Home > coste > Piano per l’edilizia 2, ancora speculazione edilizia sulle coste sarde.

Piano per l’edilizia 2, ancora speculazione edilizia sulle coste sarde.


Villasimius, Cala Giunco

Solo qualche giorno fa l’Assessore regionale dell’urbanistica Nicola Rassu, durante un incontro (28 giugno 2011) con le associazioni ambientaliste riguardo il processo di revisione del piano paesaggistico regionale avviato dalla Giunta regionale Cappellacci, aveva assicurato sulla più grande buona fede sua e dell’esecutivo regionale nel voler fare solo contenute modifiche e miglioramenti alla disciplina di tutela perché “il paesaggio rappresenta per la collettività isolana un valore fondante della nostra cultura identitaria e delle nostre tradizioni”.  A supporto delle sue assicurazioni, ci ha descritto in lungo e in largo il piacere che prova quando, finalmente, può abbandonare la rumorosa e caotica Cagliari per tuffarsi nella natura del suo paese di residenza, Torralba. Con tutti gli uccellini che cinguettano fra olivi e vigneti.

L’Assessore Rassu ha assicurato che mai e poi mai avrebbe consentito speculazioni immobiliari sulle coste.

Come volevasi dimostrare, il disegno di legge n. 265 presentato dalla Giunta, su proposta dell’Assessore Rassu, al Consiglio regionale il 18 marzo 2011 e ora giunto alla competente Commissione consiliare, prevede proprio il ritorno alla grande della speculazione immobiliare sulle coste sarde.

Villasimius, Cala Giunco, vecchio cartello "inizio lavori" arruginito

In particolare, all’art. 1, comma 8°, lettera d, si prevede che, per la riesumazione dei piani di lottizzazione già morti e sepolti dalla scadenza dei termini e dalle sopraggiunte norme di tutela[1],  la verifica della coerenza delle volumetrie programmate con il contesto paesaggistico ed ambientale di riferimento, effettuata di concerto tra Amministrazione regionale e amministrazione comunale” (art. 13, comma 2°, della legge regionale n. 4/2009) non è necessaria … nell’ipotesi in cui le opere di urbanizzazione primaria di cui allo strumento attuativo siano state legittimamente realizzate per almeno il 50 per cento, ovvero siano stati realizzati gli interventi edilizi per almeno il 50 per cento della volumetria complessiva programmata”.

Si tratta delle riedizione – peggiorata – della proposta (disegno di legge n. 93/A) già fatta fuori dal Consiglio regionale un anno fa.

La proposta che punta a dar via libera alle più devastanti colate di cemento lungo le coste: da quelle proposte dalla Cala Giunco s.r.l. (a Cala Giunco-Nottèri, Villasimius), tanto cara all’immobiliarista Sergio Zuncheddu, allo stravolgimento della piana di Castiadas, tanto cara – a quel che si dice – a persone molto addentro all’Amministrazione regionale, solo per fare un paio di esempi.

Ce n’è in abbondanza per rispedire al mittente questa proposta di legge che punta a riportare cemento e mattoni sulle coste sarde.  L’opposizione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia sarà durissima.

Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia

P.S.  caro Assessore Rassu, è molto difficile crederle…

 

 

da La Nuova Sardegna, 7 luglio 2011

Piano Casa 2, un nuovo assalto alle coste. La giunta ha inserito un comma per recuperare le lottizzazioni bloccate dal Ppr. Il recupero di grandi progetti immobiliari vicino al mare va dalla Costa Smeralda a S.Teodoro, da Budoni a Villasimius. Nuove norme per le zone agricole. E a fine mese la modifica del Piano paesaggistico.  Filippo Peretti

CAGLIARI. Il Piano Casa 2 torna in Consiglio regionale a un anno dalla bocciatura e riserva subito una sorpresa: la giunta Cappellacci ha inserito un comma che consente di recuperare le lottizzazioni sul mare bloccate dal Piano paesaggistico. E’ un nuovo assalto alle coste. La battaglia sarà durissima, forse anche nel centrodestra.

