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Nessun colpevole per la “marea nera” nel Golfo dell’Asinara?


Il G.I.P. del Tribunale di Sassari Antonello Spanu ha rigettato la richiesta del P.M. Paolo Piras di svolgimento del giudizio immediato nei confronti di Marco Bertolini, direttore della centrale termoelettrica E.On  di Fiume Santo (Porto Torres) – felicemente e serenamente dotata di certificazione EMAS ISO 14001 sul piano del rispetto dell’ambiente – da dove nel gennaio scorso è uscita una marea nera che ha inquinato decine di km. di coste del Golfo dell’Asinara, dall’Asinara stessa e Stintino fino a S. Teresa di Gallura.  

Insieme ai tentennamenti delle amministrazioni pubbliche competenti – in primo luogo il Ministero dell’ambiente – è un altro elemento che porta a chiedersi se sarà mai individuato un responsabile di quanto accaduto.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 da La Nuova Sardegna, 30 giugno 2011

Pm ai giudici: «Sospendete il direttore E.On». Marea nera, il gip nega il giudizio immediato. Accusa di disastro dopo la rottura di una tubazione. Elena Laudante

SASSARI. La rottura della tubazione, in due punti, e la perdita d’olio che ha invaso il golfo dell’Asinara, l’11 gennaio, sono stati provocati da un difetto di produzione dell’oleodotto. Ecco perché, secondo il giudice per le indagini preliminari, il direttore di Fiume Santo Marco Bertolini non può essere incolpato per la marea nera targata E.On. «Non ha avuto alcun ruolo nella realizzazione dell’oleodotto, non si vede come possa ascriversi a lui una colpa con previsione dell’evento, atteso che quest’ultimo non poteva escludersi sulla base dei dati tecnici disponibili», si legge nel provvedimento col quale il Gip ha detto no alla procura. Il 31 maggio il giudice Antonello Spanu ha rigettato la richiesta di giudizio immediato per il dirigente, sollecitato dal sostituto procuratore Paolo Piras. Bertolino è indagato per disastro colposo e distruzione delle bellezze naturali (una contravvenzione). Secondo il magistrato, il direttore della centrale, romano di 44 anni, è stato negligente e imprudente perché non aveva fatto controllare né ordinato le manutenzioni della tubazione secondaria, sotto il piano della banchina, all’interno di una canala. Dove si scoprirà un foro da ben15 centimetri. Per il pm Bertolino va sospeso dal posto di lavoro con una misura cautelare che il Gip non ha concesso. «L’unico rimprovero che potrebbe muoversi al Bertolino – scrive il giudice nel diniego – potrebbe riguardare la mancata ispezione periodica della tubazione nella canala». Difficile, visto la necessità di rimuovere la copertura in una verifica che, secondo il consulente del pm Luciano Cadoni, deve essere eseguita una volta ogni dieci anni, quindi da prevedere nel 2012. Per il Gip la responsabilità è nel vizio di progettazione della tubazione ausiliaria. Quindi le indagini continuano. Ma il pm Piras è certo che Bertolino sia stato negligente e ha impugnato il rigetto della misura cautelare davanti al tribunale del Riesame in sede d’Appello, che decide lunedì.

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  1. Michele
    giugno 30, 2011 alle 8:51 pm

    Ma non avevano nominato anche un Commissario straordinario per l’emergenza?

  2. agosto 6, 2011 alle 4:08 pm

    da La Nuova Sardegna, 6 agosto 2011
    Stintino, depuratore sotto analisi dell’Arpas.
    Acciona replica al sindaco Diana: l’impianto funziona grazie a noi.

