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Sardegna occidentale, un’epidemia di radar.


S. Antioco, Capo Sperone, ruderi del Semaforo

anche su Il Manifesto Sardo (Un’epidemia di radar ), n. 99, 1 giugno 2011

Sono spuntati come funghi dopo la pioggia.   Sono i progetti di radar della Guardia di Finanza lungo le coste occidentali della Sardegna. Quasi un’epidemìa. Da Capo Sperone (S. Antioco) alla costa di Capo Pecora (Fluminimaggiore), dal litorale di Tinnias (Tresnuraghes) all’Argentiera (Sassari).

Dalle poche informazioni disponibili, appaiono inseriti in un ambito operativo molto più vasto, di ampliamento del “sistema radar di sorveglianza” attualmente già un uso lungo le coste del basso Adriatico.  Altri, fra le polemiche, sono in progetto a Sciuranti e Salanare, nella riserva naturale Otranto-S.Maria di Leuca-Bosco di Tricase (Gagliano del Capo, LE), a Capo Murro di Porco-Plemmirio (Siracusa), da dove però – grazie alle pressioni del Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (siracusana) – sembra che sarà delocalizzato.

Arbus - Fluminimaggiore, Capo Pecora

Di che cosa si tratta?  Il radar (progetto Capo Sperone, gli altri dovrebbero avere caratteristiche similari) prevedrebbe tralicci alti mt. 36, piattaforme in calcestruzzo, shelter, cabine per apparati di trasmissione e servizi connessi e rientrerebbe in un programma prevedente la realizzazione di n. 5 radar EL/M-2226 ACSR (Advanced coastal surveillance radar) prodotti dalla Elta Systems, società controllata dalla Israel Aerospace Industries ltd, con fondi comunitari P.O.N. asse 1.2 (Fondo europeo per le frontiere esterne, programma quadro sui flussi migratori 2007-2008).   I relativi lavori (importo complessivo pari a euro 5.461.700,00) sarebbero stati appaltati, senza gara pubblica (in quanto sarebbe unico il soggetto in grado di realizzarli), in favore della Almaviva s.p.a. (Roma), società fra i più rilevanti fornitori di forze armate e forze dell’ordine.

I motivi ufficiali di quest’epidemìa di radar risiederebbero nell’avvistamento rapido delle imbarcazioni di clandestini, ma – senza scomodare l’uso dei satelliti – riesce proprio difficile pensare che qualche pazzo di clandestino partito magari da Annaba (Algeria) voglia entrare nella fortezza Europasbarcando sotto le alte falesie dell’Argentiera.

inizio lavori radar Capo Sperone (23 marzo 2011)

Le procedure seguite appaiono del tutto similari: richiesta da parte della Guardia di Finanza alle strutture periferiche del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, convocazione di conferenze di servizi per la localizzazione di opere d’interesse statale (art. 3 del D.P.R. n. 383/1994), comunicazione di inizio dei lavori e avvìo del cantiere.

Questa, ad esempio, la procedura seguita per il progetto radar di Capo Sperone. L’area, sul mare, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ai sensi del piano paesaggistico regionale (D.P.Re. n. 82 del 7 settembre 2006), mentre è classificata zona “H-salvaguardia” nel vigente P.U.C. di S. Antioco.      Dopo una prima conferenza di servizi tenutasi nel dicembre 2010, nella successiva del 10 gennaio 2011 sono stati acquisiti pressoché tutti i pareri necessari (alcuni condizionati, fra cui quello della Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari in tema di tutela paesaggistica). Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna – Sede coordinata di Cagliari (nota n. 1361 del 15 febbraio 2011) ha comunicato la raggiunta intesa per la localizzazione di opere di interesse statale alle Amministrazioni pubbliche competenti riguardo la realizzazione del detto radar.

Tuttavia non risultano verificati preventivamente i campi elettromagnetici producibili dall’impianto, aspetto ancor più grave in quanto trattasi di area di rilevante interesse anche turistico, sovrastante le uniche spiagge balenabili del territorio comunale. Inoltre, il progetto del radar rientra nel sito di bonifica di interesse nazionale – S.I.N. (D.M. Ambiente n. 468/2001) perimetrato con D.M. Ambiente 12 marzo 2003 e gli interventi in aree S.I.N. devono essere preventivamente autorizzati dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare previ specifici piani di caratterizzazione (art. 252 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.) ai fini delle opportune e necessarie bonifiche e risanamenti ambientali.