Sardegna, paesaggio agrario

Dalla Costa Smeralda a Budoni, da San Teodoro a Villasimius, sono numerosi i grandi e piccoli costruttori che puntano a salvare i loro progetti turistico-immobiliari. E sull’argomento si sta creando grande attesa anche dal punto di vista politico. La maggioranza di centrodestra, su richiesta della giunta, ha dato priorità assoluta a questo provvedimento, mentre l’opposizione di centrosinistra voleva dare la precedenza al testo sul servizio idrico integrato: tema di grande attualità vista la crisi di Abbanoa.  Il disegno di legge proposto dall’assessore all’Urbanistica Nicola Rassu e inviato in via Roma dal governo sardo è stato preso in consegna dalla commissione Urbanistica del Consiglio, presieduta da Matteo Sanna (Fli). Ieri pomeriggio la commissione si è limitata a dare il via libera all’esame degli articoli. Oggi le votazioni, forse l’approvazione, ma senza discutere. L’opposizione di centrosinistra, con il vice presidente Cesare Moriconi (Pd), ha spiegato che presenterà gli emendamenti solo in aula, a settembre. Quando nel testo sarà inserita, su proposta di Sanna, la proroga di un anno. Le domande inoltrate sulla base del Piano Casa 1 (ottobre 2009) sono undicimila. Rassu ha detto che il Piano Casa 2 punta semplicemente, oltre che a definire l’iter di revisione del nuovo Ppr, a risolvere i problemi interpretativi da parte dei Comuni che hanno portato alla sospensione di molte domande e agli interventi del Tar. Sanna ha sostenuto l’urgenza del provvedimento («senza i franchi tiratori già un anno fa avremmo approvato in aula il testo migliorato dalla commissione»), ma Moriconi, pur condividendo le attese dei cittadini e l’esigenza di dare una scossa all’edilizia, ha affermato che le soluzioni sono altre se accompagnate dagli incentivi finanziari. A caratterizzare il Piano Casa 2 sul piano politico sono le lottizzazioni sul mare e gli interventi nelle zone agricole. Tanto che non è escluso che le prime polemiche sorgano già oggi in commissione. Sui punti politici più caldi il testo non è molto diverso da quello di Asunis di un anno fa e bocciato dal Consiglio nella prima votazione: fu negato, dopo la discussione generale in cui il centrodestra si spaccò sotto le critiche del Psd’Az e delle opposizioni, il passaggio all’esame degli articoli. In questi casi un argomento non può essere discusso prima di sei mesi. Per le lottizzazioni si prevede che possano essere sbloccate anche quelle che ricadono nei Comuni che non si sono dotati del Piano urbanistico e non si sono adeguati al Ppr.

Sardegna, costa meridionale

Per ridimensionare la portata di quest’ultimo si afferma che «la verifica di compatibilità con lo strumento di pianificazione paesaggistica non è più necessaria» in alcuni casi: quando le opere di urbanizzazione di una lottizzazione convenzionata sono state realizzate per almeno il 50% o se la metà delle volumetrie autorizzate sono già state realizzate. E’ un comma di dieci righe che rischia di riaprire la cementificazione in vasti tratti di costa. E potrebbero riaprirsi le polemiche in riferimento al peso politico di costruttori molto noti: da Tom Barrack per gli ampliamenti nella Costa Smeralda a Sergio Zuncheddu, costruttore ed editore, per il progetto di Cala Giungo, a Villasimius, progetto già bloccato dal Consiglio di Stato e che forse qualcuno spera di rilanciare con modifiche legislative. Per quanto riguarda le attesissime nuove norme per le zone agricole, il disegno di legge cerca di mettere un po’ d’ordine rispetto alle diverse interpretazioni della norma precedente, che conteneva anche errori che hanno costretto il Tar a sospendere le domande. Inoltre fissa la misura di un ettaro come misura «minima» per consentire la costruzione di edifici residenziali (massimo90 metri quadrati). Ciascun Comune potrà quindi prevedere maglie più strette fissando un minimo di due o più ettari.

 La Bocciatura del 2010. Un anno fa il primo tentativo.

dune, ginepri, spiaggia, mare

CAGLIARI. Il 30 giugno 2010 la giunta Cappellacci portò nell’aula del Consiglio regionale il Piano Casa 2, che fu bocciato alla prima votazione per la comparsa di 15 franchi tiratori nella maggioranza di centrodestra. L’assessore proponente, Gabriele Asunis, fu sostituito tre mesi dopo con il rimpastone che portò alla nascita del Cappellacci-bis. Anche in quel testo c’era stato il tentativo di recuperare (in modo persino più morbido di quello attuale) le vecchie lottizzazioni bloccate dal Ppr. E furono accese le polemiche (nel centrodestra da parte dei sardisti) sui favoritismi a potenti operatori turistico-immobiliari.

(foto S.D., archivio GrIG)


[1]  “Nei comuni non dotati di piano urbanistico comunale di cui alla legge regionale n. 45 del 1989, nelle zone territoriali omogenee C, D, G, ed F, all’interno della fascia dei 2.000 metri dalla linea di battigia, possono essere realizzati gli interventi previsti dagli strumenti attuativi già approvati e convenzionati, a condizione che le relative opere di urbanizzazione siano state legittimamente avviate prima dell’approvazione del Piano paesaggistico regionale. Oltre tale fascia sono realizzabili gli interventi previsti nei piani attuativi regolarmente approvati e, se di iniziativa privata, convenzionati” (art. 1, comma 1°, lettera d, della legge regionale n. 4/2009).

  1. Mara
    luglio 8, 2011 alle 6:01 am

    Che il demonio degli speculatori li faccia soffrire a lungo, in un luogo squallido e buio.