    SASSARI. Sono state affidate all’Arpas le indagini tecniche sulle condizioni del depuratore di Stintino dopo che la scorsa settimana un infuriato sindaco Antonio Diana aveva richiesto l’intervento dei carabinieri in seguito ad una tracimazione dall’impianto che aveva allagato i terreni circostanti. Nei giorni scorsi gli esperti del Noe (il Nucleo ecologico dell’Arma) e dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente hanno eseguito sopralluoghi tesi a verificare le condizioni di efficienza del depuratore di Punta dell’Aquila. Il sindaco stintinese aveva chiamato in causa il gestore delle manutenzioni, Acciona Agua, sostenendo che i fuori servizio e gli sversamenti si ripetono. Come è prassi, l’Arpas dovrà accertare tutta una serie di aspetti. In primo luogo se gli scarichi dell’impianto vengano effettuati regolarmente, ma anche dove vadano a finire gli sversamenti e se possano provocare un inquinamento nel caso si liberassero acque non depurate.
    Intanto Acciona Agua S.a. replica alle contestazioni del sindaco Diana. «Il depuratore di Stintino allo stato attuale funziona a dovere, soprattutto grazie ai numerosi interventi di manutenzione straordinaria da noi eseguiti, negli scorsi mesi, su commissione del gestore del servizio idrico integrato Abbanoa, proprio al fine di garantirne la piena funzionalità nel periodo estivo», afferma la società in una nota. «Questi interventi, di considerevole entità, evidenziano il fatto che l’impianto non è certamente un gioiello di ultima generazione dal momento che, dopo pochi anni di esercizio, presenta gravi carenze strutturali non imputabili certamente ad Acciona Agua S.a., e al gestore Abbanoa».
    «L’impianto funziona in tutte le sue parti – ribatte ancora Acciona -, fatta eccezione per la sezione dell’ozono, che ci risulta fuori servizio dal 2008 e per il cui ripristino del funzionamento sono in corso di esecuzione lavori manutentivi a cura della stessa amministrazione comunale, che infatti è ben a conoscenza del fatto che la sezione non viene utilizzata per difetti costruttivi dell’opera. Ad ogni buon conto, la sezione non è necessaria per garantire l’efficacia del trattamento depurativo».
    Secondo Acciona, poi, «non è vero che l’impianto si trovi in stato di abbandono: le manutenzioni ordinarie vengono effettuate con regolarità». E la società contesta l’affermazione che il depuratore «non viene adeguatamente presidiato: il personale di zona effettua in diverse ore del giorno e della notte sopralluoghi nell’opera per verificarne il corretto funzionamento, oltre al normale turno di lavoro. Solo grazie al senso di responsabilità di Acciona Agua S.A. e del personale dipendente, nonostante le ben note difficoltà originate dalla crisi di liquidità di Abbanoa, nell’impianto, che in questo periodo di massimo afflusso turistico si trova a dover lavorare al limite delle proprie potenzialità, si sono scongiurati fuori servizio che avrebbero procurato forti tracimazioni con conseguenti danni ambientali. Invece con tempestività si è sempre fatto fronte a normali anomalie di funzionamento prontamente risolte senza alcun pericolo».(p.f.)

  3. settembre 2, 2011 alle 2:49 pm

    ottima decisione del Presidente dell’Ente Parco nazionale dell’Asinara.

    da La Nuova Sardegna, 2 settembre 2011
    Altolà del presidente: «All’Asinara le Ferrari restano ferme sul molo». (Daniele Giola)

    SASSARI. Troppo delicato l’ecosistema del Parco e troppo importante la salvaguardia di un ambiente incontaminato per farsi soggiogare dal seppure spesso irresistibile fascino di una Ferrari, simbolo dell’Italia motoristica. Ma le «rosse» di Maranello e l’Asinara hanno da condividere soltanto l’orgoglio di rappresentare due eccellenze nazionali, che però sono agli antipodi tra loro.
    E così, Pasqualino Federici, presidente del Parco nazionale dell’Asinara, non ha avuto la minima esitazione nel revocare la concessione (sulla quale anche il ministero si è lavato le mani lasciando a lui la patata bollente) che avrebbe permesso a una quarantina di Ferrari, arrivate da tutta Italia per un raduno organizzato dal Rotary club Sassari Silki, di far rombare i motori lungo le strade dell’isola.
    «Le Ferrari potranno essere esposte sul molo di Cala Reale e basta – ha spiegato Federici -. Non potranno percorrere un solo metro sull’isola. Se i ferraristi lo vorranno, potranno fare un bel giro a bordo del trenino e gli altri mezzi elettrici ed ecocompatibili, gli unici che possono attraversare le strade dell’Asinara senza mettere in pericolo il delicato ecosistema. Le macchine del Cavallino esposte sul molo della Reale potranno magari diventare testimonial di una bella campagna naturalista che avrà per titolo: Anche le Ferrari rispettano l’ambiente».
    La determinazione del presidente del Parco ha smorzato le polemiche esplose non appena è stata diffusa la notizia del raduno Ferrari. Tra oggi e domani una grande parata targata Maranello attraverserà Sassari, Alghero e Porto Torres. Un suggestivo e difficilmente contestabile tour motoristico, se non fosse stato per il piccolo particolare dello sbarco a Cala Reale sull’isola dell’Asinara. E così sullo sbarco si è sollevato compatto il fronte degli “indignados”. Su Facebook sono stati numerosi i commenti a quello che gli organizzatori – il Rotary club Sassari Silki – hanno definito: «un incontro felice tra eccellenze naturali e tecnologiche». I messaggi dei naviganti si sono divisi tra il sarcastico («Ferrari all’Asinara oggi e colate di cemento domani» e «Più che parco naturale, l’Asinara sembra un parco giochi»), il minaccioso («Uno scempio così non dobbiamo permetterlo») e il riflessivo («Non credo che il rombo e le emissioni di 40 rosse siano un bel biglietto da visita per il parco considerando che io, giustamente, non posso portare la mia auto anche se è a “emissioni zero”, oltre che silenziosissima»).
    Alla presentazione dell’evento al Villino Ricci, prima che venisse innescata la miccia delle polemiche, Alessio Tola, presidente del Rotary Silki, aveva sottolineato l’impatto promozionale che tante Ferrari avrebbero potuto garantire al territorio: «Oltre alla natura, la manifestazione coinvolgerà diverse aziende agroalimentari sarde. Questo perché il connubio tra settori tanto diversi può essere ugualmente vincente». Inoltre, la manifestazione è finalizzata alla raccolta di fondi per attività di beneficenza del Rotary.
    Il “tour” delle Ferrari prevede la parata di quaranta bolidi, di cui 27 in arrivo dal Continente: 360 Modena, 355 e 348, la 430 spider e due modelli della moderna 458. Le Ferrari si ritroveranno per un primo raduno questo pomeriggio alle 16 nel piazzale della Chiesa di San Pietro in Silki, a Sassari. Seguirà una sfilata nelle vie della città con arrivo e sosta in piazza d’Italia intorno alle 18.15. Da piazza d’Italia, la carovana si sposterà a Santa Maria La Palma dove è prevista una sosta nel resort Ledà.
    Domani alle 8, ma vista le tensioni e le polemiche bisogna mettere un grande punto interrogativo, l’imbarco delle Ferrari sul traghetto che da Porto Torres porta a Cala Reale. Giornata nell’isola e al rientro da Porto Torres i bolidi del Cavallino si sposteranno ad Alghero dove per il tour più “rosso di rabbia” che “rosso Ferrari” è prevista una passerella sul porto, una sosta al Cafè Latino sui bastioni e gran finale nello spettacolare scenario dell’hotel Punta Negra.