S. Antioco, Capo Sperone, i ruderi del Semaforo

Inoltre, con deliberazione Giunta regionale n. 36/22 del 4 novembre 2010 è stata concessa un’area in comodato per la realizzazione delle opere, però l’individuazione specifica dell’area è avvenuta soltanto in data 10 febbraio 2011 da parte del Servizio centrale demanio e patrimonio, non potendo consentire alle Amministrazioni Pubbliche partecipanti alla conferenza di servizi svoltasi in data 10 gennaio 2011 di esprimere un parere compiuto e scevro di dubbi e imprecisioni.

Dopo la scoperta di progetti e cantieri, alle decise proteste sollevate da residenti e comitati locali, seguite dall’occupazione dei siti prescelti, fa da specchio l’ignavia della Regione autonoma della Sardegna (dagli atti disponibili i pareri delle sue strutture risultano invariabilmente positivi e piuttosto sbrigativi) e la contraddittorietà delle Amministrazioni comunali.  Infatti, se da un lato vi sono stati Comuni – come S. Antioco – che si sono limitati ad esprimere un parere positivo, meramente sotto il profilo urbanistico, “a condizione che siano escluse opere che possano danneggiare l’ambiente, siano escluse palificazioni per alimentazione elettrica” in sede di conferenza di servizi (10 gennaio 2011), altri – come Tresnuraghes – hanno espresso parere positivo con sensibili apprezzamenti (“volumi tecnici … tali da non incidere negativamente sullo stato dei luoghi e sulla qualità paesaggistica del contesto”, vds. nota n. 6622 del 14 dicembre 2010).  Sostanzialmente inutili le recenti riunioni fra rappresentanti istituzionali per trovare una soluzione concordata.

Abbastanza isolate le prese di posizione dei politici sardi: un’interrogazione consiliare è stata presentata dalla consigliere regionale indipendentista Claudia Zuncheddu sul progetto del radar di Capo Sperone e due interrogazioni parlamentari da Caterina Pese da altri deputati del P.D. sui vari progetti.

Poiana (Buteo buteo)

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno inoltrato – dopo la  richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti del 28 marzo 2011 – un ricorso (17 maggio 2011) alla Commissione europea e alle Amministrazioni pubbliche nazionali, regionali e locali competenti riguardo l’installazione del potente radar presso la storica struttura di segnalazione e avvistamento oggi in rovina de Il Semaforo di Capo Sperone.    Coinvolti anche il Ministero dell’ambiente, il Ministero per i beni e attività culturali, l’Assessorato regionale dell’urbanistica, la Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari, la Soprintendenza archeologica di Cagliari, il Servizio regionale tutela paesaggistica, il Comune di S. Antioco, l’A.R.P.A.S., il Corpo forestale e di vigilanza ambientale.  Informata anche la competente magistratura.

Come andrà a finire?      E’ proprio necessario questo muro di radar per difendere la fortezza Europa o rende soprattutto felici i conti in banca delle società interessate?

Gruppo d’Intervento Giuridico

panorama da Capo Sperone

(foto da http://noradarcaposperone.blogspot.com/ )

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  1. psomma
    giugno 2, 2011 alle 9:58 am

    E’ sconfortante che queste installazioni militari vengano sempre imposte ai territori e alle popolazioni che li abitano praticamente senza nessuna discussione sulla loro effettiva utilita’ e significato, che ne facciano spese i pochi posti incontaminati che ancora sono rimasti in Italia, che sia la Sardegna a pagare il prezzo maggiore, quasi trattata come una colonia

  2. chicco gallus
    giugno 2, 2011 alle 12:37 pm

    Per una volta vorrei dare un parere diverso.
    Se questi radar sono in grado di individuare piccole imbarcazioni, e quindi possono servire a salvare delle vite in mare, posso accettare la loro presenza, anche se saranno brutti, e anche se sono in zone altrimenti incontaminate.
    In un solo barcone di migranti si possono affollare anche 200 persone.
    Se anche solo uno dei barconi in difficoltà dovesse essere individuato in tempo da questa rete di sorveglianza, e quindi anche una sola volta dovesse fare la differenza fra un salvataggio e una tragedia, per me ne varrebbe la pena.

  3. giugno 3, 2011 alle 4:15 pm

    quanti amministratori locali caduti dalle nuvole 😉

    da La Nuova Sardegna, 3 giugno 2011
    Tresnuraghes. Sull’altura di Ischia Ruggia la riunione dei Comuni. Da Planargia e Montiferru un no bipartisan al radar.