  2. davide
    luglio 8, 2011 alle 8:04 am

    ci sono anche persone norali ceh attendono sviluppi per realizzare priccoli progetti con risparmi di una vita. come sempre per gli interessi di pochi valgono più ceh gli interessi di molti

  3. vic
    luglio 8, 2011 alle 1:43 PM

    che gentaglia. prima dicevano che il piano casa si stava facendo per risollevare l’economia.
    con slogan del tipo”cosi una famiglia si puo’ fare una cameretta per i figli”. Oppure ,” e’ stato
    un colpo di genio di B mentre andava a letto…”. Adesso non si preocupano piu’ degli slogan ma vanno direttamente al sodo , cioe’ fanno quello per cui sono li. democrazia rappresentativa del malaffare. comunque piano casa 2 ANTICOSTITUZIONALE

  4. luglio 8, 2011 alle 3:18 PM

    “Silenzio delle associazioni ambientaliste”?!
    Filippo Peretti è un bravo giornalista, ma evidentemente un po’ distratto. Infatti, ha ricevuto (come tutti gli altri) il nostro comunicato stampa via e-mail alle ore 15.11 di ieri. Se controlla nel suo “cestino informatico” forse lo trova. 😮 😮 😮

    da La Nuova Sardegna, 8 luglio 2011
    E’ bufera politica sull’assalto alle coste. Col ddl della giunta possibili non solo ampliamenti ma anche nuove costruzioni. (Filippo Peretti)

    CAGLIARI. Il Piano Casa 2 consentirebbe non solo il recupero delle lottizzazioni bloccate dal Ppr ma, come premio in volumetria, anche la costruzione di dependance di ville singole o a schiera. La proposta della giunta ha provocato scontri nel centrodestra: c’è il «no» del Psd’Az. Duro attacco delle opposizioni.
    Ieri la commissione Urbanistica del Consiglio regionale ha esaminato la prima parte del disegno di legge della giunta sul Piano Casa 2, senza arrivare all’articolo contestato, quello che cerca di modificare le regole previste dal Piano paesaggistico regionale per recuperare vecchie lottizzazioni vicino al mare e concedere a chi ha le ville la possibilità di costruire, come premio volumetrico, un «corpo di fabbrica» separato da quello principale: una villa di 500 metri quadri potrebbe essere dotata di una dependance di 100. Non male.
    Dato che le opposizioni avevano deciso di non presentare emendamenti per dare battaglia direttamente in aula a settembre, il centrodestra sperava ieri di approvare tutto. Ma il presidente Matteo Sanna (Fli) ha dovuto rinviare a martedì. Il Psd’Az è uscito subito allo scoperto con il capogruppo Giacomo Sanna: «Non si parla più solo di una stanza in più o di usare il sottotetto, qui si punta ad altro. Per noi è come l’anno scorso: così è già bocciato». «Siamo risolutamente contrari», gli ha fatto eco Paolo Maninchedda.
    L’assessore Nicola Rassu (Pdl) ha invece diffuso una dichiarazione per smentire la volontà di favorire speculazioni: «E’ lo stesso testo dell’anno scorso, c’è solo qualche specificazione tecnica in più, su richiesta degli enti locali. Quanto alle lottizzazione, l’esenzione della verifica di compatibilità col Ppr è solo per quelle avviate già al 50 per cento».
    Il resto del centrodestra ha scelto la cautela. E’ un testo che ha sponsor molto forti e forse nessuno vuole provocare guai.
    Silenzio delle associazioni ambientaliste.
    Il capogruppo del Pd, Mario Bruno, ha denunciato «l’ossessione del centrodestra che tenta scorciatoie pur di dimostrare ad amici potenti di voler fare qualcosa per aggirare il Ppr». «E’ tutto illegittimo – ha affermato l’ex assessore Gian Valerio Sanna – e i giudici lo hanno già detto: il Ppr non può essere modificato con legge ordinaria. Comunque, altro che piano casa, queste sono speculazioni per ricchi».
    Luciano Uras, capogruppo di Sel, boccia le proposte in deroga al Ppr: «Così si aggredisce il territorio e si lascia la Sardegna nella condizione di sottosviluppo».

    MARE & CEMENTO. La riedizione del Piano Casa 2 alla Regione spacca il centrodestra, opposizioni all’attacco.

    Le dependance.
    Il disegno di legge della giunta, se approvato, offrirebbe due possibilità di costruire nuovi edifici.
    1) nelle tipologia edilizia a schiera, gli ampliamenti volumetrici sarebbero realizzabili anche con «nuovi corpi di fabbrica» separati dal fabbricato principale.
    2) in deroga al Ppr, nuovi corpi di fabbrica sarebbero realizzabili anche nella fascia di tutela (100 metri) dei beni identitari.

    Le lottizzazioni.
    I progetti convenzionati prima del Ppr non avrebbero bisogno della verifica che prevede anche il loro eventuale ridimensionamento se – è quanto recita il disegno di legge della giunta – le relative opere di urbanizzazione sono state realizzate per almeno il 50 per cento o se la costruzione è già stata realizzata per metà.
    Secondo il Pd queste e le norme sui nuovi edifici in deroga sono illegittime.

    Il Psd’Az: «Con le norme discrezionali più di un milione di mc». Ora le polemiche coinvolgono le Intese del Piano paesaggistico.