  4. settembre 24, 2011 alle 4:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 settembre 2011
    Si avvicina il momento della udienza preliminare per tre dirigenti di Fiume Santo. Marea nera, indagini chiuse. Ipotizzati il disastro e l’alterazione delle bellezze naturali.

    SASSARI. Disastro doloso, aggravato dal grave danno, e alterazione delle bellezze naturali del mare e delle splendide coste del Golfo dell’Asinara. Sono queste, dopo sette mesi di accertamenti, le accuse ipotizzate dalla Procura della Repubblica per la cosiddetta «marea nera». L’inchiesta è arrivata alla conclusione delle indagini preliminari.
    Il sostituto procuratore della Repubblica Paolo Piras nei giorni scorsi ha chiuso gli accertamenti sull’incidente in seguito al quale una eccezionale quantità di olio combustibile si riversò in mare dall’11 gennaio scorso a metà febbraio. In tutto trentaseimila litri di olio combustibile che macchiarono le spiagge di Platamona, con gravi danni per l’ambiente.
    La situazione era ritornata alla normalità solo dopo numerosi controlli.
    La cosiddetta «marea nera» «fuoriusciva – si legge nell’avviso della Procura agli indagati – dall’oleodotto durante le operazioni di approvvigionamento del combustibile alla centrale». L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a Salvatore Signoriello, 59 anni, direttore della centrale termoelettrica di Fiume Santo; a Francesco Capriotti, 58 anni, direttore della centrale Enelpower; e a Marco Bertolino, 44 anni, direttore della centrale termoelettrica E.On. A tutti gli indagati – difesi dagli avvocati Mario Pittalis, Antonio Secci e Paolo Dell’Anno – è stata contestata l’aggravante «di avere agito nonostante la previsione dell’evento».
    Il magistrato che ha condotto l’inchiesta sulla perdita di olio combustibile, che all’inizio dell’anno diventò un caso nazionale, contesta ai dirigenti della termocentrale di avere omesso i necessari controlli sia nella fase del collaudo (Salvatore Signoriello) sia nella fase della manutenzione ordinaria e straordinaria dell’oleodotto.
    La chiusura delle indagini pone un punto fermo in una inchiesta che è stata caratterizzata da alterne fortune per la Procura. Il sostituto procuratore Piras ha chiesto a più riprese la sospensione cautelare del direttore della termocentrale, Marco Bertolino, ma questa istanza è stata respinta.
    Mentre la questione delle richieste cautelari perde di interesse, perché nel frattempo l’inchiesta è stata chiusa, si avvicina a grandi passi il momento della udienza preliminare. L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato agli indagati e ai loro difensori, i quali adesso devono decidere cosa fare. Il codice prevede la possibilità per l’indagato di proporre nuove indagini, ma gli assegna anche la scelta di chiedere di essere sentito dal magistrato che titolare delle indagini. I tre dirigenti hanno venti giorni di tempo per decidere, quindi il magistrato farà la sua scelta: archiviare il caso o chiedere il rinvio a giudizio al giudice dell’udienza preliminare. Nella inchiesta sulla marea nera, la decisione del pm Paolo Piras è quasi scontata. La vicenda finirà davanti a un giudice.

    da Sardegna 24 on line, 24 settembre 2011
    SASSARI. Marea nera, chiuse le indagini: http://www.sardegna24.net/sassari/marea-nera-chiuse-le-indagini-1.25358

