ratio della norma è da cercare nella crisi del settore agricolo che, nel 2006, aveva portato il governo a varare nella finanziaria benefici particolarmente vantaggiosi: il reddito prodotto dalla cessione di energia elettrica da fonte rinnovabile dall’anno successivo sarebbe stato considerato agricolo. Con una conseguenza immediata e tangibile: l’estensione delle agevolazioni previste per gli agricoltori, dall’Iva al 10 per cento ai fortissimi sconti sul prezzo d’acquisto dei terreni. A una condizione, però: per accedere ai benefici bisogna firmare una dichiarazione, la IATP, in base al quale chi intende avviare una serra fotovoltaica dichiara di possedere un’impresa agricola a titolo principale. Solo con quel documento i Comuni possono concedere l’autorizzazione.
    LE AUTORIZZAZIONI. In Sardegna le domande sono circa 350, le aziende autorizzate una cinquantina e su tutte la Forestale sta avviando controlli a tappeto. Le acquisizioni di venerdì nell’impianto più grande del mondo sono soltanto le prime. Non è neppure detto che l’indagine si fermi agli aspetti urbanistici e ambientali. La notizia non trova conferme ufficiali ma sembra ci siano già altri indagati oltre i quattro amministratori della società di Villasor. Anche perché la Twelve Energy di recente ha subito un assestamento societario che i Forestali stanno verificando. Molto probabilmente andranno pure a controllare come mai quel gigantesco impianto sia stato realizzato proprio nel territorio di Villasor.L’indagine è soltanto all’inizio ma è facile prevedere che nelle prossime settimane ci saranno novità importanti.

  17. novembre 13, 2013 alle 5:19 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 13 novembre 2013
    Incassa milioni di incentivi e chiude: il pacco fotovoltaico dell’oligarca russo.
    Con l’aiuto degli amici di Dell’Utri, il petroliere Vekselberg rastrella decine di aziende e incassa fondi pubblici. Finiti i quattrini, le società muoiono. I creditori: “C’è un fiume di denaro inviato all’estero”. (Stefano De Agostini): http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/13/incassa-milioni-di-incentivi-e-chiude-il-pacco-fotovoltaico-delloligarca-russo/775264/

  1. ottobre 4, 2011 alle 4:48 pm
  2. marzo 3, 2012 alle 9:25 pm

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