    CAGLIARI. «Non sono in grado di fare una revisione corretta del Piano paesaggistico e così tentano da due anni e mezzo di aggirarlo con provvedimenti illegittimi», tuonano per il Pd Mario Bruno e Gian Valerio Sanna. E del Ppr, ma in termini differenti, parla anche il capogruppo sardista Giacomo Sanna, l’unico nella maggioranza di centrodestra ad essersi pronunciato contro i contenuti del Piano Casa 2 che puntano a recuperare lottizzazioni sul mare o a prevedere dependance per le ville. Secondo Sanna, infatti, «nel nuovo Ppr, che dovrà avere regole rigorose e quindi chiare e uguali per tutti, andrà eliminata l’Intesa, vale a dire l’istituto che ha consentito alla giunta Soru di concedere più di un milione di metri cubi nella fascia costiera in modo del tutto discrezionale, tanto è vero che le ha concesse solo agli amici». Sanna ha aggiunto: «Se, come è giusto, nelle zone protette non devono essere concesse volumetrie, la regole va fatta senza possibilità di deroga. Voglio vedere cosa dice il centrosinistra ora che e all’opposizione».
    La battaglia vera sarà proprio quella sul Ppr. La regola dell’Intesa introdotta nella passata legislatura, però, ora piace anche al centrodestra perché la discrezionalità nelle scelte è davvero comoda per chi governa. Settori del Pdl, che avevano contrastato Soru, ora sarebbero favorevoli

    Bonus di volumetrie in Costa Smeralda. Dai 400mila agli 800mila metri cubi anche vicino al mare. (Guido Piga)

    OLBIA. Piano Casa 1 o 2, che differenza fa? La Gallura sa di trovarsi sempre al centro della discussione, spesso della tempesta. L’idea che i vincoli del piano paesaggistico di Soru possano essere allentati eccita qualche impresario qua e là per la Sardegna, ma per esempio non turba più di tanto gli amministratori di Arzachena e meno ancora quelli di Olbia.
    Giusto l’altra sera, è emerso che nel comune della Costa Smeralda e dintorni c’è un bonus volumetrico: dai 400 mila agli 800 mila metri cubi edificabili, anche vicino al mare. La metà di queste cubature è nelle aree pubbliche. Il Comune potrebbe addirittura diventare imprenditore turistico? La bomba l’hanno fatto esplodere i due tecnici incaricati di fare il Puc. Uno ha detto che basterebbe riclassificare alcuni borghi, come Porto Cervo, da zona F (turistica) a zona B (ampliamento) per vedere moltiplicati i metri cubi. L’altro ha sostenuto che l’unica strada maestra è quella di far modificare il piano paesaggistico di Soru.
    Che fare, ora? Arzachena rischia di essere ancora una volta il laboratorio delle scelte regionali. Con il vecchio piano casa, il Comune ha permesso l’ampliamento degli hotel Pitrizza e Romazzino (e in attesa c’è quello del Cala di Volpe). Scelte che il Tar ha condannato, sostenendo che l’ingrandimento del Romazzino era stato fatto sul mare (ed è vietato) e che le suite dell’altro non erano che ville staccate dal corpo dell’albergo. Il contensiozo è finito, perché il ricorrente ha trovato un accordo col proprietario (Barrack) e si è tirato indietro davanti ai giudici. Una mossa che lascia pesanti dubbi su cosa si possa fare, e senza alcuna presa di posizione degli ambientalisti. Adesso la Regione vorrebbe sanare quel vuoto urbanistico per dare ai tecnici la possibilità di approvare vecchie lottizzazioni.
    Con le modifiche al piano casa, ci sarebbe una colata di cemento sulle coste? Ci sono molto progetti congelati dal Ppr. A suo tempo, la Regione disse no a 327 domande di intesa, che era l’accordo per scavalcare i vincoli. Tra i comuni bocciati, il record spetta a Olbia (51 progetti), seguita da Budoni (20). Ben rappresentati Quartu (12), Arbus (8), Castiadas (8). Non erano solo complessi residenziali o ville, c’erano anche ampliamenti di case, costruzioni di verande, passaggi di fili elettrici. Alcuni piani, come quello del Club Med alla Maddalena, potrebbe ripartire. Altri, come Costa Tuchese, con un vecchio via libera, potrebbero riavere qualche chance. Ma l’amministrazione che ha mandato via i berlusconiani, difficilmente dirà sì anche solo per far muovere un sasso.
    Ad Arzachena l’attesa per le modifiche è viva, ma non spasmodica. «Il nostro comune viene spesso criticato da chi conosce poco la storia urbanistica della Sardegna – dice Rino Cudoni, assessore comunale -. Abbiamo avuto l’esempio architettonico ed urbanistico dell’Aga Khan all’inizio: quello che, in 50 anni, ci ha insegnato a preserarve l’ambiente e a creare un’economia solida, che dà lavoro a tutta l’isola e genera un continuo movimento turistico».
    Cudoni ricorda un passaggio epocale: il Comune disse no al masterplan dell’Aga Khan voglioso di milioni di metri cubi, la Regione glielo impose. Ci fu una battaglia al Tar, e Arzachena la vinse. «Anche questa volta pianificheremo il nostro territorio non dando concessioni così, ma sulla base di piani strategici: oltre ai mattoni, deve crearsi un’economia forte», chiude Cudoni. Questo spiegherebbe anche l’ultima crisi comunale. Nell’amministrazione c’era chi puntava tutto su Barrack, e chi sui progetti degli imprenditori galluresi. Le volumetrie saranno pure cresciute, ma non tanto da poter accontentare tutti.

  5. annas
    luglio 9, 2011 alle 3:24 PM

    Grazie per l’attenzione che avete per il nostro territorio. Se può essere utile, ANDIAMO A PROTESTARE (anche noi ) DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE, per ricordare ai componenti di questa giunta regionale che non sono i padroni della Sardegna. Ancora a voi, grazie di cuore.