  5. ottobre 31, 2012 alle 2:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 31 ottobre 2012
    E.On contro i Comuni e la Provincia. Marea nera, la società tedesca si oppone alla costituzione di parte civile di enti locali e comitati.
    LA REPLICA deI LEGALI. La fuoriuscita di combustibile del 2011 ha intaccato l’immagine dei paesi costieri e compromesso le potenzialità turistiche. (Elena Laudante)

    SASSARI. «Il Comune di Sassari, la Provincia, e gli altri enti non hanno alcun diritto di costituirsi parte civile nel processo contro E.On». I legali del colosso di Fiume Santo hanno respinto in blocco le ragioni di chi si ritiene danneggiato dalla marea nera, l’ondata da 36mila litri di olio combustibile che aveva invaso il litorale del Nord Sardegna tra gennaio e febbraio 2011, a causa di una fuoriuscita dall’oleodotto della centrale. Imputati di crollo colposo e deturpamento di bellezze naturali sono l’attuale direttore Marco Bertolino, Salvatore Signoriello, direttore quando la centrale era di Endesa, e Francesco Capriotti, al vertice dell’impianto allora Enelpower. All’udienza preliminare di ieri, difesa e legali di aspiranti parti civili si sono affrontati a colpi di diritti da tutelare e articoli di legge. Inizialmente, la difesa di E.On – legali Giuseppe Conti, Paolo Dell’Anno e Gianluigi Poddighe – aveva depositato al gup Carla Altieri una memoria nella quale contestava solo le istanze di tre persone offese: i Comitati tuteliamo il Golfo dell’Asinara e Tutela delle Coste della Gallura, e una privata cittadina. Poi, a sorpresa, in aula la difesa ha eccepito l’inammissibilità anche delle richieste degli enti: Provincia di Sassari, Comune di Sassari e di Sorso, Stintino, Castelsardo, Porto Torres, Santa Teresa di Gallura, Trinità d’Agultu, e il Parco dell’Asinara. Perché secondo Dell’Anno, per il danno ambientale è legittimato a chiedere risarcimenti solo il ministero dell’Ambiente, che in effetti non si è presentato. Anche se, di solito, lo Stato aspetta di costituirsi nell’eventuale dibattimento. Per la difesa, vanno respinte tutte le richieste degli enti perché «generiche», nel senso che non individuano un danno diverso da quello ambientale e dunque, stando all’interpretazione delle norme in materia, non avrebbero diritto a contrastare E.On, accanto alla pubblica accusa. Ma alcuni dei legali delle persone offese – Nicola Lucchi, Pieluigi Carta, Ivan Cermelli, Antonio Meloni e altri – hanno ricordato come il danno subito dalle amministrazioni dalla marea nera è evidente, sotto gli occhi di tutti: un danno all’immagine e di conseguenza al turismo che deriverebbe proprio da quelle chiazze di catrame faticosamente rimosse dopo l’incidente. Inizialmente, si diceva, la difesa puntava il dito solo contro i due comitati che si sono costituiti all’indomani della fuoriuscita di combustibile, il Comitato tuteliamo il Golfo Asinara (assistito da Pina Zappetto) e quello per la tutela delle Coste della Gallura (difeso da Giò Mura). «Ma le associazioni – ha ricordato l’avvocato Zappetto – hanno subito un danno ulteriore e concreto, che deriva proprio dalla loro attività in favore della pulizia delle coste». Sarà il gup Altieri a stabilire chi è legittimato a partecipare al processo e chi no: la decisione sarà comunicata nel corso dell’udienza del prossimo 20 novembre. Favorevole il rappresentante dell’accusa. «Le richieste sono tutte ammissibili – ha detto il pm Paolo Piras – perché purtroppo gli effetti del reato si sono protratti per un lungo periodo». Anche se E.On è pronta a presentare i dati dell’Arpas che escluderebbero – secondo fonti ancora ufficiose – la presenza di agenti inquinanti nel Golfo. Ieri il gup ha sollecitato le aspiranti parti civili a individuare l’eventuale responsabile civile da citare, cioè il soggetto che dovrà pagare – in solido con gli imputati – nel caso di una eventuale condanna. Comuni, comitati e cooperative di pescatori hanno indicato i tre soggetti che si sono alternati alla guida di Fiume Santo dal 1999 a oggi: Enelpower, Endesa ed E.On, appunto. Se venissero accolte le richieste di costituzione delle persone offese, allora il gup valuterà anche la citazione dei responsabili civili.

    da L’Unione Sarda, 31 ottobre 2012
    Marea nera, ecco il conto.