    TRESNURAGHES. Dagli amministratori della Planargia e del Montiferru, che si sono riuniti mercoledì pomeriggio a Tinnias, arrivano un «no» corale alla costruzione del radar sull’altura di Ischia Ruggia e l’appello alla giunta Cappellacci affinché prenda posizione sulla vicenda. Sindaci e consigli comunali – la fascia del primo cittadino di Montresta Antonio Zedda è rimasta sul tavolo per protesta – rimarcano possibili pericoli per la salute e per l’ambiente, nessuna concertazione con gli enti locali e un peso insostenibile per il futuro sviluppo del territorio.
    «Oggi il radar, domani magari una nuova e più estesa servitù. Dopo che per decenni abbiamo preservato intatta una zona su cui potremo giocare carte importanti di sviluppo e crescita».
    È anche questa una delle considerazioni emerse nella riunione dei consigli comunali dei centri di Planargia e Montiferru Occidentale, all’ombra del finto radar in cartone realizzato nei giorni scorsi. Mentre in paese si appendono tantissime lenzuola di protesta appese, sotto il coordinamento del presidente dell’Unione dei Comuni, Francesco Angioi, la voce degli amministratori locali supera la solidarietà e trova impegni formali all’unisono. In linea con le principali rivendicazioni e la battaglia istituzionale ingaggiata da volontari e amministratori di Tresnuraghes.
    Al termine degli interventi – tutti hanno espresso con varie motivazioni il no al radar – il sindaco Antonio Cinellu, che ha ringraziato i volontari di Tinnias, gli attivisti di Malu Entu, l’esponente della minoranza Marco Muroni e i presenti, ha sottoposto ai colleghi un documento che esprime i dubbi per «Un’installazione che deturperebbe aspetto e luoghi», con la possibilità di emissioni elettromagnetiche e «Potenziali danni alle persone».
    Secondo i sindaci inoltre «Nessuno può imporre scelte tanto pesanti senza condivisione» e il radar avrebbe ricadute «Negative anche per l’immagine turistica del territorio». Quindi l’appello: «Chiediamo che il Presidente Cappellacci e la giunta si prodighino per trovare soluzione alle aspettative della popolazione». Ordine del giorno votato all’unanimità per alzata di mano.
    Fra gli interventi quello di Caterina Pes: «Questa è una battaglia che non ha colori politici o partitici», ha sottolineato la parlamentare del Pd, ricordando che diverse interrogazioni in Camera e Senato sono state sottoscritte da esponenti di opposto schieramento tra cui gli onorevoli Cicu e Murgia.
    La sensazione bipartisan è per una svolta forse imminente: «Domenica scorsa l’assessore Oscar Cherchi ha preso, proprio qui a Tinnias, impegni precisi. Dichiarandosi contrario al radar», ricordano infatti Antonio Cinellu e Marco Muroni.

  4. giugno 7, 2011 alle 2:49 pm

    Caro Stefano,
    in allegato l’interrogazione sui radar.
    Saluti
    Caterina

    Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-12061
    presentata da
    CATERINA PES
    mercoledì 25 maggio 2011, seduta n.478