  6. luglio 10, 2011 alle 4:40 PM

    su Sardegna 24, 10 luglio 2011
    Promesse e proposte per costruire sul mare (Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico)

    Solo qualche giorno fa l’Assessore regionale dell’urbanistica Nicola Rassu, durante un incontro con le associazioni ambientaliste riguardo il processo di revisione del piano paesaggistico regionale avviato dalla Giunta regionale Cappellacci, aveva assicurato sulla più grande buona fede sua e dell’esecutivo regionale nel voler fare solo contenute modifiche e miglioramenti alla disciplina di tutela perché “il paesaggio rappresenta per la collettività isolana un valore fondante della nostra cultura identitaria e delle nostre tradizioni”. A supporto delle sue assicurazioni, ci ha descritto in lungo e in largo il piacere che prova quando, finalmente, può abbandonare la rumorosa e caotica Cagliari per tuffarsi nella natura del suo paese di residenza, Torralba. E ha assicurato che mai e poi mai avrebbe consentito speculazioni immobiliari sulle coste.

    Come volevasi dimostrare, il disegno di legge n. 265 presentato dalla Giunta, su proposta dell’Assessore Rassu, al Consiglio regionale il 18 marzo 2011 e ora giunto alla competente Commissione consiliare, prevede proprio il ritorno alla grande della speculazione immobiliare sulle coste sarde.

    In particolare, all’art. 1, comma 8°, lettera d, si prevede che, per la riesumazione dei piani di lottizzazione già morti e sepolti dalla scadenza dei termini e dalle sopraggiunte norme di tutela, la “verifica della coerenza delle volumetrie programmate con il contesto paesaggistico ed ambientale di riferimento, effettuata di concerto tra Amministrazione regionale e amministrazione comunale” (art. 13, comma 2°, della legge regionale n. 4/2009) “non è necessaria … nell’ipotesi in cui le opere di urbanizzazione primaria di cui allo strumento attuativo siano state legittimamente realizzate per almeno il 50 per cento, ovvero siano stati realizzati gli interventi edilizi per almeno il 50 per cento della volumetria complessiva programmata”.

    Si tratta delle riedizione – peggiorata – della proposta (disegno di legge n. 93/A) già fatta fuori dal Consiglio regionale un anno fa.

    La proposta che punta a dar via libera alle più devastanti colate di cemento lungo le coste: da quelle proposte dalla Cala Giunco s.r.l. (a Villasimius), tanto cara all’immobiliarista Sergio Zuncheddu, allo stravolgimento della piana di Castiadas, tanto cara – a quel che si dice – a persone molto addentro all’Amministrazione regionale, solo per fare un paio di esempi.

    Ce n’è in abbondanza per rispedire al mittente questa proposta di legge che punta a riportare cemento e mattoni sulle coste sarde.

  7. Nora Gugume.
    luglio 11, 2011 alle 3:45 PM

    Sarà un sacco ambientale senza precedenti.L’intero territorio agricolo sarà punteggiato di case .Sparirà per sempre la possibilità d’impianto di vere attività agricole ,le quali hanno bisogno di unità aziendali vaste per poter sopravvivere. E’ pura follia economica oltre che ambientale. La Toscana, il Trentino ecc. hanno capito. Vi sono territori con lotti minimi di 30 ha . Questi personaggi che occupano gli scranni pubblici sono persone di bassa moralità che rispondono solo agli ordini dei loro corrutori.

  8. vic
    luglio 11, 2011 alle 8:42 PM

    si ,un ettaro per costruire in campagna. e’ un vero e proprio attentato al paesaggio . una norma che permette questo dovrebbe essere ANTICOSTITUZIONALE

    Articolo 9 della Costituzione
    La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica
    Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

  9. luglio 12, 2011 alle 3:12 PM

    finchè si continuerà a puntare sull’edilizia da “palazzinari”…

    da Sardegna 24, 12 luglio 2011
    Edilizia: 11 mila posti in meno: http://www.sardegna24.net/regione/edilizia-11-mila-posti-in-meno-1.3367

  10. luglio 12, 2011 alle 3:41 PM

    per un’altra vicenda, quella relativa alla predisposizione dell’attuale P.U.C.

    da L’Unione Sarda on line, 12 luglio 2011
    Castiadas: presunti abusi, assolto l’ex sindaco: http://www.unionesarda.it/Articoli/News/228726

  11. luglio 13, 2011 alle 2:18 PM

    da La Nuova Sardegna on line, 13 luglio 2011
    Volumetrie in regalo per le ville al mare. Piano Casa regionale, premiate le demolizioni-ricostruzioni nella fascia dei 300 metri: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/07/13/news/volumetrie-in-regalo-per-le-ville-al-mare-4601415