    Sì a Provincia, Parco dell’Asinara, comuni e associazioni ambientaliste storiche, no a movimenti nati ad hoc. L’udienza preliminare davanti al Gup Carla Altieri per la marea nera nel golfo dell’Asinara si è sviluppata attorno a questo tema. Accogliere o meno la richiesta di costituzione di parte civile dei movimenti nati pur con ottime intenzioni successivamente all’11 gennaio del 2011, quando una fuoriuscita di combustibile da un oleodotto nella centrale di Fiumesanto causò un grave fenomeno di inquinamento in mare e nel litorale da Porto Torres a Santa Teresa di Gallura.
    L’UDIENZA. L’articolo 91 del codice di procedura penale concede ai soli soggetti esistenti già prima del fatto la possibilità di costituirsi in giudizio come parte lesa. Rischiano di uscire di scena così alcune associazioni, tra cui il comitato Tuteliamo il golfo dell’Asinara e alcuni cittadini privati. Il Gup si è riservato di decidere sulla questione entro il 20 novembre. A gennaio invece si entrerà nel vivo della discussione tra le parti, per decidere se gli ultimi tre direttori della centrale di Fiumesanto Salvatore Signoriello, Francesco Capriotti e Marco Bertolino, tutti difesi dall’avvocato Giuseppe Conti, dovranno essere processati per crollo colposo e deturpamento di bellezze naturali. In pratica non avrebbero controllato la canala tra la banchina che collega la centrale con la banchina portuale né avrebbero rispettato quanto previsto nel verbale di collaudo.
    PARTI CIVILI. Non si è costituita parte civile la Regione, mentre sarà sempre possibile anche nel corso di un eventuale processo, chiamare in causa per danni ambientali direttamente le società E.on, o Endesa e Enelpower, che hanno gestito gli impianti negli ultimi 15 anni. Intanto sono sfilati davanti al Gup i rappresentanti legali della Provincia, dei comuni di Stintino, Porto Torres, Sassari, Sorso, Castelsardo, Valledoria, Badesi, Trinità d’Agultu, Santa Teresa di Gallura oltre al WWF e alla coop di pescatori.
    LA VICENDA. La marea nera che ha invaso il golfo dell’Asinara risale a quasi due anni fa. Nel gennaio del 2011 da piccolissimi fori nelle tubazioni posizionate sotto la banchina, fuoriuscirono 36 mila litri di olio combustibile che si riversarono in mare raggiungendo le spiagge e le rocce di tutti i centri della riviera del nord dell’isola. L’allarme non venne dato con la dovuta tempestività, ma E.on avviò quasi immediatamente le operazioni di pulizia e bonifica su tutta a costa. I danni (anche di immagine, vista l’eco internazionale che assunse tutta la vicenda) non sono ancora quantificati.

  6. novembre 20, 2012 alle 5:17 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 20 novembre 2012
    Processo per la marea nera nel golfo dell’Asinara, ammesse le parti civili.
    Il Gup ha ammesso come parti civili nel processo contro Endesa, la Provincia e il Comune di Sassari, i Comuni di Porto Torres, Stintino, Sorso, Castelsardo e Santa Teresa, oltre al parco dell’Asinara e ad alcune associazioni ambientaliste: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2012/11/20/news/processo-per-la-marea-nera-nel-golfo-dell-asinara-ammesse-le-parti-civili-1.6061476

  7. gennaio 30, 2013 alle 10:48 pm

    da L’Unione Sarda on line, 30 gennaio 2013
    Marea nera, chiesti tre rinvii a giudizio. Eon si difende: “No danni all’ambiente”: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/302928

    • gennaio 31, 2013 alle 2:51 pm

      da La Nuova Sardegna, 31 gennaio 2013
      l pm: E.On a giudizio per la marea nera. Ribadita la richiesta dell’accusa per i tre manager di Fiume Santo imputati per la perdita d’olio dell’11 gennaio 2011. (Elena Laudante)