    PES, CALVISI, FADDA, MARROCU, MELIS, ARTURO MARIO LUIGI PARISI, SCHIRRU e SORO. –
    Al Ministro dell’interno, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro della difesa, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.
    – Per sapere – premesso che:
    si è appreso dalla stampa (articolo pubblicato il 19 maggio 2011 dal quotidiano La Stampa «Occupazioni selvagge, presidi con bandiere, assalti per fermare le ruspe (…) nel centro e sud Italia divampa la protesta di cittadini, sindaci e ambientalisti per bloccare i “radar della discordia”) che si stanno verificando in molte aree del Centro e del Sud del Paese proteste popolari aventi lo scopo di bloccare la realizzazione di una potente rete di sensori radar «anti-scafisti» in alcuni degli angoli incontaminati delle più belle coste italiane;
    nel mirino sarebbero finite la Sardegna (Capo Pecora a Fluminimaggiore, Capo Sperone a Sant’Antioco, Punta Foghe a Tresnuraghes e Capo Argentiera nel comune di Sassari), la Puglia (Santa Maria di Leuca), la Sicilia (Capo Murro di Porco a Siracusa), la Calabria e la Liguria;
    l’installazione avverrebbe per conto della Guardia di finanza, anche per il tramite del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, da parte della società romana Almaviva (già Finsiel) ed i radar (nome in codice EI/M-2226) sarebbero di produzione israeliana (Elta System, controllata dalla compagnia statale Aerospace Industries);
    lo scopo dell’intervento sarebbe quello di prevenire l’immigrazione clandestina, il traffico di droga, gli attacchi terroristici, il contrabbando e la pesca illegale; questi radar a micro-onde infatti riuscirebbero a monitorare la superficie del mare a una distanza di 30-40 miglia e ad individuare natanti anche di piccola dimensione;
    particolarmente pesante sembrerebbe l’intervento che si sta profilando in Sardegna, dove i siti individuati per la posa dei tralicci e delle parabole sono alcuni dei punti più suggestivi dell’intera costa occidentale: Capo Pecora a Fluminimaggiore, Capo Sperone a Sant’Antioco, Punta Foghe a Tresnuraghes e Capo Argentiera nel comune di Sassari;
    in particolare, nel sito di Tresnuraghes (territorio classificato come zona di protezione speciale e come tale sottoposto a rigidi vincoli di natura ambientale per consentire il ripopolamento della fauna selvatica) i lavori sarebbero stati autorizzati dalla regione Sardegna «in deroga» alle norme di tutela;
    l’installazione dei radar potrebbe comportare rischi per la salute dei cittadini, oltre che creare delle servitù militari permanenti e aggiuntive che in Sardegna, in particolare, andrebbero ad aggiungersi alle servitù militari già esistenti, le quali hanno prodotto una situazione di profondo squilibrio nella loro distribuzione sul territorio nazionale;
    assolutamente insufficienti appaiono al riguardo le rassicurazioni del direttore generale di Almaviva, dottor Antonio Amati, secondo il quale «i radar verranno installati su colline, lontane 300 metri dalle coste seguendo le procedure senza imboccare scorciatoie militari. E le emissioni elettromagnetiche saranno inferiori a quelle delle antenne dei telefonini»;
    appare viceversa più attuale il rischio che si crei uno «scempio ambientale, urbanistico e paesaggistico», come denunciato pubblicamente, tra gli altri, da Legambiente Sardegna, che ha chiesto su questi temi l’immediato avvio di un confronto a livello nazionale;
    appaiono poco chiare le motivazioni che portano le amministrazioni procedenti a non considerare gli interventi di installazione opere militari e a non ritenere necessaria l’adozione del decreto dichiarativo di tale natura delle opere da parte del Ministero della difesa;
    l’articolo 354 del codice dell’ordinamento militare confermerebbe, per le «opere destinate alla difesa nazionale, incidenti su immobili o aree sottoposte a tutela paesaggistica», l’applicazione della procedura di cui all’articolo 147 del cosiddetto codice Urbani (decreto legislativo n. 42 del 2004) e dunque la necessità che sia rilasciata l’autorizzazione paesaggistica a seguito di una specifica conferenza di servizi;
    per la localizzazione delle opere militari, è previsto il pronunciamento di uno specifico comitato permanente misto paritetico Stato-regioni -:
    se siano state valutate tutte le alternative di localizzazione dei radar al fine di utilizzare siti militari già esistenti, sicuramente nella disponibilità di enti anche diversi dalla Guardia di finanza, e quale autorità competente abbia assunto la responsabilità di procedere al coordinamento delle risorse, dei siti e degli impianti disponibili per ospitare le nuove installazioni;
    quali siano, in ragione delle esigenze di trasparenza, le procedure di assegnazione dell’appalto alla società Almaviva;
    quale sia l’iter amministrativo che ha condotto al rilascio delle autorizzazioni ad installare questi radar in zone incontaminate delle coste italiane, e in particolare se siano stati acquisiti i nulla osta ambientali e paesaggistici necessari;
    se, e con quale decreto, siano state riconosciute tali strutture «opere di difesa militare»;
    se vi siano altri siti interessati oltre quelli in precedenza ricordati;
    se non ritengano improcrastinabile adoperarsi per tutelare le aree interessate dalle installazioni, tra cui alcune vincolate ai sensi della normativa europea, statale e regionale, per l’elevato valore ambientale, faunistico e paesaggistico;
    se non ritengano opportuno avviare un monitoraggio in modo che sia garantita l’assenza di pericolo di inquinamento elettromagnetico per le popolazioni residenti nelle zone interessate;
    se non intendano immediatamente avviare, nel rispetto del principio di trasparenza e leale collaborazione tra Stato, regioni ed enti locali, un confronto aperto sulla localizzazione di tali installazioni. (4-12061)

  5. andrea
    giugno 12, 2011 alle 2:35 pm

    E’ pazzesco, residenti e turisti camminando in punta di piedi per grande rispetto storico e culturale tra Tombe dei Giganti, villaggi Shardana, tombe, monoliti con l’antica scrittura, flora e fauna.
    Almaviva SBANCANDO con mezzi cingolati.
    Decisamente qualcuno ha oltrepassato la misura.
    Chi non ha rispetto della sardegna e del suo popolo sia dichiarato persona indesiderata e non possa più calpestare il suolo Sacro della nostra terra.

  1. giugno 9, 2011 alle 3:00 pm
  2. agosto 12, 2011 alle 4:09 pm
  3. agosto 21, 2011 alle 8:38 pm

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