  12. luglio 13, 2011 alle 2:33 PM

    da La Nuova Sardegna, 13 luglio 2011
    Terreni d’oro, assolto Murgioni. Per il vice sindaco di Castiadas prescritto il falso. (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. Il vice sindaco di Castiadas Eugenio Murgioni difeso dall’avvocato Leonardo Filippi e il progettista del piano urbanistico Sandro Loche rappresentato dall’avvocato Mariano Delogu sono stati assolti dal tribunale di Cagliari dall’accusa di abuso in atti d’ufficio per la vicenda dei terreni a mare sui quali venne diminuito il tasso di edificabilità. Gli eredi di Francesco Mighela e di Daniele Demurtas si opposero alle scelte urbanistiche compiute tra il 2002 e il 2005 con delibere del consiglio comunale. Non piacque l’imponente ridimensionamento del valore dei terreni causato dalla diminuita possibilà di costruire, all’orizzonte c’era l’interesse di un gruppo come il Forte Village. I capi di imputazione erano tre: uno di falso e due per abuso d’ufficio, tutti in concorso tra Murgioni e Lobina, sindaco e progettista. La prima imputazione è stata dichiarata prescritta dal tribunale presieduto da Massimo Poddighe, sulla seconda c’è stata l’assoluzione perché il fatto non sussiste, la terza è un mix di fatti che non sussistono e prescrizione. L’avvocato Filippi ha dichiarato che è sicura la volontà di Murgioni (e di Lobina) di presentare appello contro la prescrizione «che non ci soddisfa», spiegava Filippi, perché si vuole una dichiarazione netta di non colpevolezza. La parte civile (i proprietari dei terreni) rapprentata dall’avvocato Luca Pirastu dichiara di voler attendere la lettura della motivazione della sentenza per decidere se ricorrere in appello.
    In sintesi il sindaco e il progettista erano accusati di aver modificato il piano regolatore con un conseguente danno degli eredi Mighela e Demurtas, mentre la difesa dei due imputati ha sostenuto che la diminuzione delle volumetrie è stata la conseguenza dell’applicazione delle disposizioni regionali sulla necessità di preservare le zone a mare.
    Invece sull’attribuzione dell’incarico senza gara a Lobina: non si doveva fare gara perché l’importo della spesa non superava la soglia europea. Murgioni ha espresso sollievo per la fine di un calvario di 7 anni.

  13. luglio 16, 2011 alle 8:46 PM

    che pena.

    da La Nuova Sardegna, 16 luglio 2011
    Piano Casa 2 verso lo stralcio. Sanna (Fli): «Stop alle parti contestate, prima il Ppr» La mediazione mette d’accordo Psd’Az, Pd e settori del Pdl. (Filippo Peretti)

    CAGLIARI. Il clima politico sul Piano Casa 2 è pesante, un po’ come l’anno scorso, quando il disegno di legge della giunta Cappellacci venne bocciato alla prima votazione in Consiglio regionale da quindici franchi tiratori del centrodestra. Con la conseguenza che l’assessore all’Urbanistica, il tecnico Gabriele Asunis, dopo tre mesi fu sostituito. Il suo successore, Nicola Rassu, sempre del Pdl, ha ripresentato il testo con alcune modifiche ma sta ricevendo la stessa accoglienza. Su alcuni contenuti, come il recupero di vecchie lottizzazioni o i premi volumetrici anche alle ville sul mare, nel centrodestra si è già sfilato il Psd’Az e dissensi sono emersi nel Pdl, come ha spiegato bene nei giorni scorsi Nanni Campus.
    Per evitare un nuovo incidente in aula, il presidente della commissione Urbanistica, Matteo Sanna (Fli), ha lanciato una proposta politica: «Dato che Rassu ci ha informato che la riedizione del Piano paesaggistico è ormai pronta, ci conviene stralciare dal Piano Casa 2 tutte le norme che interferiscono con esso e lasciare solo quelle che chiariscono meglio l’attuazione della legge ad enti locali e cittadini». Matteo Sanna sa che la sua proposta di mediazione incontrerà ostacoli nella maggioranza. «Io difendo – ha così chiarito – i contenuti del disegno di legge della giunta, perché non ci sono nuove costruzioni ma recupero di lottizzazioni con almeno il 50 per cento dei lavori già realizzati, una norma più severa di quella di Soru». Quindi, ha concluso, «suggerisco di procedere con cautela per evitare i rischi che abbiamo davanti. Del resto, se il Ppr è pronto, le norme stralciate sarebbero presto recuperabili».
    D’accordo con lo stralcio si è detto il capogruppo del Psd’Az, Giacomo Sanna: «Il Piano Casa torni a essere quello che dev’essere: ampliamenti nelle abitazioni. Punto e basta». Favorevole allo stralcio anche Gavino Manca (Pd): «In commissione stiamo dando battaglia contro le ipotesi speculative. Se c’è il ritiro di quelle modifiche siamo d’accordo. Ma noi vorremmo fare un Piano Casa più incisivo e davvero utile a cittadini e imprese. In ogni caso, daremo battaglia anche sul nuovo Ppr».

  14. luglio 21, 2011 alle 7:18 am

    patetici.

    da La Nuova Sardegna, 21 luglio 2011
    IL CASO PPR. Case nell’agro, la Lombardo stoppa il centrodestra. Emendamento per abitazioni in un terreno di un ettaro Scontro tra Biancareddu e Gian Valerio Sanna.