      SASSARI. «Sulle responsabilità di E.On c’è già un giudizio cautelare, quindi ci sono sufficienti elementi perché i tre imputati vengano rinviati a giudizio». Ha fatto riferimento ad un provvedimento del tribunale collegiale il pubblico ministero Paolo Piras, per rafforzare la sua nuova richiesta di processo che servirebbe a capire se E.On è responsabile per la marea nera del gennaio 2011. Quei 36mila litri di olio combustibile dilagarono in mare, l’11 gennaio di due anni fa, da due piccoli fori dell’oleodotto che collega la centrale di Fiume Santo con la banchina portuale. Imputati sono l’attuale direttore della centrale termoelettrica Marco Bertolino, 45 anni residente a Lodi, in carica dal 2004; e poi Salvatore Signoriello, 60 anni, direttore a Fiume Santo – quando era ancora Endesa Italia Spa – tra marzo 2000 e luglio 2002; seguito da Francesco Capriotti, 59 anni, dal 2002 fino all’8 settembre 2004. A tutti e tre sono contestati i reati di crollo colposo (riferito alla rottura dell’oleodotto) aggravato dalla previsione dell’evento, e deturpamento di bellezze naturali. Perché – stando alle indagini – nei rispettivi anni di direzione non avrebbero controllato a sufficienza l’oleodotto, composto di due parti: una esterna, la canala, risultata forata in due punti, presumibilmente – ne è certa la difesa che cita la consulenza tecnica – a causa di un difetto di fabbrica; e una parte interna, la condotta, dove passa effettivamente il combustibile che sarebbe uscito da una giuntura rotta, e poi si sarebbe disperso in mare attraverso i due fori sovrastanti. A tutti si contesta di «non aver provveduto ai controlli, alla manutenzione e all’installazione di idonei strumenti sull’oleodotto di collegamento della centrale con la banchina portuale», in modo da causare lo sversamento durante l’approvvigionamento di combustibile dell’11 gennaio, proseguito fino al febbraio successivo. Nel dettaglio, Capriotti e Bertolino (sostiene il pm) non avrebbero rispettato quanto previsto dal verbale di collaudo. Domani il giudice dell’udienza preliminare Carla Altieri, dopo l’ultima arringa della difesa di E.On, deciderà se quel presunto disastro ambientale – difficile dimenticare le chiazze di catrame nero sulla spiaggia di Platamona – sarà materia per i giudici penali del dibattimento, o meno. Di certo, ha ricordato ieri il rappresentate della pubblica accusa nell’udienza a porte chiuse, già tre giudici si sono espressi sull’argomento, in sede cautelare. E sebbene l’abbiano fatto respingente la sua richiesta di sospendere Bartolino per mancate esigenze cautelari, nel luglio 2011 i giudici Plinia Azzena, Giuseppe Grotteria, Teresa Castagna, ammettono che il via libera a quell’impianto era arrivato dalla Commissione di collaudo, della quale i vertici E.On non avevano motivo per dubitare. Il punto è che la Commissione «si fidò delle assicurazioni delle imprese realizzatrici e della Endesa, che avrebbe gestito l’impianto». E nessuno, insomma, si accorse che forse il foro nella canala c’era già. Ieri, nelle sua arringa, uno dei difensori dei manager, Giovanni Conti – legale assieme a Paolo Dell’Anno – ha ricordato come per legge il collaudo dovesse essere ripetuto ogni 10 anni, e visto che il primo collaudo risale al 2002, nel 2011 Bertolino – è sempre la tesi difensiva – aveva ancora un anno di tempo per ordinare nuovi controlli. Ma i giudici del Riesame (in sede d’Appello) però avevano detto altro, in linea con quanto sostenuto dalla Procura. E cioè che «l’indagato (si riferisce a Bertolino) era tenuto a prendere tutte le misure idonee a prevenire gli incidenti rilevanti e a limitarne le conseguenze per l’uomo e per l’ambiente e in quanto ingegnere poteva assolvere il suo dovere di garanzia (cioè di controllo) facendo affidamento su altri (la Commissione di collaudo, ndc), ma a condizione di assicurarsi che questi altri avessero adempiuto precedentemente il loro dovere in modo effettivo e adeguato, costatando direttamente che la canala fosse a tenuta, prima di autorizzarne ala messa in esercizio». Parole lapidarie, sottolineate ieri anche da uno dei legali di parte civile, Pierluigi Carta, che tutela le persone lese con i colleghi Ivan Cermelli, Nicola Lucchi, Giuseppe Masala, Pina Zappetto, Francesco Carboni, Giampaolo Mura, Paolo Cosseddu, Antonio Meloni, Patrizia Foddai che rappresentano Provincia, comuni di Sassari, Sorso, Stintino, Castelsardo, Porto Torres, Santa Teresa di Gallura, Trinità d’Agultu, e il Parco dell’Asinara. Tutti si sono associati alla richiesta di rinvio a giudizio e tutti hanno citato E.On come responsabile civile (paga in caso di condanna), e il suo legale, Francesco Dottore, ha fatto sapere di essere completamente in linea con la difesa degli imputati, che invece ha sollecitato il non luogo a procedere. Domani la decisione del gup.

  8. febbraio 2, 2013 alle 11:09 am

    da La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2013
    Il legale di E.On: «Non c’entriamo con la marea nera».

    SASSARI. Ha sollecitato il non luogo a procedere per i tre manager della E.On imputati, Paolo Dell’Anno, difensore assieme a Giuseppe Conti di Marco Bertolino, Salvatore Signoriello, Francesco Capriotti, sotto accusa per la “marea nera”. Per la fuoriuscita di 36mila litri di olio combustibile, risalente all’11 gennaio 2011, i vertici di di Fiume Santo che si sono alternati negli anni rispondono di crollo colposo (della condotta che si ruppe) e deturpamento di bellezze naturali. Dopo la richiesta di rinvio a giudizio del pm Paolo Piras e delle parti civili (i Comuni del Golfo), ieri il difensore ha spiegato perché secondo lui i reati contestati non sussistono, e il caso non merita nemmeno di approdare davanti al giudice del Tribunale. La decisione del giudice dell’udienza preliminare Carla Altieri è fissata per il 22 febbraio.

  9. febbraio 5, 2013 alle 2:57 pm

    “solo” consulente giuridico del Ministro Clini? In verità, è anche altro: http://www.paolodellanno.it/2aboutme/aboutme.htm .

    da La Nuova Sardegna, 5 febbraio 2013
    «Legale di E.On nello staff di Clini».
    Inquinamento a Fiume Santo, denuncia del Pd: «Scarpa protesti col ministero».

    SASSARI. L’avvocato Paolo Dell’Anno, che fa parte del collegio difensivo di E.On per la vicenda dell’inquinamento nel Golfo dell’Asinara, è lo stesso che figura come consulente giuridico del ministro dell’Ambiente Corrado Clini? L’interrogativo è stato sollevato ieri dall’ex sindaco di Porto Torres Luciano Mura, del Partito democratico, che insieme al collega in consiglio Masssimiliano Ledda, ha presentato una richiesta di intervento urgente da parte del sindaco Beniamino Scarpa. «Abbiamo appreso che, proprio di recente, il ministro Clini ha anche nominato l’illustre avvocato e professore Paolo Dell’Anno quale presidente del comitato di esperti per lo smaltimento delle macerie provocate dal terremoto dell’Aquila. Ora, per quanto riguarda la vicenda dell’inquinamento che coinvolge la multinazionale tedesca (il procedimento giudiziario si svolge davanti al Gup del Tribunale di Sassari), appare evidente a nostro parere la evidente e palese contraddizione tra il ruolo istituzionale del ministero dell’Ambiente e la difesa, pur legittima, di E.On nella storia della “marea nera”». Al sindaco di Porto Torres, gli esponenti del Pd chiedono di «protestare formalmente nei confronti del ministro dell’Ambiente» per l’imbarazzante situazione che vede uno dei suoi principali collaboratori sostenere in Tribunale la difesa di chi è sotto processo perchè accusato di inquinamento ambientale. Proprio nei giorni scorsi l’avvocato Dell’Anno era in aula a Sassari per l’udienza dal Gup.

    • febbraio 6, 2013 alle 2:58 pm

      tamquam non esset.

      da La Nuova Sardegna, 6 febbraio 2013
      Consigliere di Clini e avvocato di E.On: «Non c’è conflitto».

      SASSARI. Il portavoce del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, ieri ha confermato che l’avvocato Paolo Dell’Anno – difensore di E.On nella causa per l’inquinamento nel Golfo dell’Asinara – è anche consigliere giuridico del ministero. «Il professor Dell’Anno fu nominato difensore di E.On nel gennaio 2011, nello stesso periodo l’allora ministro dell’Ambiente non ravvisò elementi per la costituzione dello Stato come parte civile contro E.On. L’incarico di consigliere giuridico è stato conferito dal ministro Clini al professor Dell’Anno nel novembre 2011». Ieri l’avvocato ha messo il mandato a disposizione del ministro che, però, «non ha ravvisato alcun conflitto di interessi e gli ha chiesto di continuare ad assicurare la sua collaborazione». Il problema della presunta incompatibilità era stato sollevato dal Pd di Porto Torres con una interrogazione urgente, primo firmatario l’ex sindaco Luciano Mura. Ora si scopre che di fronte al grave episodio della «marea nera» il ministero dell’Ambiente non ha ritenuto necessaria la costituzione dell Stato, nonostante la presenza del Parco nazionale dell’Asinara. Tutto regolare, quindi. Non servono altri commenti.

  10. febbraio 22, 2013 alle 4:52 pm

    a giudizio la marea nera.

    A.N.S.A., 22 febbraio 2013
    ‘Marea nera’ Asinara:3 rinvii a giudizio. Gup accoglie richieste Pm per dirigenti termocentrale: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2013/02/22/-Marea-nera-Asinara-3-rinvii-giudizio_8292193.html

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    da La Nuova Sardegna on line, 22 febbraio 2013
    Marea nera nel golfo dell’Asinara, tre rinvii a giudizio.
    Il gup ha accolto le richieste del pubblico ministero per i dirigenti della termocentrale di Fiume Santo. L’11 gennaio 2011 circa 36mila litri di olio conbustibile finirono in mare, inquinando decine di chilometri di litorale: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2013/02/22/news/marea-nera-nel-golfo-dell-asinara-tre-rinvii-a-giudizio-1.6581239

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    da Sardinia Post, 22 febbraio 2013
    Asinara, processo ‘Marea nera’: tre rinvii a giudizio: http://www.sardiniapost.it/cronaca/asinara-processo-marea-nera-tre-rinvii-a-giudizio/

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    da L’Unione Sarda on line, 22 febbraio 2013
    Processo per la ‘marea nera’ all’Asinara. Gup rinvia a giudizio i tre dirigenti E.On: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/305476