    CAGLIARI. Il centrodestra ci ha riprovato ma stavolta a bloccarlo ci ha pensato la stessa presidente del Consiglio regionale, Claudia Lombardo. Un emendamento che puntava ad autorizzare l’approvazione di nuove abitazioni nell’agro è stato infatti dichiarato «inammissibile» in quanto giudicato estraneo al testo della legge in discussione (lavori pubblici).
    A denunciare l’estraneità del provvedimento rispetto al testo all’esame dell’aula di via Roma è stato il consigliere del Pd Gian Valerio Sanna, per quattro anni e mezzo assessore all’Urbanistica nella passata legislatura. «Il Tar prima e il Consiglio di Stato poi – ha detto Sanna – hanno già detto, per una vostra precedente legge, che qualsiasi modifica del Piano paesaggistico regionale è illegittima se non segue le stesse procedure di formazione del Ppr. Quindi non basta modificare la legge di riferimento, dovete, se ne siete capaci, modificare il Ppr. Basta con questi atti di pirateria legislativa» e di «speculazioni immobiliari».
    A quel punto la presidente Lombardo, che è del Pdl, ha reso noto che l’emendamento contestato da Sanna era già stato dichiarato inammissibile. La polemica non si è però esaurita. Perché il primo firmatario dell’emendamento, Andrea Biancareddu (Udc), anch’egli ex assessore, ha innanzitutto spiegato il motivo della proposta (firmata anche dai capigruppo di maggioranza. «Serve – ha detto – per interpretare correttamente e secondo un indirizzo dato da un ordine del giorno del Consiglio, la legge sul Piano casa regionale». La proposta, di fatto, tendeva ad autorizzare la costruzione di trenta metri cubi per un ettaro di terreno (oggi le norme richiedono un’estensione maggiore. «Prendiamo atto che voi siete per i latifondisti – ha detto rivolto al centrosinistra – mentre noi vogliamo rendere abitabili le campagne contro l’attuale abbandono e degrado. E comunque non sono speculazioni immobiliari sulla costa. Quelle le ha consentite la giunta Soru in modo discrezionale con le Intese inserite nel Ppr e scegliendo non in base ai terreni ma in base ai proprietari».
    L’approvazione della legge sui lavori pubblici avverrà oggi. Ieri la giunta è andata sotto tre volte. «Segno che la maggioranza non esiste», ha tuonato il relatore di minoranza, Luigi Lotto (Pd). Tra i punti approvati ieri il finanziamento per strade provinciali (15 milioni), incentivi per le giovani coppie per acquisto e restauro di case nei centri storici. Sono stati invece bocciati a scrutinio segreto 3 milioni di euro chiesti dalla giunta per progettazioni. Non è stato approvato un emendamento del centrosinistra che tendeva a eliminare il consiglio di amministrazione di Area, l’agenzia regionale che ha sostituito i vecchi Iacp, gli istituti per le case popolare. Numerosi gli articoli di carattere tecnico che, ha spiegato l’assessore Sebastiano Sannitu, servono a far funzionare meglio il settore.

  15. settembre 6, 2011 alle 8:45 PM

    patetici, solo patetici. Per un mattone in più si venderebbero la madre.

    da La Nuova Sardegna on line, 6 settembre 2011
    Piano casa, ok dalla commissione regionale: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/09/06/news/piano-casa-ok-dalla-commissione-regionale-4913646

  16. settembre 12, 2011 alle 3:21 PM

    Regioni e piani per l’edilizia: fallimenti e speculazioni.

    da Il Sole 24 Ore, 12 settembre 2011
    Piano casa per le aree degradate: ondata di ritocchi dalle Regioni.
    (Maria Chiara Voci)

    In attesa della nuova raffica di leggi con cui le Regioni dovrebbero recepire le novità introdotte dal decreto sviluppo sul «piano casa per le aree degradate» – per il quale da oggi i proprietari possono far domanda, ammesso che siano chiari a tutti i contenuti del Dl 70 -, non si arresta nei territori locali l’ondata di riforma delle vecchie leggi, quelle che scaturiscono dall’accordo Stato-Regioni del 1° aprile 2009 e che consentono ampliamenti o sostituzioni di edifici, in deroga ai piani regolatori e con premi volumetrici.
    I ritocchi derivano in parte da promesse di campagna elettorale: la revisione del piano casa è stata per il centrodestra una delle teste d’ariete usate per convincere gli elettori. Quasi ovunque è stata inoltre forte la necessità di dare un senso, tardivo, a un provvedimento che è andato spesso “deserto” (pochissime le domande presentate dai cittadini, con le sole eccezioni di Veneto, Sardegna e Valle d’Aosta). Le modifiche però hanno come effetto quello di pasticciare testi normativi che, già per loro natura, contenevano e contengono diversi punti controversi.
    Le uniche Regioni che, esaurita la prima legge, hanno deciso di non rinnovare sono state Lombardia ed Emilia Romagna. Qui i termini per presentare domanda di ampliamento o sostituzione sono da tempo scaduti senza proroghe o modifiche. Diversa la scelta degli altri governatori.
    In alcune Regioni, come la Calabria, il Piemonte, l’Umbria e la Campania, la revisione del piano casa, più che a piccole modifiche, ha portato alla riscrittura di intere porzioni di legge. A seconda dei casi, si è estesa la possibilità di intervenire anche sugli immobili industriali e produttivi (i grandi esclusi nelle prime versioni legislative), è arrivato il semaforo verde per agire in zone agricole o su porzioni dei centri storici, sono aumentate le percentuali dei bonus di cubatura o sono decaduti alcuni paletti, che limitavano la possibilità di mettere mano al patrimonio edilizio esistente.
    Di grande sostanza anche la riforma del Lazio, dove è arrivato il via libera agli interventi in zona agricola, su edifici oltre i mille metri cubi, sulle ville a schiera e nei centri storici, purché ci sia il via libera della Soprintendenza.
    L’amministrazione Polverini, però, è già dovuta intervenire con una rettifica quando la nuova legge non era ancora pubblicata in Bur (è sul supplemento n. 160 al Bollettino 30 del 27 agosto) e ha inserito nell’assestamento di bilancio la possibilità di autorizzare da subito i piccoli interventi di ampliamento degli edifici, in attesa che i Comuni si esprimano sul resto della legge (per delimitarne gli ambiti di applicazione) entro il 31 gennaio del 2012.
    Prima dell’estate è arrivato l’atteso restyling della disciplina del Veneto: forte di uno dei rari casi di successo della norma, con oltre 23mila domande depositate, la Giunta Zaia ha prorogato la legge 14/2009 fino al 30 novembre 2013, ha aperto alla possibilità di intervenire su immobili inseriti nei centri storici e ha inserito un bonus aggiuntivo del 15% (in aggiunta al 20% di base + 10% per utilizzo di fonti rinnovabili) per chi, nell’ampliare, consegue la certificazione in classe B.
    Già modificate da tempo le norme della Liguria (che pur è rimasta restrittiva) e delle Marche. Altre Regioni, come lo stesso Lazio, ma anche Puglia, Toscana, Valle d’Aosta e Molise hanno agganciato ai provvedimenti di revisione del vecchio piano casa, tutti approvati a ridosso dell’estate, il recepimento delle previsioni del nuovo piano casa del Dl sviluppo, per il recupero delle aree degradate.