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    da Sassari Notizie, 22 febbraio 2013
    Marea nera, tre rinvii a giudizio. Il processo inizierà il 20 giugno: http://www.sassarinotizie.com/articolo-15424-marea_nera_tre_rinvii_a_giudizio_il_processo_iniziera_il_20_giugno.aspx

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    da La Nuova Sardegna, 23 febbraio 2013
    Marea nera, a giudizio tre direttori E.On. Devono rispondere di crollo colposo per lo sversamento nel golfo dell’Asinara di 36mila litri di olio combustibile. (Elena Laudante)

    SASSARI. Sul banco degli imputati, e non solo per i tagli di personale che hanno sollevato la reazione del Sassarese. Dal 20 giugno il colosso tedesco dell’energia E.On dovrà spiegare perché un oleodotto che collega la sua centrale di Fiume Santo alla banchina sul mare dell’Asinara era forato, con una giuntura interna rotta per il fluire di combustibile, funzione per la quale era stato, appunto, realizzato. Dovrà giustificare, la multinazionale, quei 36mila litri di olio scuro che l’11 gennaio 2011 invasero le acque di uno dei golfi più belli del Mediterraneo, lasciando sul litorale chiazze nere come la pece, poi faticosamente ripulite a spese della stessa società. Il giudice dell’udienza preliminare di Sassari, Carla Altieri, ci ha pensato poco: una manciata di minuti dopo le 10.30 di ieri ha disposto il rinvio a giudizio per i tre direttori che si sono susseguiti alla centrale dal 2000, poco prima che la condotta sotto accusa venisse costruita (2003). Dal 20 giugno, davanti al secondo collegio del Tribunale, saranno in aula l’attuale direttore Marco Bertolino, 45 anni residente a Lodi, in carica dal 2004; e poi Salvatore Signoriello, 60 anni, direttore a Fiume Santo – quando era ancora Endesa Italia Spa – tra marzo 2000 e luglio 2002; seguito da Francesco Capriotti, 59 anni, al vertice dell’impianto dal 2002 fino all’8 settembre 2004. Rispondono di crollo colposo (riferito alla rottura dell’oleodotto) aggravato dalla previsione dell’evento e deturpamento di bellezze naturali. Perché – stando alle indagini – nei rispettivi anni di direzione non avrebbero controllato a sufficienza l’oleodotto composto di due parti: all’esterno c’è la canala, risultata forata in due punti a causa di un difetto di fabbrica, ha stabilito il consulente tecnico della Procura. All’interno di questa passa, incrociandola, la condotta, dove scorre il combustibile incamerato dalle navi. È in questo punto che va individuata la prima causa della fuoriuscita di olio: filtrato dalle crepe di un tronchetto, una sorta di giuntura tra due parti di tubo, è poi fluito in mare passando dai due forni. Se per quanto riguarda la canala il consulente del pm Paolo Piras individua la causa dei due fori in un difetto di fabbrica, sulla parte interna l’ingegnere Luciano Cadoni chiarisce che «una corretta progettazione e, soprattutto, una corretta sistemazione degli ancoraggi delle tubazioni, avrebbero potuto evitare la rottura, insieme a controlli periodici di frequenza adeguata». È un passaggio importante questo. E ora vedremo perché. Ai tre imputati (difesi dai legali Giuseppe Conti, Paolo Dell’Anno e Gianluigi Poddighe) si contesta di «non aver provveduto ai controlli, alla manutenzione e all’installazione di idonei strumenti sull’oleodotto di collegamento della centrale con la banchina portuale», in modo da evitare lo sversamento durante l’approvvigionamento di combustibile come accadde invece l’11 gennaio. Nel dettaglio, Capriotti e Bertolino (sostiene il pm) non avrebbero rispettato quanto previsto dal verbale di collaudo. Ma come rilevato dalla difesa, dopo il collaudo, le norme obbligano a controlli decennali, che in questo caso avrebbero dovuto essere eseguiti un anno dopo la perdita, nel 2012. Quindi i direttori – è sempre il ragionamento di E.On. – non avrebbero violato alcuna prescrizione. Eppure il pm è convinto che chi aveva la responsabilità di un impianto di tale entità, in un contesto così delicato e prezioso come il vicino parco dell’Asinara, avrebbe dovuto «controllare adeguatamente la canala – avevano scritto i giudici del Riesame – anziché assumere per buone le rassicurazioni delle imprese che avevano realizzato» la canala. In aula saranno parte civile i Comuni di Sassari, Stintino, Porto Torres, Castelsardo, Santa Teresa, Provincia e parco dell’Asinara, Wwf e altre associazioni tutelati dai legali Pierluigi Carta, Ivan Cermelli, Antonio Meloni, Nicola Lucchi, Giuseppe Masala, Francesco Carboni, Pina Zappetto, Giampaolo Mura, Paolo Cosseddu, Patrizia Foddai.

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