    Via libera al cambio di destinazione d’uso. (Guido A. Inzaghi)

    L’ultima versione del piano casa punta sulla «riqualificazione incentivata delle aree urbane». La legge 106/2011 di conversione del Dl Sviluppo(70/2011) consente infatti la realizzazione di volumetrie aggiuntive in deroga al piano regolatore, il mutamento delle destinazioni d’uso in atto, la demolizione e la ricostruzione degli edifici dismessi anche con modifica della sagoma.
    Le disposizioni trovano tendenzialmente applicazione diretta qualora le Regioni non provvedano ad assumere le norme che il decreto riserva alla loro competenza.
    L’articolo 5, comma 9, del decreto sviluppo assegna così alle regioni il termine fisso di 60 giorni dalla sua conversione (vale a dire fino a ieri, domenica 11 settembre) per approvare leggi che agevolino la riqualificazione di aree urbane degradate con presenza di funzioni eterogenee e tessuti edilizi disorganici o incompiuti, nonché di edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione o da rilocalizzare. Il tutto attraverso:
    a) il riconoscimento di una volumetria aggiuntiva rispetto a quella preesistente come misura premiale;
    b) la delocalizzazione delle relative volumetrie in area o aree diverse;
    c) l’ammissibilità delle modifiche di destinazione d’uso, purché si tratti di destinazioni tra loro compatibili o complementari;
    d) le modifiche della sagoma necessarie per l’armonizzazione architettonica con gli organismi edilizi esistenti.
    Resta fermo che tutti gli interventi non possono riferirsi ad edifici abusivi (salvo che oggetto di sanatoria) o siti nei centri storici o in aree a inedificabilità assoluta.
    A partire di fatto da oggi – lunedì 12 settembre – e fino all’entrata in vigore della normativa regionale, agli interventi descritti in precedenza si applica l’articolo 14 del Dpr 380/2001, anche per il mutamento delle destinazioni d’uso. Quindi la realizzazione degli interventi di riqualificazione potrà avvenire in deroga alla strumentazione urbanistica ed edilizia locale (ma non alla leggi statali e regionali di settore), con un meccanismo però tutt’altro che spedito e che prevede il passaggio in consiglio comunale per raccogliere l’assenso politico, e dunque discrezionale, al superamento della disciplina del Prg e del regolamento edilizio. Il consiglio comunale dovrà determinare anche la percentuale di ampliamento consentita.
    Resta inoltre fermo il rispetto degli standard urbanistici, delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e in particolare delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all’efficienza energetica, di quelle relative alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, nonché delle disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio.
    Dal prossimo 10 novembre, gli interventi di ampliamento – sempre nei limiti finora individuati – potranno essere realizzati anche senza avvalersi del permesso di costruire in deroga e, quindi, anche attraverso Dia o Scia a seconda dei casi e della legge regionale applicabile. Fino all’approvazione delle leggi regionali, la volumetria aggiuntiva è realizzata in misura non superiore complessivamente al 20% del volume dell’edificio se destinato a uso residenziale, o al 10% della superficie coperta per gli altri usi.

  17. paolo
    settembre 13, 2011 alle 9:35 am

    quando si legge che il piano casa ter servira’ anche per consentire il ripopolamento delle campagne (vedi l’onli sanna e biancareddu)mi viene da piangere. nemmeno il piu’ grande naturalista e ornitologo mpili aveva pensato ad un piano di sviluppo cosi arguto . la specie umana ripopolera’ le campagne sarde .

  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: